--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Colpi a raffica sul litorale, al via il processo - Il malvivente lo ha confessato al procuratore antimafia della Dda di Roma diventando collaboratore di giustizia - In aula uno degli investigatori: "Ci disse tutto dei furti e delle rapine commessi negli anni precedenti" - Sette gli imputati

“Vieni a fare una mangiata”, così il pentito Ignazio Salone chiamava a raccolta i complici

Condividi la notizia:

Viterbo - Tribunale - Carabinieri

Viterbo – Tribunale – Carabinieri

Viterbo – (sil.co.) – “Vieni a fare una mangiata”, la frase con cui il pentito Ignazio Salone avrebbe chiamato a raccolta i complici prima dei colpi. Lo avrebbe confessato lo stesso bandito, d’origine campana ma trapiantato a Montalto di Castro, al procuratore antimafia della Dda di Roma diventando collaboratore di giustizia per questioni di camorra. Sono finiti alla sbarra in sette. 

E’ emerso durante l’udienza di ieri del processo in cui il 49enne – che sta scontando a Mammagialla una condanna a otto anni e 8 mesi per la rapina a mano armata del 14 marzo 2018 alla gioielleria Bracci di Viterbo –  è imputato con Antonio Palomba, Gennaro Tucci Vitiello, Giovanni Meloni, Giuseppe Corrias, Daniele Luongo e Sceila Uccheddu per una cinquantina di colpi messi a segno tra il 2004 e il 2010 tra l’Alta Tuscia e altre province italiane. 

Ignazio Salone è difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, sostituito ieri in udienza dalla dottoressa Simona Mancini. 


“Vieni a fare una mangiata”

Il processo è entrato nel vivo con la testimonianza di tre vittime. In aula è stato inoltre sentito un carabiniere del nucleo investigativo che tra il 2011 e il 2012 raccolse le dichiarazioni di Salone e fu presente agli interrogatori: “Ci disse tutto a posteriori dei furti e delle rapine commessi in precedenza. Spiegando che per riunire la banda, composta da complici che venivano sia da Torre del Greco che dal nord, gli diceva al telefono ‘vieni a fare una mangiata’”. Si indagava su una presunta associazione di stampo mafioso, finì con una serie di stralci inviati a varie procure italiane. 


Scippi in serie alle tabaccaie da Mantova a Montalto

E’ venuta da lontano una delle vittime, una tabaccaia 53enne di Bondeno Gonzaga, in provincia di Mantova, rapinata la sera del 27 ottobre 2004 mentre con la figlia di 8 anni tornava a casa con l’incasso. “Mentre scendevo dalla macchina, nel cortile del condominio, mi sono sentita strattonare la borsa a tracolla da dietro. Pensavo che fosse mio marito che mi faceva uno scherzo, invece quando mi sono voltata mi sono trovata davanti uno col volto travisato e davanti un altro bandito che puntava una pistola verso me e mia figlia. Hanno preso la borsa e sono scappati a bordo di una Bmw”, ha detto, raccontando i momenti drammatici del colpo. 

Pochi mesi dopo un’altra tabaccaia, oggi 71enne, è stata rapinata con modalità analoghe a Montalto di Castro. Era una sera di febbraio del 2005: “Tornavo a casa a piedi dopo avere chiuso quando da dietro mi hanno afferrato la borsa. Pensavo a uno scherzo di mio marito, invece era un rapinatore che mi ha strattonato e siccome non mollavo la presa mi ha spinta per terra. Davanti ce n’era un altro, ma ero in una stradina buia, non li ho visti in faccia. Dopo il colpo sono scappati a bordo di una vespetta”, ha raccontato.


“Uno scappellotto al cassiere che tardava ad aprire la cassa”

L’altro testimone era titolare del Conad di Montalto di Castro quando, il 6 marzo 2004, almeno due banditi a volto travisato piombarono nel supermercato mettendo a segno una rapina da 2500 euro. “Io ero alla gastronomia e sentendo le urla mi sono nascosto sotto il bancone assieme a un cliente che aveva con sé un bambino. Poi ho saputo dal cassiere che lo hanno minacciato con una pistola e siccome non era abbastanza svelto ad aprire la cassa gli hanno dato uno scappellotto perché si sbrigasse”, ha detto. 

Il processo riprenderà il 23 settembre, quando saranno sentiti altri dieci testimoni. 


Condividi la notizia:
20 febbraio, 2020

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR