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Viterbo - Elvira Federici, presidente della Società italiana delle letterate, ieri sera alla celebrazione dei vent'anni dell'associazione Erinna - FOTO

“Senza il femminismo non c’è cambiamento possibile…”

di Daniele Camilli

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Viterbo – Erinna ha celebrato ieri i suoi vent’anni. Il giorno di San Valentino. Quattordici febbraio. 2000-2020. L’ha fatto con storie. Storie di donne. Davanti ad altre donne. “Senza il femminismo – ha detto Elvira Federici – non c’è cambiamento possibile. Anche per gli uomini. Anche per il mondo”.

Quattro donne, all’Auditorium-Polo culturale di Valle Faul. A Viterbo. Ieri pomeriggio. Elvira Federici, presidente della Società italiana delle letterate. In passato, dirigente scolastica dell’istituto tecnico industriale di via Alessandro Volta. Valentina Bruno, esperta di “studi di genere”. Suzanne Santoro, artista. E Anna Maghi, punto di riferimento per Erinna e non solo. Presente anche un’interprete della lingua dei segni.


Viterbo - Elvira Federici

Viterbo – Elvira Federici


“Vent’anni celebrati con il territorio viterbese”. Il sottotitolo dell’evento. Erinna è un’associazione di donne “unite – spiega la brochure distribuita all’ingresso – per combattere, prevenire e superare la violenza sulle donne. Un crimine contro la persona, un reato che lede l’inviolabilità del corpo femminile”. Violenza che c’è “ogni qualvolta non c’è consenso”.

Donne che hanno raccontato le loro storie. La storia del femminismo in Italia. Forse la sola vera e radicale rivoluzione del secolo scorso. In una nazione dove il diritto di famiglia, fino al 1975, prevedeva il delitto d’onore, l’adulterio, la patria potestà, l’uso e l’abuso del corpo femminile. Una nazione dove il divorzio fino al 1970 non esisteva. In discussione poi fino al referendum del ’74. Un’Italia dove l’interruzione di gravidanza è stata reato fino alla fine degli anni ’70 e il servizio sanitario un miraggio, soprattutto per le donne. Fino al sistema nazionale. Arrivato anch’esso a ridosso degli anni ’80.


Viterbo - I vent'anni di Erinna

Viterbo – I vent’anni di Erinna


“Donne che in quegli anni – ha detto Federici – hanno decostruito la cultura maschile. Dall’arte alla politica”. Donne, “il soggetto imprevisto della storia – ha poi aggiunto -. Femminismo irriducibile. Un indispensabile ostinato contrario”.

Erinna è un centro antiviolenza che “la Regione Lazio – ha sottolineato Bruno – fa ancora finta di non vedere. Non riconosce”. Erinna è invece un vero e concreto centro antiviolenza. Il solo della Tuscia. “Un luogo – aggiunge la brochure all’entrata del Polo culturale – in cui vengono accolte le donne che hanno subito violenza, sostenute nel loro percorso di uscita attraverso l’accoglienza telefonica, i colloqui personali, le informazioni legali, le attività di gruppo, i gruppi di sostegno psicologico e di rafforzamento della capacità genitoriale e l’ospitalità in case rifugio. Un luogo di formazione, promozione, sensibilizzazione e prevenzione, raccolta dati e materiale bibliografico e documentario. Sui temi della violenza”. In via dei Mille 44 a Viterbo. Telefono 0761.342056.


Carla Lonzi

Carla Lonzi


Elvira Federici è viterbese. “Sono nata a Viterbo – ha detto – e mi sono spostata tardivamente per studiare. E a Viterbo sono diventata femminista”. Prima però il liceo classico, Mariano Buratti. “Quand’era terribile e antico – ha proseguito – violento e maschile. Dopo, all’università, qualcosa è scattato. Quel qualcosa che fa accadere le cose”. A partire dal ’68, il movimento che ha attraversato un decennio. E dalla lettura di Carla Lonzi. “Sputiamo su Hegel”. Un testo rivolto alle donne per invitarle a prendere posizione nella società patriarcale. “Quello di Lonzi – ha spiegato Federici – è stato il pensiero più radicale, che ha messo in gioco una soggettività che prima non esisteva, avviando il processo di distruzione del patriarcato”.

Ma anche quanto accadeva nel ’68 non bastava. “Contesti di uomini e dinamiche maschili – ha ricordato Federici -. I corpi, fatti di carne, e i soggetti viventi non avevano importanza. In quel fervore rivoluzionario c’era la stessa pretesa di universalità. La stessa che cancellava tutto. Persone, uomini, che prendevano la parola in nome di qualcuno o qualcosa, ma non lasciavano parlare nessun altro. Soprattutto le donne. Io, invece, dov’ero? Il mio soggetto dove era? Quand’è che potevo nominarmi? Quando prendere la parola e cambiare il mio rapporto con il mondo. Un percorso che mi ha fatto scoprire altre donne, e la politica”.


Viterbo - Suzanne Santoro

Viterbo – Suzanne Santoro


Erinna ha ripercorso i suoi vent’anni con immagini, parole, cose. Sullo sfondo le foto del movimento femminista. Da quarant’anni a questa parte. Con un richiamo alle suffragette d’inizio secolo. Donne che si sono battute per rivendicare e ottenere il diritto di voto anche per le donne. 

“Il femminismo radicale ha dato una direzione diversa al mio lavoro d’artista – ha sottolineato Santoro -. Senza il femminismo non avrei potuto fare il mio lavoro”.


Viterbo - Valentina Bruno

Viterbo – Valentina Bruno


“Nel femminismo – ha raccontato Valentina Bruno, nata nel ’78 – ho trovato lo spazio in cui vivere la mia rabbia. Come un diritto, non come un accidente. Il femminismo è stata la svolta. Ed Erinna, la possibilità di poter portare ad altre donne tutta quella potenza che avevo trovato. Una storia incredibile che portiamo con noi, che Erinna porta con sé. Uno spazio condiviso di gioia e di liberazione”. Senza nessuno a cui chiedere il permesso.


Il movimento femminista negli anni '70

Il movimento femminista negli anni ’70


“Rivendico il mio diritto di essere parziale – ha continuato Elvira Federici -. La mia pretesa di non voler parlare per il mondo. Perché se del mondo si deve parlare, lo si può fare solo muovendo da una parte. Perché io so solo dove sto e cosa cambio di me. Ed è soltanto cambiando qualcosa di me che cambio infine il mondo. Cambiando via via. Una presa di parola contestualizzata e parlata. Senza la pretesa di colonizzare il mondo con la propria verità. Come fa il potere, sganciato da corpi e relazioni. Incentrato solo su gerarchia e forza. Una violenza epistemologica che ha cancellato le donne dal mondo del simbolico, dalla letteratura, dall’arte, da ogni cosa. La violenza fisica parte da qui. Dalla violenza epistemologica. Una violenza che ha escluso le donne dalla conoscenza”.


Viterbo - Anna Maghi

Viterbo – Anna Maghi


L’attività culturale di Erinna è rilevante e vivace. Corsi di formazione, visione condivisa di film e letture formative. Studi di genere e interventi nelle scuole. Progettazione, seminari e convegni. Erinna ha accolto circa 800 donne, in media 70 donne che incontrano il centro antiviolenza. Ha inoltre 2500 contatti per le diverse attività del centro antiviolenza e dell’associazione. 

“Essere femministe – ha detto infine una ragazza al termine dell’incontro di ieri sera – significa essere libere. Libere di essere. Sono così come sono. E va bene così come sono”.

Daniele Camilli


Fotogallery: Vent’anni di Erinna


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15 febbraio, 2020

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