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Corte d'appello - In primo grado sono stati entrambi assolti con formula piena - Accolto il ricorso del pm Franco Pacifici - Esulta il Codacons per le parti civili

Lago di Vico, processo bis per gli ex sindaci accusati di disastro ambientale

di Silvana Cortignani
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Tribunale - Gli ex sindaci Cuzzoli (a sinistra) e Sangiorgi (a destra) dopo la sentenza d'assoluzione

Tribunale – Gli ex sindaci Cuzzoli (a sinistra) e Sangiorgi (a destra) dopo la sentenza d’assoluzione

Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici

Viterbo – Avvelenamento del lago di Vico: a distanza di tredici anni dall’inchiesta aperta dalla procura nel lontano 2007, si terrà il prossimo 6 giugno il processo bis per disastro ambientale davanti alla corte d’appello di Roma agli ex sindaci di Caprarola e Ronciglione, Alessandro Cuzzoli e Massimo Sangiorgi.

Sangiorgi e Cuzzoli, due anni fa, sono stati assolti in primo grado su tutti i fronti dal collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Gaetano Mautone.

“Perché il fatto non sussiste” – prima ancora dell’inizio del processo – dall’accusa di disastro ambientale a maggio 2018 e poi con formula piena (e sentenza passata in giudicato) a ottobre 2018 dalle residue accuse di non avere adottato, tra il 2007 e il 2011, tutti i provvedimenti utili a scongiurare l’inquinamento delle acque e a salvaguardare la salute della popolazione.

Contro il proscioglimento ex 129 (in virtù della perizia del professor Gallina durante l’incidente probatorio) dall’accusa di disastro ambientale prima del processo di primo grado hanno fatto però ricorso le parti civili (Comitato acqua pubblica, Accademia Kronos, Codici, Codacons e anche due privati cittadini, un uomo e una donna che avrebbero subito danni alla salute andando in canoa e facendo il bagno nel lago di Vico) e il pubblico ministero Franco Pacifici.

Lo stesso pm Pacifici, nonostante non fosse tenuto, era presente all’udienza di discussione del ricorso del procuratore generale dello scorso 3 marzo, al termine della quale la corte d’appello ha praticamente azzerato il processo (in realtà non celebrato) di primo grado, stabilendo che se ne debba celebrare un altro, nuovo, ascoltando tutti i testimoni, compreso il perito della procura Gallina che durante l’incidente probatorio davanti al gup Francesco Rigato smentì inquinamento e eutrofizzazione del lago. 

“Il pm Pacifici ha presentato appello sostenendo che l’incidente probatorio avrebbe detto tutt’altro e che l’assoluzione non ha permesso all’accusa di sentire tutti i testimoni che avrebbero potuto provare il disastro ambientale. Peccato che quei testimoni siano stati poi sentiti tutti, uno a uno, nel processo per il capo stralciato, contro la cui sentenza passata in giudicato il pm non si è invece appellato, dal quale i due ex sindaci sono usciti assolti con formula piena. Cosa potranno dire di diverso?”, si chiede l’avvocato Luca Chiodi che con Antonello Stella difende Cuzzoli e Sangiorgi. 

“La corte d’appello ha accolto il ricorso solo perché era un atto dovuto in virtù di un comma introdotto dalla Riforma Orlando del 2017 relativo all contestazione della prova da parte del pm. Per cui è stata disposta la rinnovazione del processo e fissata un’udienza straordinaria davanti alla corte d’appello di Roma il 6 giugno, quando è prevista una seduta fiume durante la quale saranno ascoltati tutti i testimoni, a partire dal professor Gallina”, conclude l’avvocato Chiodi.

“Capri espiatori” per i difensori, per il pm Franco Pacifici gli ex sindaci – indagati dalla procura per disastro colposo, omissione di atti d’ufficio e distribuzione al consumo umano di acque contaminate – sono colpevoli di non avere adottato, tra il 2007 e il 2011, tutti i provvedimenti utili a scongiurare il peggio. Indagati dalla procura per disastro colposo, omissione di atti d’ufficio e distribuzione al consumo umano di acque contaminate.

Esulta il Codacons. “Il processo riparte da zero – scrive l’associazione dei consumatori in una nota – o, meglio ancora, finalmente parte. La corte d’appello ha infatti annullato la decisione dei giudici del tribunale di Viterbo, i quali avevano assolto gli imputati prima ancora che il processo avesse inizio, facendo illegittima applicazione dell’art. 129 c.p.p., dopo che gli imputati erano stati rinviati a giudizio sulla base di una perizia espletata in sede di incidente probatorio. Ora sarà quindi la corte d’appello di Roma a fare il processo che il tribunale di Viterbo non ha voluto fare”.

Appuntamento il 6 giugno davanti alla corte d’appello di Roma.

Silvana Cortignani


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13 marzo, 2020

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