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Il pm Musarò: “Camilli considerato parte offesa, ma potrebbe essere altro…”

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Piero Camilli

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Giuseppe Trovato

Viterbo – (sil.co.) – Il boss Trovato a Camilli: “Voglio un ringraziamento”. Per il pm Musarò: “Una situazione imbarazzante”. 

“Piero Camilli, una vicenda in via di definizione”. Lo ha detto il procuratore della direzione distrettuale antimafia Giovanni Musarò nel corso della requisitoria fiume di lunedì al tribunale di Roma che si è chiusa, dopo otto ore, con la richiesta di condanne per complessivi 135 anni per i dieci arrestati dell’operazione Erostrato, ai quali viene contestata l’aggravante dell’associazione a delinquere a mano armata di stampo mafioso, che hanno scelto il rito abbreviato.

Era il 2017. Camilli avrebbe chiesto a un suo dipendente sardo pregiudicato di intervenire su una famiglia di allevatori d’origine calabrese locataria di un suo terreno di cui non veniva pagato da tempo l’affitto. Il sardo, a sua volta, si sarebbe rivolto a un altro pregiudicato d’origine napoletana, il quale avrebbe contattato Giuseppe Trovato che, viste le comuni origini calabresi, avrebbe risolto il “problema” facendo leva sui suoi legami personali con la ‘ndrangheta. 

 Della vicenda Trovato-Camilli ha parlato lungamente al pubblico ministero Fabrizio Tucci il pentito Sokol Dervishi quando ha deciso di collaborare. E proprio il pm Tucci, nel corso di un interrogatorio in carcere, rivolgendosi all’indagato, sottolinea: “Solo per capirci, Dervishi, quando uno ha un problema, una questione di terreni, uno va dall’avvocato, l’avvocato cerca la trattativa con l’altro avvocato e trovano una soluzione. Se non la trovano, vanno dal giudice”. 

Il pm Musarò ha parlato di “situazione imbarazzante, perché Camilli viene considerato parte offesa, ma a ben guardare potrebbe essere altro”. L’imprenditore e sindaco di Grotte di Castro, come è noto, è annoverato tra le vittime della banda di criminali italo-albanesi ai cui vertici c’erano i boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato.


“Trovato fece nomi pesanti di famiglie della ‘ndrangheta”

“Prima dell’estate 2017 – racconta Dervishi – io, Trovato e il sardo ci siamo recati a Canino, presso l’azienda agricola di questi calabresi che non pagavano l’affitto a Camilli, non gli compravano il terreno e manco andavano via. In quell’occasione il sardo è stato molto diretto dicendo a questi signori che se non avessero pagato subito o non avessero lasciato i terreni, sarebbero venuti i calabresi, facendo riferimento a Trovato presente”.

“Trovato – prosegue Dervishi – ha fatto riferimento alle sue parentele in Calabria e conoscenze con famiglie di ‘ndrangheta, facendo dei nomi pesanti. Questi signori hanno detto che il problema si sarebbe risolto, dichiarandosi disponibili a pagare. Non so come, se accendendo un mutuo o in altro modo. Trovato parlava loro con fare amichevole, dicendo  ‘questo qua è un amico, parente nostro’. Io questi qui in Calabria però non li ho mai visti. Secondo me, Trovato per fare bella figura usava i nomi degli altri”. 


Il boss a Camilli: “Voglio un ringraziamento”

“Dopo poco tempo, forse una decina di giorni, ho saputo da Trovato che Camilli aveva dato 3mila euro al sardo, da suddividere col napoletano e con Trovato come ricompensa per la risoluzione del problema. Di questa somma so per certo che Trovato ha ricevuto mille euro, metà dei quali Trovato ha consegnato a me, 500 euro”, si legge nelle carte degli interrogatori in carcere di Dervishi.

“Successivamente, durante un pranzo a casa di un altro sardo, il sardo dipendente di Camilli disse a me e a Trovato che Camilli aveva dato una somma superiore, pari a 7mila euro, a lui e al napoletano. Trovato capì di essere stato ingannato dal napoletano e da allora i rapporti tra Trovato e il napoletano si sono interrotti”, prosegue il pentito.

“Il 27 novembre 2017 ho accompagnato Trovato e un altro sardo da Camilli, perché Trovato voleva sapere esattamente la somma data al napoletano e voleva recuperare una somma per sé. Trovato, in questo caso come negli altri, quando agiva per recuperare soldi, prometteva una ricompensa a tutto il gruppo. In quell’occasione siamo andati ad Acquapendente presso l’azienda di Camilli. Nonostante Camilli si fosse dichiarato telefonicamente non disponibile a incontrare Trovato, siamo entrati lo stesso. Io e il sardo siamo rimasti fuori dell’ufficio di Camilli, dove Trovato è entrato da solo”, dice l’albanese.

“Dopo l’incontro, Trovato ci ha detto che Camilli aveva consegnato 7mila euro al napoletano e ci ha detto di avere ricordato a Camilli le sua parentele calabresi, rivendicando il merito di essere stato lui a risolvergli il problema e ha aggiunto di avergli chiesto una ricompensa, la cui entità era rimessa a Camilli”. Dervishi dice che Trovato avrebbe detto a Camilli “voglio un ringraziamento” puntando a 20mila euro.


“Questi qua mi hanno fatto del male e devono pagare”

“Poi è successo che Camilli lo evitava, non lo voleva più incontrare e lì lui se l’è presa con Camilli. E quindi ha cominciato che gli voleva fare dei danni. Poi ha cercato in tutti i modi  di fargli dei danni ed è arrivato a quello che è arrivato”. Il 24 aprile 2018, Trovato con Ismail Rebeshi, Dervishi e il fratello di quest’ultimo si sarebbero trovati in zona Capodimonte per effettuare un pedinamento, un sopralluogo sempre da Camilli: “Fummo fermati dai carabinieri e sono stato pure contento quando ci hanno fermati, Quando ci hanno lasciati ho detto che mi doveva lasciare stare perché avevo una bambina piccola. Trovato ha risposto: ‘Questi qua mi hanno fatto del male e devono pagare”.


“Il danno lui lo voleva fare per dispetto, non per chiedere la somma”

“Voleva fare un attentato al figlio. Gli voleva mettere le teste di animali davanti alla casa per farlo impaurire, Voleva bruciare anche la macchina, voleva fare questo, voleva fare quell’altro”. Il 27 aprile Dervishi e Trovato vengono intercettati in via del Paradiso, dove avrebbero effettuato un sopralluogo relativo all’obiettivo da colpire. Trovato avrebbe indicato a Dervishi una macchina, non si sa se del figlio di Camilli. “Il danno lui lo voleva fare per dispetto, non per chiedere la somma. Era un cosa personale perché Camilli non gli rispondeva più al telefono, non lo voleva più incontrare. Voleva fare il danno, non per chiedere i soldi però, per un dispetto suo”. Il 12 maggio 2018, percorrendo viale Trieste, Trovato, riferendosi all’attentato, avrebbe detto a Dervishi, Gabriele Laezza e ai fratelli Spartak e Shkelzen Patozi: “La potete fare voi di sera questa cosa?”.  


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