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“La salute è prioritaria, ma la produzione va ripresa il prima possibile nel distretto ceramico”

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Economia - Stefania Palamides, presidente di Unindustria Viterbo [3]

Economia – Stefania Palamides, presidente di Unindustria Viterbo

Viterbo – “La salute è chiaramente prioritaria, ma le produzioni devono riprendere il prima possibile nel distretto ceramico”. Se lo augura Stefania Palamides, presidente di Unindustria Viterbo, lei stessa al vertice di una delle aziende del polo di Civita Castellana. 

Tra i tanti settori obbligati al fermo produttivo dal lockdown imposto dal governo per bloccare i contagi da Covid-19 c’è, infatti, anche quello ceramico. L’area industriale di Civita Castellana, la più grande della Tuscia, è ferma. Al momento a data da destinarsi. Ma, visto che la cosiddetta fase 2 dovrebbe essere alle porte, Unindustria si augura che le aziende possano tornare a produrre quanto prima.

Presidente Palamides quando si potrà ricominciare ad attivare le aziende del distretto ceramico secondo lei?
“Questa decisione non spetta a noi. E’ il governo che decide a livello nazionale in che termini si potrà iniziare di nuovo ad eliminare il blocco delle aziende considerate non di primaria necessità. E noi, chiaramente, ci atterremo strettamente a quanto verrà stabilito. Certo è, però, che se è vero che da dopo il 13 aprile verrà deciso di passare a una fase successiva a quella attuale, di parziale allentamento delle misure restrittive, io mi auguro che anche il distretto ceramico possa ripartire. La salute viene prima di tutto, questo è fuori discussione. Ma anche l’economia ha un peso enorme sulle vite delle tantissime famiglie che gravitano e si sostengono nelle aziende di Civita Castellana e del suo circondario”.

In che modo ipotizzate di poter ripartire, tenendo presenti le nuove necessità di distanziamento tra i lavoratori e di fornitura di dispositivi di protezione individuali?
“Noi ben prima che fossero imposte mascherine, guanti e sanificazioni degli ambienti ci eravamo già dotati di tutti questi accorgimenti per far lavorare in assoluta sicurezza il nostro personale. Dopo l’8 marzo, ovvero subito dopo la chiusura delle scuole e del primo decreto di chiusure parziali che ci permetteva di andare avanti con la produzione, abbiamo fornito a operai e impiegati i dispositivi di protezione individuale, abbiamo disposto le entrate dei lavoratori suddivise per turni per farli incontrare il meno possibile, abbiamo sanificato una volta al giorno tutti i locali, compresi i distributori automatici del caffè. Questo per dire che siamo pronti ad assicurare luoghi sicuri a chi lavora al distretto ceramico. Nei prossimi giorni, poi, contiamo di fare ulteriori provviste di mascherine e guanti per averne disponibili per un lungo periodo”.

Quanto sarà grave questa crisi economica legata all’emergenza Coronavirus per il distretto economico? 
“Sarà sicuramente molto grave. Quanto grave al momento è difficile dirlo. Anche perché finché non sappiamo quando e come si riparte non possiamo dire quanto ci avrà fatto perdere nel periodo di chiusura. Per questo, ripeto, penso sia fondamentale che il prima possibile si possa riattivare la produzione. Basti pensare che nel Lazio è stata stimata una perdita di 300 milioni al giorno di Pil. In queste tre settimane le aziende di Civita Castellana hanno perso centinaia di migliaia di euro. Più si resta chiusi più si perdono soldi e, di conseguenza, si rischia di perdere anche posti di lavoro”.

Chi rischia di più?
“Come al solito in questi casi più le aziende sono piccole e più soffrono perché non riescono a recuperare. Il problema è che molte di queste stavano rialzando ora, in questi mesi, la testa dopo la grande crisi economica del 2009. Ma se quella è stata una grande crisi, questa rischia di essere enorme, devastante. Non abbiamo idea di come reagiranno i mercati quando si riaprirà. E’ difficile pensare che ci siano gli stessi ordinativi di qualche mese fa come se niente fosse successo…”.

Il governo, però, ha annunciato manovre importanti. E anche l’Europa pare sia intenzionata a fare la sua parte.
“Sì è vero. Il presidente del consiglio ha annunciato un nuovo decreto con misure importanti. Ma il testo non è stato ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale e quindi non lo abbiamo letto. Prima di giudicarlo e di decidere se quello che è stato messo sul piatto sia abbastanza bisognerà analizzarlo bene. Anche l’Europa dovrà intervenire per aiutare i paesi coinvolti, perché il problema non è solo italiano”.

Cosa vede, dunque, nel futuro prossimo del distretto ceramico di Civita Castellana?
“Io mi sento di dire che sono ottimista, ma con una buona dose di realismo. La situazione è difficile, non si può negare. Ma dobbiamo sperare che le cose vadano per il meglio evitando inutili polemiche tra gli schieramenti sindacali e le associazioni di categoria. Siamo tutti nella stessa barca, tutti teniamo alla ripresa delle produzioni e del lavoro. Ora pensiamo alla salute, poi però, al più presto, attiviamoci tutti insieme per pensare anche all’economia”.

Francesca Buzzi


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