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Roma - L'associazione Trasportiamo dopo l’attivazione del fondo bilaterale di solidarietà, che non rende tranquilli i lavoratori

“Atac, è ora che intervenga la politica a tutti i livelli”

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Roma - Autobus e tram Atac

Roma – Autobus e tram Atac

Roma – Riceviamo e pubblichiamo – L’Atac è al capolinea? Speriamo di no ma l’attivazione del fondo bilaterale di solidarietà preoccupa e non poco i lavoratori.

Prima d’ora non è stato mai utilizzato da nessun’altra azienda di trasporto nazionale, sia essa privata che pubblica. Questo primato non li rende tranquilli soprattutto con il concordato che bussa alla porta reclamando i 200.000.000 di euro la cui rata è in scadenza a giugno prossimo.

Inutile ricordare che in questa rata ci sono anche i trattamenti di fine rapporto degli autoferrotranvieri andati ormai da qualche anno in pensione (creditori privilegiati) che hanno il sacrosanto diritto di vedere riconosciuta la propria liquidazione accantonata in anni e anni di lavoro.

La riduzione del servizio non dipende dai dipendenti ma da un’emergenza che mai pensavano di affrontare. Eppure l’autoferrotranviere tanto bistrattato è presente. Non ha mai abbandonato il servizio e anche a costo di rischiare la propria salute, gira il volante di bus con il dubbio della sanificazione dello stesso mezzo e, buona parte, senza i dispositivi individuali di protezione. In uguali condizioni sta chi conduce di treni o dirige la loro circolazione o lavora nelle biglietterie e stazioni, passando per poi tutti gli operai delle manutenzioni.

Non ce l’aspettavamo questa sorta di “cassa integrazione”; non ce l’aspettavamo dopo i tanti sacrifici fatti per rimettere a posto i conti dell’azienda ed evitare il fallimento.

Il timore è che con la scusa del Coronavirus si stia mettendo mano all’organizzazione del lavoro bypassando quelle che sono le regole della concertazione, soprattutto non vorremmo che venga nascosta la verità dei fatti. Ecco questo non farebbe loro piacere. Sarebbe un vero atto di trasparenza pubblicare gli elenchi delle percentuali di fondo attribuite ai quattromila dipendenti individuati dall’azienda.

Forse è anche giunto il momento che per l’Atac intervenga la politica a tutti i livelli, comunali, regionali, nazionali, affinché individui un percorso per compensare le perdite scaturite dalla riduzione del servizio a causa delle misure di contenimento della Covid-19. Il presidente di Atac chiami la sindaca, ovvero la proprietà e solleciti un suo intervento. Dietro a quei quattromila dipendenti ci sono altrettante famiglie e, seppure è vero che non rischiano il posto di lavoro, la decurtazione dello stipendio creerà molti problemi.

L’autoferrotranviere farà la propria parte, come ha sempre fatto, nella speranza che i suoi sforzi non vadano vanificati. 

Associazione Trasportiamo


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28 marzo, 2020

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