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Tragedia nei boschi di Soriano - Ai domiciliari Dante Presciutti e Zechir Mahmudov - Sono accusati di omicidio colposo

Boscaiolo schiacciato dal trattore, slitta a fine maggio il processo ai datori di lavoro

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Botan Dumitru

Botan Dumitru

Soriano nel Cimino - Incidente mortale sul lavoro - I carabinieri sul posto

Soriano nel Cimino – Incidente mortale sul lavoro – I carabinieri sul posto

Soriano nel Cimino – (sil.co.) – Boscaiolo schiacciato dal trattore, a causa dell’emergenza Coronavirus è stato rinviato al 20 maggio il processo ai datori di lavoro ai domiciliari dal 13 novembre con l’accusa di omicidio colposo e di varie violazioni della normativa sul lavoro. Agli arresti da quasi sei mesi sono l’imprenditore 46enne di Vetralla Dante Presciutti e il 43enne d’origine macedone Zechir Mahmudov, di Ischia di Castro.

La vittima è Botan Dumitru, il padre di famiglia 29enne morto sul colpo nel drammatico incidente avvenuto la mattina del 19 giugno 2019 in un bosco impervio in zona Piangoli-Acquaspasa a Soriano nel Cimino. Presciutti è il titolare della ditta di Vetralla fallita nel 2018 per cui lavorava l’operaio mentre Mahmudov risulta essere il vicepresidente della cooperativa Agripro di Caprarola per cui il 29enne lavorava al momento della disgrazia. Dumitru, che risiedeva a Vetralla, ha lasciato vedova la moglie e orfani due bambini in tenera età. 

La vittima, sbalzata dal trattore che si è ribaltato più volte precipitando lungo un tratto di oltre 70 metri fino a valle, secondo l’accusa non avrebbe avuto neanche la patente e nessuna abilitazione alla conduzione di mezzi d’opera. 

Nonostante i dipendenti fossero all’oscuro dell’esistenza della cooperativa Agripro, avrebbero ben conosciuto che a gestire l’attività in concreto erano Presciutti e Mahmudov, impartendo le direttive e corrispondendo le retribuzioni. Presciutti, secondo l’accusa, si serviva del prestanome, J.C.K. essendo stata dichiarata fallita la sua ditta individuale l’8 marzo 2018, con “trasmigrazione dei dipendenti nella Agripro”.

Due gli indagati a piede libero. Sono il prestanome J.C.K., un 31enne di nazionalità romena ufficialmente legale rappresentante di Agripro, e la moglie di Presciutti, E.F. di 36 anni. La donna in quanto proprietaria del trattore dato in comodato d’uso alla cooperativa, il 31enne in quanto prestanome.

Gli imputati Presciutti e Mahmudov sono difesi, rispettivamente, dall’avvocato Roberto Massatani e dall’avvocato Samuele De Santis.


Una lunga scia di sangue

Oltre all’infortunio mortale  del 19 giugno e all’infortunio mai denunciato del 22 settembre 2018 a Castel Giorgio, quello di cui è stato vittima il futuro prestanome di Presciutti, J.K.C., ne è emerso un altro, avvenuto la primavera scorsa a Piansano, in cui la vittima, un operaio romeno 37enne, C.P., si è ferito con una motosega, riportando gravi lesioni.

“Riguardo al Presciutti si osserva che, al di là della sua formale incensuratezza scrive il gip Rigato – è gravato da plurimi procedimenti penali aventi ad oggetto anche violazioni della normativa in materia di sicurezza e salute sui posti di lavoro. Le esigenze cautelari vengono rese ancora più pressanti alla luce degli infortuni”.


“Era Presciutti il vero dominus della cooperativa”

“Che Presciutti fosse il vero dominus della cooperativa Agripro – scrivono gli investigatori – emerge anche dai tabulati relativi al traffico telefonico”. 

Mahmudov, che si occupava di dirigere gli operai sui luoghi di lavoro, era presente all’infortunio mortale occorso a Botan, testimone oculare del ribaltamento del trattore.

“Ancora prima di allertare i soccorsi si preoccupava di avvertire Presciutti, probabilmente per accordarsi sulla versione da dare”, si legge nelle 53 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Francesco Rigato. Solo un’ora dopo ha avvisato il prestanome J.C.K..


“Assoluto spregio verso le più elementari norme antinfortunistiche”

Non a caso gli arresti per omicidio colposo e innumerevoli violazioni della normativa sul lavoro sono scattati a distanza di cinque mesi dalla morte di Botan Dumitru.

Il gip Rigato parla di “imperterrita prosecuzione dell’attività della cooperativa nelle medesime precedenti condizioni di trascuratezza delle minime condizioni di sicurezza dei lavoratori” e “assoluto spregio dimostrato dagli indagati anche verso le più elementari norme antinfortunistiche, anche in considerazione della continuazione dell’attività lavorativa da parte della Agipro”.

Decisivi i tanti infortuni in cui sono rimasti coinvolti operai della Agripro emersi nel prosieguo delle indagini e l’ispezione effettuata lo scorso 24 settembre dalla Asl di Civita Castellana e dai carabinieri forestali di Soriano nel Cimino nel medesimo bosco in località Acquaspasa in cui alle 11 circa del 19 giugno si è verificato l’incidente costato la vita a Dumitru Botan. 

“Gli indagati – si legge nell’ordinanza – sembrano agire come se la normativa antinfortunistica non esistesse e appaiono del tutto incuranti delle possibili conseguenze che ciò può determinare in relazione alla stessa incolumità dei lavoratori, in un settore in cui molteplici sono i pericoli, in relazione a strumenti come mezzi meccanici, motoseghe e via dicendo e alla conformazione dei luoghi in cui operano, costituiti da boschi spesso collocati in zone impervie”. 


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28 aprile, 2020

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