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Viterbo - L'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti ieri sera al teatro Caffeina intervistato dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti

“Il movimento delle Sardine e il festival di Sanremo si assomigliano”

di Daniele Camilli
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Viterbo - L'incontro con Fausto Bertinotti

Viterbo – L’incontro con Fausto Bertinotti

Viterbo - Fausto Bertinotti

Viterbo – Fausto Bertinotti

Viterbo - Carlo Galeotti

Viterbo – Carlo Galeotti

Viterbo - L'incontro con Fausto Bertinotti

Viterbo – L’incontro con Fausto Bertinotti

Viterbo - Giancarlo Torricelli

Viterbo – Giancarlo Torricelli

Viterbo - Fausto Bertinotti

Viterbo – Fausto Bertinotti

Viterbo – “Il movimento delle sardine e il festival di Sanremo di quest’anno si assomigliano. Tutti e due sono fuori dall’onda d’odio e paura voluta da Matteo Salvini. Sono una cosa accogliente, in cui ci stanno tutti. Un messaggio di accettazione. Un rifiuto della barbarie provocata dalla destra oltranzista. La nuova sinistra dovrebbe ripartire anche da qui”.

Quasi ottant’anni alle spalle. Fausto Bertinotti ieri sera era al teatro Caffeina di via Cavour a Viterbo. Intervistato dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti. Sala piena di gente. Ad introdurre i lavori, Giancarlo Torricelli, anche lui dirigente della sinistra in terra di Tuscia. “Da queste parti – ha detto Torricelli – stiamo cercando di creare una nuova associazione. Si chiamerà Liberazione”, come il giornale comunista un tempo in edicola.

Bertinotti. Sindacalista nella Torino degli anni ’70 e ’80. La città del movimento operaio e della lotta armata. Poi leader di Rifondazione comunista dopo la caduta del muro di Berlino. Infine presidente della Camera dei deputati alla fine del novecento.

Europa, Italia, nazionalismi e movimenti, gli argomenti.

Prima un omaggio a Vittorio Bachelet. Giurista, politico, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Ucciso dalla Brigate Rosse il 12 febbraio 1980. Sulle scale della facoltà di Scienze politiche a Roma. A ricordarlo, Carlo Galeotti.

Bertinotti si butta subito sulla politica e la crisi che da decenni l’attanaglia. ” La politica è stata sconfitta – ha esordito – perché è fuoriuscita dalla sua storia. La storia della politica è il novecento, secolo grande e terribile. Grande perché ha interpretato la politica nel suo sogno più grande, la rivoluzione, la trasformazione radicale del mondo. La politica ha consentito a milioni di persone umili di essere protagonisti, per un secolo, della storia del mondo. E la politica era grande perché aveva un’ideologia. Produceva una visione d’insieme. I partiti oggi chiedono solo di andare al governo. Ma il vero governo è quello delle multinazionali e dei poteri forti. Sono loro che decidono pure quali sono i partiti che devono esistere e quelli che devono governare”.

Per Fausto Bertinotti, “l’unico a dire ancora qualcosa fuori dal coro è Papa Francesco”. Per il resto, tutti uguali. “Una classe dirigente – ha aggiunto – sequestrata nell’oggi. E l’oggi è la governabilità, ossia mantenere le cose così come stanno. Un mondo dove tutto deve restare tale. Privato di un futuro, perché ormai senza passato. Senza memoria. Al punto che il parlamento europeo mette sullo stesso piano fascismo e comunismo. Al punto che puoi addirittura paragonare un partigiano con un repubblichino. Quando invece uno stava dalla parte giusta e l’altro sul fronte sbagliato”.

Si cala infine su alcuni argomenti. La riforma della prescrizione, la sua eliminazione dal panorama giuridico. Entrata in vigore a gennaio. Voluta dal governo formato da Pd e grillini. “E’ un’imbroglio – ha detto Bertinotti -. Ed era una tutela non per i ricchi, ma per i poveri diavoli che avevano tutto il diritto a un giusto processo in tempi decenti”.

Tocca poi all’intreccio tra libertà e sicurezza. “Le libertà, in questo nostro tempo – ha sottolineato l’ex presidente della Camera – sono schiacciate. E il tema della sicurezza serve a questo. A partire dalle tecnologiche, ormai diventate una forma di controllo sistematico sulla vita delle persone. Tutta la discussione sulla sicurezza è una discussione sul controllo delle libertà. Compreso il coronavirus. Le epidemie accentuano solo le tendenze in atto, ingigantendole. E la tendenza oggi è avere paura. Paura dell’altro. Paura d’essere comunità”.

C’è poi l’Europa. “Un’Europa – ha commentato Bertinotti – oligarchica. Dove le persone non decidano niente. Un’Europa priva di un modello di sviluppo. Un tempo ce l’aveva. Ed era quello che i tedeschi chiamavano economia sociale di mercato”.

Una sinistra sconfitta, inesistente. Soprattutto quella politica. “Vive invece – ha aggiunto Bertinotti – nei movimenti, nel volontariato. Vive in realtà sociali come quella delle sardine”.

Una sconfitta di cui Rifondazione, che Bertinotti ha creato e diretto per anni, è stata partecipe. “Noi ci abbiamo provato – ha spiegato l’ex leader di un mondo ormai andato – e abbiamo perso. Abbiamo provato a dire delle cose”. Alcune di queste. “La questione del governo non era decisiva. La globalizzazione non era una cosa bella, ma una globalizzazione capitalista. La sinistra se fosse diventata liberale e governativista sarebbe morta. Ed è quello che è successo. Andava invece costruita una sinistra antagonista e anticapitalista.
Abbiamo perso. In parte perché stavamo fuori dal ciclo ascendente della storia comunista. In parte avremmo dovuto scioglierci e immergerci nel movimento che portò al G8 di Genova nel 2001”.

Abbiamo perso compagni. Ma nulla è perduto. Viene voglia di dire. “E siamo stati sconfitti perché – e questo Bertinotti lo ha detto – la sinistra non tocca più gli animi delle persone”. In un mondo, scriveva invece il filosofo Heiddeger citato da Galeotti, “dove nulla avanza”.

Daniele Camilli


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13 febbraio, 2020

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