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Viterbo - Il bando della quarta edizione riservata alle scuole secondarie di primo e secondo grado

Torna “A Silvia”, il concorso letterario contro la violenza sulle donne

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Silvia Tabacchi

Silvia Tabacchi

Viterbo – Nel giorno di San Valentino, tradizionalmente deputato allo scambio di “valentine” tra innamorati, l’associazione Donna Olimpia onlus apre i termini per la partecipazione alla quarta edizione del bando di concorso “A Silvia”, per sensibilizzare gli studenti sul tema del rispetto quale presupposto indispensabile per qualsivoglia forma d’amore.

Maria Elena Piferi


Il bando del concorso

Quarta edizione del bando di concorso “A Silvia” riservato alle scuole secondarie di primo e secondo grado della provincia di Viterbo

Premessa

Il bando di concorso “a Silvia” rientra nel progetto “Un pesce in una biglia”, avviato nel 2016 dall’associazione culturale Donna Olimpia onlus con lo scopo di contrastare la violenza sulle donne attraverso la diffusione e la promozione di una cultura fondata sul rispetto e sull’educazione sentimentale.

Dando seguito all’applicazione della convenzione di Istanbul del 2011, con la quale si chiedeva agli Stati di introdurre l’educazione all’affettività nelle scuole, il bando di concorso “a Silvia” è lo strumento principe che l’associazione Donna Olimpia utilizza per coinvolgere i giovani, le famiglie, le istituzioni e le forze dell’ordine ad elaborare un nuovo Umanesimo che insegni ai ragazzi a vivere un’affettività equilibrata, a comprendere le ragioni del cuore e della relazione tra i sessi, e che fornisca loro gli strumenti conoscitivi per vivere delle relazioni sane e libere dai pregiudizi. Un Umanesimo capace di prevenire o quanto meno di porre un freno al dilagare del “femminicidio”, fenomeno purtroppo in crescita che riguarda tutti gli ambienti senza distinzione di età e di condizione economica e sociale.

Fino al 2001 l’unica parola italiana esistente col significato di “uccisione di una donna” era “uxoricidio”, che dall’originario riferimento alla donna in quanto moglie veniva estesa anche agli uomini, quindi al coniuge in generale. Diffusasi nella lingua italiana a partire dal 2008 (anno di pubblicazione del libro Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale, di Barbara Spinelli), da quel momento la parola “femminicidio” ha cominciato a circolare nella stampa e nei giornali e ad entrare nel circolo della nostra lingua. Ma “a cosa serve chiamarlo femminicidio? La parola omicidio comprende già i morti di tutti i sessi! No, la parola femminicidio non indica il sesso della morta. Indica il motivo per cui è stata uccisa. Una donna uccisa durante una rapina non è femminicidio. Sono femminicidi le donne uccise perché si rifiutavano di comportarsi secondo le aspettative che gli uomini hanno delle donne. Dire omicidio ci dice solo che qualcuno è morto. Dire femminicidio ci dice anche il perché” (Michela Murgia, scrittrice, blogger e drammaturga, in “Donne e Periferie”, Conferenza-spettacolo Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma, 20  novembre 2018).

Se in questi ultimi decenni l’intelletto umano ha fatto passi da gigante, mettendo a punto tecnologie d’innovazione fantascientifica, non altrettanto si può dire per il “cuore”, la parte dell’uomo dove albergano i sentimenti e le emozioni, che si è andata sempre più inaridendo; e se si considera che per cancellare l’infamità del “delitto d’onore” e del “matrimonio riparatore” in Italia si è dovuto attendere il 1981, va da sé che per estirpare la mentalità maschilista che ne è alla base e che è ancora profondamente radicata bisogna prima agire sugli stereotipi che accettano e tollerano abusi fisici e sessuali nei confronti delle donne, e che disgraziatamente continuano ad alimentare la violenza di genere.

“In un periodo storico in cui non si fa altro che guardare agli importantissimi traguardi raggiunti nel campo dell’informatica e del virtuale, se il focus di “Un pesce in una biglia” vuole essere la diffusione della cultura del rispetto e dell’educazione sentimentale è perché i valori incentrati sulla dignità della persona sono andati persi (…) Non sarà allora il caso di arrestare questa corsa al progresso per curare di più l’animo umano? (…) Forse è il caso di dedicare più tempo, sia in casa che a scuola, al parlare, discutere e confrontarsi sulle emozioni, che si risolvono in una attrazione istintiva per l’altro; sui sentimenti, che consentono di attribuire all’altro un valore in quanto causa di emozioni piacevoli; e sulla dimensione spirituale, che si realizza in un progetto di condivisione dell’esistenza con l’altro. Il che significa insegnare ad amare e rispettare gli altri, senza preconcetti e pregiudizi. E se parte dell’educazione di un figlio viene forgiata all’interno delle mura domestiche, tanto peso ha l’insegnamento scolastico, perché i ragazzi  iniziano a formarsi una coscienza etica e civile proprio durante il lungo percorso dell’età scolare. Di questo oggi c’è bisogno per arginare l’inarrestabile ondata di violenza (…).

Forse dovremmo ricordare più spesso come insegna Fromm che “amare” significa “essere capaci d’amare”. Ma se l’amore è un’arte, e lo si impara come qualsiasi altra arte, allora il presupposto è che se non lo si possiede naturalmente come dono innato qualcuno dev’essere in grado di insegnarcelo, con l’esempio e le parole…” (Maria Elena Piferi, Non fiori ma uomini perbene, in Tusciaweb, 2 marzo 2019).

Anche quest’anno le categorie in concorso, poesie, racconti e canzoni, daranno spazio alle parole e alla scrittura come strumento ideale per esprimere sentimenti ed emozioni, per raccontare pezzi di vita quotidiana, sogni, desideri, e per riflettere sull’amore e sul rispetto della dignità umana.

Giunto alla sua quarta edizione, dal 2017 il bando è intitolato a Silvia Tabacchi, vittima (come ha scritto il papà Antonio in Tusciaweb, 4 marzo 2019) “di una follia insensata che le ha sottratto il futuro, la vita, e che dal 17 marzo 2017 continua a lacerare il cuore a me, alla madre, al fratello, ai parenti e agli amici. Non ha potuto però sottrarre a Silvia l’amore, che continua a crescere in noi in compagnia del dolore (…). Chi porta avanti questo progetto sa che molto c’è da fare e che occorre un “sistema di azioni”, non solo meritevoli iniziative, sa che il problema va affrontato su molti livelli: dalla sfera normativa all’individuazione delle situazioni di pericolo e alla sorveglianza, dall’informazione all’assistenza; dalla comunicazione alla formazione, dalla prevenzione alla sanzione, e che nessun livello può essere tralasciato (…).

Il focus di “Un pesce in una biglia”, la sua missione, resta la diffusione della cultura del rispetto, imprescindibile perché sogni forma di violenza ha come retroterra la mancanza di rispetto della dignità umana, e ancor di più lo ha la violenza contro la donna, che è spesso alimentata anche da una concezione maschilistica dell’amore come diritto di proprietà sulla stessa. Cultura del rispetto significa soprattutto valori incentrati sulla dignità di ogni persona, profondi e vitali nella misura in cui radicati nella coscienza e sostenuti e irrobustiti dal sistema sociale in cui viviamo, che comprende inevitabilmente anche il sistema simbolico (media, educazione, costumi, trend) ed economico (quindi lavoro, livelli occupazionali per genere, responsabilità sociale delle imprese nel territorio) nei quali siamo immersi e che finiscono per condizionarci”.

L’anno scorso in Italia ci sono stati 103 casi di femminicidio. “Passano gli anni, si moltiplicano le leggi, aumentano le denunce, ma le violenze contro le donne non cessano. Anzi. A differenza degli altri reati contro la persona che sono in calo, i femminicidi restano stabili (…). E non basta più punire i colpevoli o proteggere le vittime affinché la situazione migliori. Ciò di cui c’è più bisogno è la prevenzione. Che poi significa capire che tutti questi uomini malati di gelosia e che passano all’atto sono il sintomo di una società in cui non si è più capaci di fare i conti con le proprie frustrazioni, mancanze e fratture.

Ogni relazione umana destabilizza: quando si vive con un’altra persona – che reagisce in maniera diversa da noi, che è libera di restare o di andarsene, che può assecondarci nei nostri bisogni ma che può anche non farlo – le cose non dipendono più interamente da noi. È questo che rende l’incontro con l’altro al tempo stesso magico e incerto. Ma è proprio l’incertezza che gli uomini violenti non sopportano: scelgono una donna come se scegliessero un oggetto e si illudono di poterla controllare e manipolare come una semplice cosa. Pensano che l’amore sia una forma di possesso e si convincono che tutto ciò che una donna vive senza di loro – lavoro, amicizie, hobby – sia una colpa. Sono uomini fragili dal punto di vista identitario, che accusano le donne dei propri fallimenti e che non sopportano nemmeno l’idea dell’abbandono: non hanno la benché minima idea di quale sia la grammatica delle relazioni affettive. Se non si riparte da qui, e non si capisce che la chiave di volta per combattere le violenze di genere è la prevenzione, i femminicidi continueranno a moltiplicarsi.

Non c’è un vaccino che possa mettere un termine a questa epidemia, ma c’è la possibilità di contrastare le violenze contro le donne, insegnando ai più giovani che nessuna persona può colmare i nostri vuoti esistenziali, che i vuoti si possono al limite attraversare insieme a chi ci sta accanto, e che tutto ciò è possibile solo quando chi ci è accanto rimane libero (…)” (Michela Marzano, Come fermare gli uomini che ci odiano, Repubblica, 31 gennaio 2020).

Il bando di concorso “A Silvia”, nel suo rendere omaggio a tutte le donne attraverso il potere salvifico delle parole e la bellezza racchiusa nelle poesie, nei racconti e nelle canzoni elaborati dagli studenti, mira quindi a riallacciare un rapporto tra etica ed identità umana quale punto di partenza per educare al sentimento gli adulti di domani, sensibilizzandoli e spronandoli a riflessioni e considerazioni sul tema dell’amore vero, che non contempla alcun tipo di violenza o sopraffazione ma solo il bene della persona amata, perché

“… Love is not love 
which alters when it alteration finds,
or bends with the remover to remove:
O no! it is an ever-fixed mark
that looks on tempests and is never shaken…”.

“… Amore non è Amore
se muta quando scopre un mutamento,
o tende a svanire quando l’altro s’allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai…”.

William Shakespeare, 1609

Destinatari e modalità di partecipazione

1. Il concorso è rivolto agli studenti delle III classi delle Scuole Secondarie di I grado e di tutte le classi – dalla I alla V – delle Scuole Secondarie di II grado della provincia di Viterbo, che potranno concorrere, con il supporto di uno o più docenti, in forma singola o accorpata.

2. Gli studenti sono invitati ad elaborare poesie e canzoni (di massimo 30 versi in rima o sciolti e liberi) ovvero racconti in prosa (di massimo 10 cartelle di 30 righe per 60 battute ciascuna) originali e rigorosamente inediti, contrassegnati dal rispettivo titolo e scritti in italiano o in altre lingue purché accompagnati dalla relativa traduzione in lingua italiana. Ogni elaborato dovrà essere corredato da una breve descrizione e da una scheda di presentazione sintetica in cui siano riportati i riferimenti dello studente, della classe o gruppo di lavoro e dei rispettivi docenti coinvolti.

3. Ciascun autore o gruppo autoriale potrà partecipare al concorso con una sola opera, accompagnata da una dichiarazione in cui l’autore ne autorizza l’utilizzo gratuito per le attività dell’associazione Donna Olimpia sul tema del rispetto, dell’educazione sentimentale e dell’amore.

4. Gli elaborati dovranno essere inviati in formato PDF modificabile all’indirizzo e-mail donna_olimpia@virgilio.it.

5. Il concorso si apre il 14 febbraio 2020 e il termine dei lavori è il 15 giugno 2020 alle ore 12.00. Entro tale data gli elaborati dovranno essere inviati per permetterne la selezione e l’organizzazione della loro presentazione e premiazione – che avverrà ad ottobre 2020 – durante una giornata aperta al pubblico e alla stampa.

Presentazione, selezione e premiazione dei lavori

Gli elaborati saranno valutati da un’apposita commissione – composta, oltre che dalla direzione scientifica e organizzativa del concorso, da artisti e professionisti del mondo dell’editoria, della poesia, della musica, della letteratura e della comunicazione – che ne premierà i vincitori all’inizio del prossimo anno scolastico (ottobre 2020). I premi – consistenti in apparecchiature informatiche e da quest’anno anche in buoni spendibili presso una casa editrice di Viterbo che curerà la stampa di prodotti editoriali a tema – saranno assegnati ai primi classificati delle 3 categorie di elaborati (poesie, canzoni e racconti).

La valutazione sarà effettuata in base ai criteri di originalità, immediatezza, efficacia, coerenza con le finalità del bando e propositività del messaggio. L’associazione culturale Donna Olimpia onlus si riserva il diritto di utilizzare e diffondere i contenuti dei lavori premiati per la realizzazione di eventi, iniziative, pubblicazioni e campagne di comunicazione, garantendo la citazione degli autori.

Contatti. Per ulteriori informazioni contattare la segreteria organizzativa del concorso “A Silvia” all’indirizzo mail donna_olimpia@virgilio.it.


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14 febbraio, 2020

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