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Coronavirus - Sport - Calcio - Intervista ad Andrea De Falco, centrocampista della Viterbese originario di Ancona che racconta: "Tra le regioni più colpite anche le Marche, sono preoccupato"

“Bisogna stringere i denti e ringraziare chi combatte in prima linea contro il virus”

di Samuele Sansonetti
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Sport - Calcio - Viterbese - Andrea De Falco

Sport – Calcio – Viterbese – Andrea De Falco

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Sport – Calcio – Viterbese – Andrea De Falco

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Sport – Calcio – Viterbese – Andrea De Falco

Viterbo – A casa De Falco si vive sospesi tra la gioia immensa di una bambina in arrivo e la preoccupazione profonda per il Coronavirus.

Emozioni contrastanti che faticano a coesistere. Sentimenti che si incontrano in maniera quotidiana con la speranza che l’emergenza sanitaria scompaia il prima possibile.

Dal rettangolo del campo da calcio a quello delle mura domestiche, il centrocampista della Viterbese racconta il suo isolamento da Viterbo e in collegamento costante con Ancona, sua città d’origine da cui arrivano notizie poco confortanti.

Sei preoccupato?
“Sì. Mia moglie è incinta e non è certo il momento più felice per vivere una gravidanza. L’abbiamo tanto cercata e ora dobbiamo essere forti. Avremmo preferito trascorrere alcuni all’aperto in maniera più gioiosa ma lo stare a casa è un sacrificio necessario per tutti. Purtroppo c’è anche chi sta molto, molto peggio”.

Notizie da Ancona?
“Le Marche sono tra le regioni più colpite in Italia. I miei genitori vivono a Falconara Marittima dove si registrano pochi casi ma ho amici che lavorano all’ospedale di Ancona, che gestisce i casi più complessi, e la situazione non è per niente semplice. Bisogna stringere i denti e ringraziare chi combatte in prima linea contro il virus”.

Come la sta vivendo la squadra?
“Abbastanza bene. Parliamo quotidianamente su un gruppo WhatsApp per tenerci compagnia e non sentirci soli. Mandiamo aggiornamenti sui contagi a Viterbo e nelle rispettive zone di provenienza. C’è tanta tristezza ma cerchiamo di tirarci su il morale a vicenda”.

Fare previsioni sulla ripresa è impossibile?
“In questi giorni sì. Al momento la data fissata è quella del 3 aprile ma non credo sia una possibilità reale. La nostra volontà, e penso anche quella di tutte le altre squadre, è tornare a lavorare il prima possibile perché vorrà dire che avremo sconfitto l’emergenza sanitaria”.

Per la Viterbese comunque vada è un peccato…
“Mancavano tante partite e potevamo giocarci le nostre carte per puntare a qualcosa di più importante rispetto alla posizione attuale. Ad oggi rimane un sogno in un cassetto semiaperto”.

Il sogno realistico qual è?
“Tornare a vivere una vita libera. Il calcio sarà una bellissima conseguenza: è uno sport ma anche uno spettacolo e un motivo di svago per i tifosi, che grazie anche alle partite torneranno a respirare”.

Gli ultras della Viterbese hanno organizzato una bella iniziativa di raccolta fondi.
“Vanno applauditi. E’ un’idea stupenda che ha coinvolto anche squadra, staff e società. Ne abbiamo parlato tra di noi e la risposta è arrivata in un lampo: in questi momenti dare una mano a chi è in difficoltà è molto importante. Nel nostro piccolo abbiamo partecipato con le donazioni”.

Per te è il primo anno in una squadra così giovane. Com’è andata finora?
“E’ vero. Non avevo mai giocato in una squadra così giovane sia a livello di età che di esperienza. Ci sono tanti giocatori alla prima o seconda stagione tra i professionisti e io sono uno dei pochi vecchietti della situazione. Cerco di dare consigli ai ragazzi che mi trascinano col loro entusiasmo: grazie a loro mi sento molti anni in meno! Il mio compito, così come quello di De Giorgi e Atanasov prima della partenza, è quello di dare una linea comune”.

Samuele Sansonetti


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30 marzo, 2020

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