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Genova – Chi non rispetta i decreti del governo non può più estinguere il reato pagando, ma andrà incontro a un processo.
Almeno a Genova, dove la procura della Repubblica, con una nota del 24 marzo 2020 al questore, ai comandanti provinciali dei carabinieri, della guardia di finanza e della polizia municipale, e per conoscenza ai magistrati, ha stabilito che “a modifica della precedente nota data 16 marzo 2020 ed avente analogo oggetto, si precisa quanto segue: considerata l’ingravescenza del fenomeno e l’aumento delle restrizioni previste dalla presidenza del consiglio dei ministri e dal ministero della salute, si reputa più aderente alla necessità di fronteggiare la crescente violazione delle prescrizioni, la contestazione dell’articolo 260 della legge 1265/1934 (testo unico delle leggi sanitarie) in vece della contravvenzione prevista dall’articolo 650 codice penale”.
“L’articolo 260 sopra richiamato (inosservanza dell’ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo), prevede – sottolinea la procura di Genova – la pena congiunta dell’ arresto e dell’ammenda e pertanto la contravvenzione in questione non è oblabile”. Ciò significa che non si potrà più pagare per estinguere il reato (contravvenzione oblabile), ma sarà necessario affrontare un processo.
“Prego pertanto disporre che – conclude la procura di Genova – in sede di denuncia, l’elezione di domicilio, che dovrà essere contestuale, indichi il reato previsto dall’articolo 260 testo unico delle leggi sanitarie”.
L’articolo 260 della legge 1265 del 1934, approvato durante il ventennio fascista (“Inosservanza degli ordini impartiti per impedire la diffusione delle malattie infettive”), stabilisce che “chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo è punito con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 40 mila a lire 800 mila. Se il fatto è commesso da persona che esercita una professione o un’arte sanitaria la pena è aumentata”.
Daniele Camilli
– Il documento della procura della Repubblica di Genova
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