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Coronavirus - Viterbo - I consigli dello psicologo

Covid-19, è importante continuare a socializzare e organizzare le giornate

di Stefano Scatena
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Stefano Scatena

Stefano Scatena

Viterbo – L’epidemia di Covid-19 non è solo un’emergenza sanitaria per tutto il mondo. E’ anche un’urgenza psicologica ed economica.

Per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, il governo italiano è dovuto intervenire limitando la libertà degli individui.

Dal punto di vista psicologico, possiamo immaginare che la nostra vita in queste settimane sia un diffuso arresto domiciliare: con tutte le problematiche psicologiche annesse a questa condizione.

Nelle persone ai domiciliari, o in comunità, notiamo all’inizio un senso quasi di euforia per non dover lavorare e potersi riposare. Nei giorni successivi c’è un insight (cioè la consapevolezza completa) della privazione della libertà dei propri comportamenti. Segue usualmente un “down”, cioè un abbassamento del tono dell’umore, una ricerca dei “colpevoli” che hanno determinato la situazione in atto, quindi la resa e l’accettazione. Questo schema si ripropone nella psiche di ognuno di noi, ovviamente con ampie differenze individuali.

La quarantena, come un divorzio, un lutto, una crisi esistenziale, è anche uno stato della mente.

La nostra risposta dipende da come decidiamo di vivere una determinata situazione.

Noi psicologi stiamo rilasciando molte interviste, vademecum, consigli su come vivere “il meno peggio possibile” questa privazione, necessaria per tutti, della nostra libertà.

Primo: sforzarsi di vivere la quarantena come un’occasione di crescita personale.

Non è un indorare la pillola, è possibile ed efficace. Cerchiamo di renderci consapevoli che stare a casa al sicuro contribuisce alla salute di tutti i cittadini. Possiamo rivolgerci alla propria interiorità. Dentro ognuno di noi c’è un mondo di desideri, di progetti, di fantasie, di emozioni, di ricordi che sono lì, spesso trascurati o inascoltati, per anni. Si ripropongono in vacanza, durante le festività natalizie, quando dobbiamo stare a letto per un’influenza. Rivolgiamoci ad esse senza paura. E’ il momento della contemplazione, di vivere l’esistenza come fanno gli eremiti o, ancor meglio, i nostri amici cani e gatti.

Secondo: organizzare la nostra giornata in quarantena.

Mai lasciarsi andare ad una giornata sconclusionata o con orari sballati. Il nostro cervello ha dei ritmi ancestrali e acquisiti, che devono essere preservati per il benessere psicologico. Io ad esempio, continuo a svegliarmi alla solita ora, per poi lavorare con i miei pazienti (in videoconsulenza) per il consueto orario, quindi mi dedico alle sei-sette ore di tempo libero. E abbiamo davvero tanti modi per godercelo e apprezzarlo. Leggere un buon libro è un ottimo modo. Passare del tempo con i propri familiari, ad esempio (quante volte li abbiamo trascurati?) Dipingere, provare ad imparare una nuova lingua. Informarci sulle fonti ufficiali, studiare, risistemare casa, ascoltare della musica. Vedere tutti quei film che non abbiamo avuto il tempo di vedere.

Terzo: continuare a socializzare.

La videochiamata è un surrogato del vero contatto umano, ne sono consapevole. Ma di sicuro è meglio di niente e fa bene alla mente. La spinta a parlarci e a guardarci negli occhi è una necessità umana naturale. Possiamo chiamare i nostri cari amici. Conoscere nuove persone e, perché no, nuovi potenziali partner sui social.

Moltissime persone, e qui sta l’emergenza, vivono la loro esistenza con strategie disfunzionali. Gli ansiosi, gli ipocondriaci, i dipendenti affettivi, i violenti, i tossicodipendenti, i ludopati.

Questa può anche essere l’occasione per iniziare un percorso di psicoterapia e rivedere le proprie abitudini mentali e comportamentali acquisite, così da poter presto essere di nuovo pronti a vivere la vita in una maniera nuova, più serena e più funzionale.

Per ultimo: siamo pieni di angoscia, è vero. Quest’emozione si presenta naturalmente nell’Homo Sapiens quando vi è un pericolo nebuloso, vago, una minaccia che non sappiamo come gestire, come comprendere. La nostra mente è piena di mille interrogativi: “Lavorerò in futuro? Come sarà la vita dopo l’epidemia? I miei cari si ammaleranno?” Lo so. Ma dobbiamo riportare la mente sul presente. Sull’attimo che stiamo vivendo. Quando ci cogliamo a pensare troppo al futuro in maniera catastrofica, non stiamo facendo altro che generare attivazione ansiosa. Nessuno conosce il futuro, se non a breve termine. Per ora sappiamo che la soluzione l’abbiamo: per fermare l’epidemia (e si fermerà) dobbiamo adottare il distanziamento sociale. Cominciamo a progettare in queste settimane un futuro roseo per la nostra comunità. Riabbracciarci sarà bellissimo.

Stefano Scatena
Psicologo e psicoterapeuta


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29 marzo, 2020

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