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Milano - Maxiprocesso Hi Real - Sono Franco Maria Mattioli, Alberto Terzilli, Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi - Tra le accuse, associazione a delinquere transnazionale - A Fazi, finito nei guai con otto manager, la pena più lieve

Truffa milionaria, condanne da 2 a 12 anni per cinque viterbesi

di Silvana Cortignani

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Procura della repubblica presso il tribunale di Milano

Procura della repubblica presso il tribunale di Milano

Viterbo - I cuori "solidali" sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – I cuori “solidali” sulla serranda della copisteria di Luca Fazi

Viterbo – Truffa milionaria, condanne da un minimo di 2 anni a un massimo di 12 anni per i cinque viterbesi coinvolti nel crac Hi Real e finiti a vario titolo a processo con l’accusa di associazione a delinquere transnazionale. Sono Franco Maria Mattioli, Alberto Terzilli, Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi. All’artigiano Fazi, finito nei guai con otto manager, la pena più lieve. Al promotore finanziario Mattioli la più alta. 

E’ stato condannato a due anni di reclusione l’artigiano viterbese, titolare della copisteria del Paradiso, finito ai domiciliari il 16 gennaio 2018 assieme a dieci manager nell’ambito della raffica di arresti, ben cinque dei quali nel Viterbese, scattati in seguito alle indagini del pubblico ministero Bruna Albertini della procura di Milano sul crac sospetto della società immobiliare quotata in borsa Hi Real spa.



In carcere finirono il presidente del consiglio d’amministrazione della Hi Real Spa e l’ex promotore finanziario, Alberto Terzilli e Franco Maria Mattioli, entrambi viterbesi. Oltre al broker spezzino Marco Sturlese. Ai domiciliari i tre viterbesi Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi. Oltre a Francesco Paganucci, Alessandro Colamonici e Claudio Nunzio Pezzella.

Secondo l’accusa, avrebbero fatto parte, a vario titolo, di un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata al riciclaggio di denaro, alla falsificazione di documenti, alla truffa, alla bancarotta fraudolenta e all’esercizio abusivo di attività finanziaria. Non solo, secondo i magistrati milanesi i manager si sarebbero fatti aiutare da “un gruppo criminale organizzato, di carattere transnazionale con sede in Nicaragua”.

A Franco Maria Mattioli la condanna più pesante, 12 anni di reclusione. Cinque anni e 8 mesi a Alberto Terzilli, di Fabrica di Roma. Gli altri due viterbesi, Gianluca Palombo del capoluogo e Augusto Testa di Canepina, sono stati condannati a 3 anni e 10 mesi  e e a 3 anni.

La sentenza è stata pronunciata nei giorni scorsi dal collegio della terza sezione penale del tribunale di Milano, presieduta dal giudice Guido Zucchetti.

Fazi è stato condannato a due anni per truffa in concorso. L’accusa aveva chiesto una pena di quattro anni e sei mesi di reclusione, ma la difesa (Pietro Porri e Marco Valerio Mazzatosta) è riuscita ad alleggerire la posizione dell’imputato, dimostrando la sua totale estraneità alle contestazioni più pesanti. L’arresto di Fazi da parte delle fiamme gialle suscitò grande scalpore, sfociando in una gara di solidarietà  che fece tappezzare di messaggi stampati su cuori rossi la serranda del negozio su cui all’epoca furono apposti i sigilli. 

La vicenda ruota attorno a un finto aumento di capitale (7 milioni e 620 mila euro) che secondo la procura milanese sarebbe servito per mascherare una situazione finanziaria al collasso. Ma anche per truffare investitori e istituti di credito, che acquistavano e cedevano azioni riconducibili a fondi di investimento in realtà privi di valore. Un raggiro che secondo la guardia di finanza era orchestrato dal management della società immobiliare Hi Real spa.

Sono stati condannati a 4 anni e 6 mesi Marco Sturlese, ligure di La Spezia, a 2 anni Alessandro Colamonici e sempre a 2 anni di reclusione Francesco Paganucci. Unico assolto Claudio Nunzio Pezzella. 

Il collegio della terza sezione penale si è preso novanta giorni di tempo per le motivazioni, lette le quali le difese decideranno se ricorrere in appello. 

Silvana Cortignani


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5 febbraio, 2020

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