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Mammagialla - In carcere il collegio, il pm Tucci, gli avvocati delle parti e il parrucchiere trentenne viterbese - L'artigiano 51enne ha rinunciato a partecipare all'udienza - Il romeno ha assistito dal penitenziario di Torino

Mafia viterbese, ammissione prove in videoconferenza col Piemonte per Pecci, Erasmi e Pavel

di Silvana Cortignani

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla

Carlo Taormina, Manuel Pecci e Fausto Barili

Carlo Taormina, Manuel Pecci e Fausto Barili

Michele Ranucci

Michele Ranucci – Il difensore di Ionel Pavel

Il carcere di Mammagialla

L’ingresso a Mammagialla per l’udienza

Mafia viterbese - Udienza a Mammagialla

Manuel Pecci esce dal carcere di Mammagialla dopo l’udienza

Mafia viterbese - Udienza a Mammagialla

Udienza a Mammagialla

Viterbo – Mafia viterbese, appuntamento in tribunale e poi tutti a Mammagialla. Senza mascherine anche se a ricordare l’epidemia di influenza cinese ci ha pensato l’avvocato Carlo Taormina su Facebook, ieri mattina di buonora, mentre era in partenza per Viterbo: “Il Coronavirus non è una medaglia… io non ce l’ho e vado in udienza”.

Si è tenuta ieri in carcere in videoconferenza col Piemonte l’udienza di ammissione prove del processo a Manuel Pecci, Emanuele Erasmi e Ionel Pavel, che entrerà nel vivo il prossimo 2 aprile quando saranno sentiti i primi testimoni dell’accusa. 

Una sorta di déjà vu per il pubblico ministero Fabrizio Tucci che ora sta alla Dda di Roma, ma ha a lungo calcato i corridoi del palazzo di giustizia di Viterbo.

C’era anche Manuel Pecci, il parrucchiere trentenne difeso da Taormina e Fausto Barili, davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, giudici a latere Elisabetta Massini e Roberto Colonnello. C’era invece solo l’avvocato Giuliano Migliorati per l’artigiano 51enne Emanuele Erasmi, mentre ha assistito all’udienza in videoconferenza dal carcere di Torino, dove è detenuto in alta sorveglianza, il romeno 36enne Ionel Pavel. 


– Al via a Mammagialla il processo a Manuel Pecci, Emanuele Erasmi e Ionel Pavel


Pavel, Erasmi e Pecci sono accusati di essere concorrenti in alcuni delitti fine nell’ambito della presunta associazione a delinquere di stampo mafioso sgominata nel blitz dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019. E sono i soli dei tredici indagati arrestati che abbiano scelto di essere processati col rito ordinario.

Pecci e Erasmi, gli unici ai domiciliari, dopo un anno a casa col braccialetto elettronico sono tornati liberi dopo il rinvio a giudizio, lo scorso 16 gennaio. “Nei prossimi giorni depositerò istanza per un alleggerimento della misura al mio assistito”, ha invece anticipato a fronte del processo ormai iniziato l’avvocato Ranucci per Pavel. 

Il romeno, nel frattempo, riconosciuto dalla vittima attraverso le foto pubblicate dalla stampa dopo l’arresto dell’anno scorso, è stato raggiunto il mese scorso in carcere dall’avviso di fine indagini con l’accusa di incendio doloso aggravato (Capannone e camion distrutti dalle fiamme, tradito dal Dna Ionel Pavel).

Sarebbe l’autore del raid incendiario messo a segno nel luglio 2014 ai danni di un’azienda da cui sarebbe stato licenziato nella zona artigianale di Tarquinia. L’inchiesta è nelle mani della procura della repubblica di Civitavecchia, che lo ha individuato grazie al confronto del suo Dna con quello repertato a suo tempo sul posto dalla scientifica attraverso delle tracce di sangue lasciate dal piromane, rimasto ustionato, su una porta del capannone devastato dalle fiamme. 

Tornando al processo “per metodo mafioso” che si è aperto ieri a Mammagialla, sono state confermate le 19 parti civili già costituite, su un totale di 47 parti offese, davanti al gup Emanuela Attura del tribunale di Roma. 

Tutte le parti hanno concordato nella richiesta di trascrizione delle intercettazioni. Si torna in aula il 2 aprile. 


Diciannove le parti civili 

Si sono costituiti parte civile Sos Impresa Lazio, il Comune di Viterbo con l’avvocato Marco Russo e l’associazione nazionale antimafia “Antonio Caponnetto” con Felicia D’Amico.

Gli altri sono: l’imprenditore, sindaco di Grotte di Castro e ex patron della Viterbese, Piero Camilli, difeso da Domenico Gorziglia; l’imprenditore viterbese Rinaldo Della Rocca; l’avvocato Roberto Alabiso e la moglie Eleonora Cocciolo, difesi da Eleonora Olimpieri; l’imprenditore viterbese Roberto Grazini, difeso da Marco Russo; Claudio Ubertini e i figli Claudia Ubertini e Enrico Maria Ubertini; il vicebrigadiere dei carabinieri Massimiliano Pizzi; la titolare del compro oro di via Genova Fabiola Bacianini e il marito Stefano Pastura; Emanuele Gorini, difeso da Remigio Sicilia; il 31enne d’origine romena Ion Lazar; Gabriele Petrini; Eleonora Macrì; Pierpaolo Guarriello. 

Silvana Cortignani


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10 marzo, 2020

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  129. "Al fianco di vittime di racket e usura"
  130. "Mafia, è la prima volta a Viterbo"
  131. "Io ti sbudello, io me la prendo anche con un bambino"
  132. "Violenza e terrore, intimidazioni ed estorsioni"
  133. "Grazie alle forze dell’ordine che lavorano per garantire sicurezza"
  134. Auto bruciate, teste di maiale mozzate e buste con proiettili
  135. 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso

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