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Landolfi rinuncia, per il Coronavirus slitta il processo

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri [3]

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Regina Coeli - Detenuti in rivolta. fuori del carcere anche la mamma di Andrea Landolfi (nel riquadro) [4]

La rivolta dl 9 marzo a Regina Coeli – Fuori del carcere anche la mamma di Andrea Landolfi (nel riquadro)

Tribunale di Viterbo - Mirella Iezzi [5]

Tribunale di Viterbo – Mirella Iezzi dopo l’udienza dello scorso 5 marzo

Giallo di Ronciglione - Le prime immagini della scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata - Roberta la mamma di Andrea Landolfi Cudia con l’avvocato Giacomo Marini [6]

La scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata – Roberta la mamma di Andrea Landolfi Cudia con l’avvocato Giacomo Marini

Giallo di Ronciglione - La mamma di Maria Sestina Arcuri [7]

La mamma di Maria Sestina Arcuri fuori del tribunale di Viterbo

Giallo di Ronciglione - L'avvocato della nonna, Gianluca Fontana [8]

Tribunale – L’avvocato della nonna, Gianluca Fontana

Ronciglione – Accusato dell’omicidio della fidanzata, Andrea Landolfi Cudia rinuncia, slitta il processo per via del Coronavirus. Le udienze del 30 e 31 marzo spostate dunque al 27 aprile, auspicando che per quella data sia finita l’emergenza. 

E’ di martedì il decreto con cui il presidente della corte d’assise Gaetano Mautone prende atto della espressa rinuncia e relativa richiesta di rinvio dell’udienza del prossimo 30 marzo, e anche di quella del giorno successivo, da parte dell’imputato.

“Landolfi Cudia Andrea, in stato di custodia cautelare in carcere in questo processo, ha chiesto il differimento del processo a suo carico, prestando il consenso al rinvio d’ufficio in  ragione della attuale ‘pandemia’ in atto”, si legge nel decreto. 

Il pugile e operatore sociosanitario trentenne romano, in prigione dal 25 settembre dell’anno scorso, è accusato di omicidio volontario per la morte della fidanzata Maria Sestina Arcuri, la parrucchiera 26enne originaria della provincia di Cosenza precipitata dalle scale della casa della nonna dell’imputato, a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.

Landolfi, essendo detenuto in attesa del giudizio, se avesse voluto, avrebbe potuto chiedere, facendolo espressamente, che l’udienza venisse celebrata lo stesso, nonostante le prescrizioni che riguardano anche l’attività giudiziaria dovute all’emergenza Coronavirus. 

Secondo il calendario, le udienze già fissate per il 30 e 31 marzo sarebbero state entrambe destinate all’audizione in aula dei primi testimoni dell’accusa citati dal pubblico ministero Franco Pacifici. 

La richiesta di differimento del processo a una data successiva al 15 aprile è stata trasmessa lo scorso 19 marzo dall’ufficio matricola del carcere romano di Regina Coeli.

Sembra passato un secolo, ma risale appena al 5 marzo scorso l’udienza di ammissione prove, alla quale non presero parte per la prima volta i familiari della vittima, cui fu sconsigliato di affrontare un viaggio di 500 chilometri per venire a Viterbo, mentre era già nell’aria il blocco totale del Paese a causa del rapido diffondersi del contagio.

I familiari – i genitori e i due fratelli di Sestina – si sono costituiti parte civile con l’avvocato Vincenzo Luccisano.

Durante l’udienza, a sorpresa, si è costituita parte civile contro il nipote la nonna Mirella Iezzi, difesa dall’avvocato Gianluca Fontana del foro di Milano. Al termine, invece, il difensore Giacomo Marini del foro di Roma ha chiesto per l’imputato la revoca del carcere, da sostituire con gli arresti domiciliari in comunità, perché possa proseguire il percorso per liberarsi dalla dipendenza da alcol e droga intrapreso dopo la morte di Sestina.

Il legale avrebbe dovuto indicare nell’istanza, da presentare nei giorni successivi alla corte d’assise, un luogo idoneo dove chiedere il trasferimento agli arresti domiciliari, ma l’esplosione della pandemia ha bloccato ogni cosa.

Pochi giorni dopo l’udienza, il 9 marzo, Roberta Landolfi, la madre di Andrea, ha temuto per l’incolumità del figlio, nel giorno della rivolta interna al carcere di Regina Coeli, dove si era recata, come ogni lunedì, per andare a trovare il trentenne.

Scoperto che erano stati sospesi i colloqui a causa del Coronavirus, in tutta Italia sono esplose le proteste, sfociate in diversi istituti anche in alcune morti.

“Qui a Regina Coeli sta succedendo il bordello, si stanno ribellando all’interno, botte, battitura, urla, qui sta veramente succedendo il bordello”, gridava in un drammatico messaggio vocale in cui chiedeva aiuto, bloccata all’esterno del carcere coi familiari degli altri detenuti, mentre sul posto si precipitavano a sirene spiegate le forze dell’ordine, tra cui decine di poliziotti centauri. 

Momenti drammatici cui si è aggiunta la paura del contagio da Covid-19. In una fase in cui sono ancora centinaia i nuovi postivi registrati ogni giorno in tutta la penisola.

Silvana Cortignani


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