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Gioco d'azzardo e criminalità - Il gip nell'ordinanza che ha portato all'arresto di 38 persone - Per gli inquirenti tra i più stretti collaboratori dell'ex boss della Banda della Magliana c'era anche Massimiliano De Santis, l'imprenditore che con un suo brand sponsorizzava Lazio e Viterbese

“Un clan violento e pericoloso, con Salvatore Nicitra capo indiscusso”

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Salvatore Nicitra ieri e oggi

Salvatore Nicitra ieri e oggi

Massimiliano De Santis

Massimiliano De Santis

Gioco d'azzardo e criminalità - Carabinieri in azione

Gioco d’azzardo e criminalità – Carabinieri in azione

Massimiliano De Santis

Massimiliano De Santis

Capranica – La banda di cui Massimiliano De Santis avrebbe fatto parte era retta da Salvatore Nicitra. “Definito – si legge nell’ordinanza che ha portato all’arresto di trentotto persone – padrino o capo dei capi” e “conosciuto quale uomo d’onore, in possesso di un notevole spessore criminale”. Quella che avrebbe messo in piedi sarebbe stata “una pericolosa e solida associazione per delinquere operante a Roma nel settore del gioco d’azzardo, delle scommesse clandestine e dei giochi illegali. Ha posto in essere, caratterizzati da violenza e minaccia, estorsioni e incendi per garantire il monopolio del gioco illegale all’organizzazione criminale e garantendo ingenti profitti riciclati e occultati, tramite reinvestimenti anche all’estero e fittizie intestazioni”.

Insomma, “un’associazione di particolare violenza ed efferatezza” e con “una eccezionale capacità di intimidazione, tale da provocare assoggettamento nelle vittime, che la avvicina a un’organizzazione paramafiosa”. Un’organizzazione “che tuttavia – sottolinea il gip Vilma Passamonti – si avvale del metodo mafioso per commettere i reati” e che “ha il suo prologo nel substrato criminale romano degli anni ’80 nelle ramificazioni operative della Banda della Magliana”. E della Banda della Magliana Salvatore Nicitra è stato uno dei capi, dopo essere entrato come referente del boss Enrico De Pedis per i quartieri romani di Primavalle, Casalotti, Montespaccato, Montemario e Aurelio. “Vanta un curriculum criminale assai allarmante”, evidenzia il giudice. L’indagine, coordinata dalla Dda della Capitale, ha infatti portato i carabinieri a ritenere Nicitra coinvolto anche in cinque cold case, ovvero delitti finora irrisolti, avvenuti alla fine degli anni ’80: quattro a Primavalle e uno nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.

Gli inquirenti gli hanno attribuito l’appellativo di “controllore di tutta la criminalità di Roma Nord”. L’ex boss avrebbe dato vita a una “compagine criminosa ben strutturata”, sia al suo interno che sul territorio. Nicitra viene definito il “capo indiscusso, il vertice dell’organizzazione e colui che la dirige, distribuendo precisi compiti ai partecipi che eseguono le sue direttive. I sodali e gli affiliati – spiega il gip – si sottomettono in pieno alle sue decisioni. Anzi, gli manifestano costante riverenza sia per la ferocia che lo contraddistingue sia per l’indiscusso carisma criminale”. Ma gli palesano pure “prostrazione”. “Nessuno dei dipendenti e dei sodali – mette in risalto il giudice – si azzarda mai a replicare, subendo passivamente la sua volontà. Anche a discapito dei propri interessi”. La stessa convivente “appare completamente asservita a Nicitra”.

Di Nicitra hanno tutti “timore”. Per la sua “indole violenta e pericolosa”, perché è “aggressivo” e perché ha un “comportamento vessatorio”. Un suo sodale sarebbe stato “minacciato di morte qualora avesse lavorato per altri soggetti operanti nel settore delle apparecchiature per il gioco d’azzardo”. L’ex boss gli avrebbe detto: “Se non ti sta bene come ti trattiamo a lavoro, te ne puoi pure andare affanculo. E non ti permettere di rimetterti a fare questo lavoro con qualcun altro, perché io vi stacco la testa. Vi faccio di qua, vi faccio di là”. Ma nessuno poteva “assolutamente reagire”. “È uno di quelli che a Roma comanda – afferma il sodale minacciato in un’intercettazione -, un ex Banda della Magliana. È un tipaccio. Io ho paura, questi mi vengono a prendere sotto casa e mi appendono per le gambe”.

I collaboratori di Nicitra sarebbero, dunque, “soggetti a lui devoti”. E “della più stretta cerchia di collaboratori di Nicitra fa parte anche Massimiliano De Santis, fornendo assistenza alle apparecchiature da intrattenimento installate da sodalizio ed è pure una delle prime sentinelle del gruppo nel controllo del territorio”. De Santis, detto “Chicco”, nato a Roma il 6 giugno di 41 anni fa, fino all’estate scorsa viveva a Capranica: via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Come emerge dall’ordinanza, è un “imprenditore”, nonché “agente della piattaforma di giochi online Planet Win 365” e “gestore di piattaforme di gioco online”. Risulta anche essere general manager di Mamanero, il “brand”, come è scritto sul sito internet, “official partner di Lazio e Viterbese”. Sponsor, dunque, delle due squadre di calcio.

Nella banda ci sono “vincoli di gerarchia” e “ciascuno ha precisi compiti”. Ad esempio: “se si tratta di risolvere questioni societarie o afferenti la gestione del patrimonio finanziario e immobiliare del sodalizio, ad agire è pure De Santis”. Quest’ultimo farebbe parte del “nucleo centrale di imprenditori, sodali storici di Nicitra”, di cui “l’associazione è composta”. “Sono risultati – scrive il gip – contribuire all’attività criminosa tanto quali distributori ad altri di giochi illeciti, tanto quali utilizzatori degli stessi in esercizi commerciali a loro riconducibili. Occupandosi a loro volta di esercitare un attento controllo sugli operatori del settore, impedendo iniziative autonome e diverse”. Il 41enne, inoltre, “viene coinvolto anche nella decisione di una spedizione punitiva nei confronti di chi interferisce negli affari” del gruppo. “Il gruppo – indica il giudice – è pronto e attrezzato per ribadire la propria egemonia pure con atti eclatanti, di violenza o minaccia, nonché di incendio ed estorsione”. “Tutti i soggetti attivi in seno al clan Nicitra – continua – sono pronti a intervenire e a prestare la propria assistenza per salvaguardare gli interessi dell’associazione”.

Nicitra, secondo gli inquirenti, “non ha soltanto il ruolo di leader dell’associazione ma anche quello di rappresentante della stessa all’esterno e di garante del prestigio e del buon nome del clan, elementi imprescindibili per il controllo del territorio. Egli rappresenta dunque l’interfaccia esterno, ai massimi livelli, di un gruppo che si sente unito sotto la sua egida. I sodali ricorrono spesso al suo nome per evocare una forza e uno spessore criminale che va al di là del singolo componente, aumentando la forza di intimidazione”. “L’associazione – prosegue il gip – si è accreditata come centro di potere malavitoso temibile ed effettivo e gode di quello che può efficacemente definirsi il rispetto o la fama criminale”. “L’intensità del vincolo associativo e la personalità criminale del suo capo, sono tali da consentire a Nicitra di conservare intatto l’acquisito potere economico e criminale nella Capitale, e probabilmente anche in altri territori, nell’arco di decenni”.

Al clan di Nicitra “viene tributato incondizionato rispetto anche da altre organizzazioni criminali”. Gli inquirenti sottolineano le “numerose relazioni con alcuni rappresentati apicali di altre consorterie, anche di tipo mafioso, operanti nella Capitale”, con le quali la banda dell’ex boss della Magliana “è risultata rapportarsi alla pari, se non in posizione di preminenza”. Si tratterebbe del “clan Senese, del gruppo criminale facente capo a Franco Gambacurta e del clan Triassi, uno dei maggiori esponenti di Cosa Nostra trapiantati sul litorale romano”. Con il clan Senese gli inquirenti parlano di “alleanza” e di “saldo vincolo”, “in virtù – spiegano – dello stretto legame tra Nicitra e Michele Senese”. Con il clan Triassi, invece, ci sarebbero stati “scambi di favori”. Infine, evidenziano “l’assoluta levatura criminale di Nicitra, chiamato dalle opposte consorterie a porsi quale arbitro per comporre un dissidio insorto tra Gambacurta, capo di un sodalizio egemone nel quartiere Montespaccato di Roma, e un uomo di fiducia di Senese, evitando così uno scontro armato tra le due fazioni”.


Articoli: Finisce in manette Massimiliano De Santis, l’imprenditore con la passione per lo sport… – Criminalità, tra i 38 arrestati anche un 40enne di Capranica – Criminalità: 38 arresti, operazione dei carabinieri anche a Viterbo


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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13 febbraio, 2020

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