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Viterbo - La lettera di Marco Santoni, presidente dei dottori commercialisti ed esperti contabili

“Bonus 600 euro, quello che sta accadendo sul sito Inps è esempio di cattiva gestione”

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Marco Santoni, presidente dell'ordine dei dottori commercialisti di Viterbo

Marco Santoni, presidente dell’ordine dei dottori commercialisti di Viterbo

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Lungi da me fare critiche ai funzionari Inps che stanno svolgendo il loro ruolo con coraggio, spirito di servizio e abnegazione mettendo a repentaglio la propria salute e quella dei propri familiari.

Quello che però sta accadendo questa mattina con le comunicazioni del famigerato bonus di 600 euro è la perfetta immagine di come negli ultimi trenta anni l’informatizzazione del nostro stato sia stata mal gestita nella ricerca purtroppo miope di agevolare il lavoro della Pa che, frammentata in singoli comparti e in singoli uffici, presenta modelli comunicativi lacunosi e non funzionali.

Il vero fine dell’utilizzo del mezzo informatico dovrebbe essere quello di rendere più agevole il lavoro, evitando tramite la condivisione dei dati la ripetizione di quanto già in possesso della Pa.

Il mezzo informatico in primis dovrebbe essere utile ai cittadini contribuenti. Subito dopo supportare la Pa che comunque è pagata dai cittadini per le funzioni che esercita.

Siamo al quarto modello di autocertificazione. E’ mai possibile, mi chiedo, che tramite uno smart phone anche basic un poliziotto non possa all’atto di esibizione di uno stupido documento di riconoscimento sapere che sono un dottore commercialista, con un codice attività “Ateco” che mi permette di andare allo studio, che sono il presidente dell’ordine, che abito in via xxxx e che mi sto recando al mio domicilio lavorativo sito in yyyy o presso l’ordine (ente pubblico) ubicato in …. zzzzzz? Tali informazioni sono state riversate negli archivi della Pa centinaia di migliaia di volte quotidianamente fino allo sfinimento negli ultimi trenta anni.

Tutti questi dati, relativi a tutti i cittadini regolari che pagano le tasse e i contributi per intenderci, sono in possesso della Pa replicati in una miriade di data base, aggiornati a ieri perché richiesti quotidianamente. Ed ecco che, veniamo al nocciolo della questione, anche oggi per chiedere questo benedetto bonus di 600 euro siamo alle solite.

I dati richiesti, che per la maggior parte sono già in possesso della Pa, risultano necessari e devono essere immessi per progredire nella procedura. La conseguenza? Milioni di soggetti davanti ai computer a smanettare dati di dominio pubblico causando sovraccarico e collasso al sistema.

Se abbiamo deciso di mettere nelle mani del web e dell’informatica parte della nostra vita, impariamo a utilizzare tali mezzi per le potenzialità che li caratterizzano. Cerchiamo di rendere tali strumenti utili e non nemici del popolo e ricordiamoci che alla base deve esserci sempre il rispetto umano. I cittadini onesti ne hanno diritto. Solo così accadrà che nei momenti di emergenza come questo, ma non solo, la digitalizzazione potrà veramente essere utile a tutti.

Marco Santoni

 


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1 aprile, 2020

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