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Civitavecchia - Don Federico Boccacci, parroco di San Liborio, racconta come è cambiata la sua attività pastorale usando i social ai tempi del Coronavirus

“Se i fedeli non possono venire in chiesa, il sacerdote può raggiungerli con la tecnologia”

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Don Federico Boccacci

Don Federico Boccacci

Don Federico Boccacci

Don Federico Boccacci

Civitavecchia – “Se i fedeli non possono venire in chiesa, può essere il sacerdote a portare un messaggio di speranza usando le moderne tecnologie”.

Don Federico Boccacci è il parroco di San Liborio. Quartiere di Civitavecchia di 7mila persone con una chiesa in costruzione. Le restrizioni imposte dall’emergenza Coronavirus hanno portato alla sospensione delle tradizionali attività pastorali: dal catechismo alle funzioni celebrative.

Don Federico, di Montalto di Castro, dal 2009 a Civitavecchia, non si è perso d’animo e ha trovato nuovi modi per essere al fianco dei fedeli. “Mi sono chiesto, adesso come si fa? – racconta don Federico -. Serviva trovare canali diversi per raggiungere i parrocchiani. La prima missione di un sacerdote è la preghiera e, anche senza i fedeli, celebra l’eucarestia e prega per tutti. In questo periodo, si sente ancora più investito di questo ruolo“.

E li trova nei social, che si rivelano strumenti preziosi per arrivare alle persone. “Così ho deciso di caricare tutte le mattine un breve video sul mio profilo Facebook per lanciare messaggi positivi, che possiamo trovare anche nei momenti di difficoltà”, dice don Federico. L’idea è stata apprezzata. Basta vedere il numero dei like e delle condivisioni. “Non c’è un filo conduttore. Traggo spunto dalla quotidianità, mentre il tema del video della domenica è ripreso dal vangelo”, spiega il parroco di San Liborio. Ma il “contatto” con la gente non si limita a Facebook. Dall’inizio della quarantena la quotidianità del quartiere è scandita da tre momenti, sempre più attesi. 

A mezzogiorno – dice don Federico – esco in strada e con l’altoparlante recito l’Ave Maria e la benedizione per il pranzo. Stessa cosa alle 19 con la benedizione eucaristica. Il momento forse più particolare è quello delle 18. Uso un impianto stereo per trasmettere mezzora di musica italiana, intervallata con delle mie riflessioni, che si conclude con una canzone religiosa dedicata a tutte le persone, in modo particolare le più fragili“.

Quella di don Federico può essere chiamata la Chiesa 2.0. La Chiesa che individua soluzioni e usa i social e le tecnologie come strumenti per far riscoprire il senso della comunità, nel momento in cui i contatti umani sono ridotti al minimo per la pandemia del Coronavirus.


 


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26 marzo, 2020

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