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Il giornale di mezzanotte - Viterbo - Marco Marcelli, direttore dell’unità operativa complessa di neuropsichiatria infantile alla Asl

“In questo periodo bisogna coinvolgere i nostri figli, dai giochi alle piccole attività motorie”

di Maurizia Marcoaldi
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Marco Marcelli

Marco Marcelli

Viterbo – Come raccontare ai bambini l’emergenza coronavirus? Come trascorrere in casa le diverse ore della giornata? Come gestire in spazi chiusi la loro iperattività? Queste alcune delle domande che i genitori italiani si stanno ponendo da un mese a questa parte. A rispondere è il dottor Marco Marcelli, direttore dell’unità operativa complessa di tutela salute mentale e riabilitazione in età evolutiva-disabile adulto della Asl di Viterbo.

Consigli che possono aiutare a gestire un periodo particolarmente delicato sia per gli adulti che per i più piccoli. Oltre a percepire l’esposizione al rischio del contagio, è chiara la sensazione che le misure del governo, che è bene ricordare essere necessarie, abbiano in qualche modo fatto irruzione nelle vite di tutti. Sono cambiate abitudini e in parte sono cessate le possibili evasioni.

Nella homepage del sito della Asl di Viterbo c’è un ulteriore aiuto. Una finestra dedicata al “Nuovo coronavirus, domande e risposte”. Al suo interno anche la sezione “a casa al tempo di Covid-19: consigli educativi per genitori”, curata da Uoc Tsmree – disabile adulto e Uoc psicologia diretta dal dottor Sergio Cavasino.

L’emergenza coronavirus va spiegata ai bambini e ai ragazzi? Se sì, in che modo?
“Penso, e credo che il mio pensiero sia condiviso anche dai colleghi, che sia necessario parlare e spiegare al bambino o al ragazzo il periodo di emergenza. Questo anche perché c’è un’esposizione tale, pensiamo ai tg o ai social, che porta inevitabilmente molti giovani a contatto con l’informazione. Inoltre la vita è in qualche modo cambiata per tutti e il cambiamento va affrontato. E’ importante quindi dire la verità. Bisogna farlo in modo chiaro e comprensibile, tenendo conto dell’età dei nostri figli e, se presente, di un’eventuale disabilità. Per i più piccoli, dai 5 anni in su o anche prima se il bambino interagisce e mostra curiosità, si può spiegare questo momento con delle storielle magari dove c’è un piccolo mostro che sta determinando un’influenza e dove le mascherine servono per proteggersi. Per gli adolescenti o pre-adolescenti la spiegazione sarà più chiara e meno fantasiosa, magari leggendo insieme i giornali o guardando i telegiornali. Oltre alla spiegazione, è importante anche l’atteggiamento del genitore. Bisogna raccontare questo periodo in modo tranquillo, evitando di generare ansia nei bambini o nei ragazzi. Va assicurato loro che gli adulti stanno comunque facendo tutto quello che c’è da fare per risolvere la situazione e bisogna dare loro speranza. Allo stesso tempo però va usata fermezza per far capire che certe cose vanno rispettate e fanno parte di una nuova routine. Mi riferisco alle nuove misure, partendo dal semplice lavaggio delle mani. Rendere insomma tutto ciò che è eccezionale come abituale”.

E’ bene che i bambini o i ragazzi guardino il tg o siano coinvolti in discorsi tra adulti riguardanti l’emergenza che stiamo vivendo?
“In generale è bene evitare un’esposizione eccessiva mediante i telegiornali. Occorre sempre un filtro e un attento monitoraggio da parte dei genitori. Per i più piccoli direi che non è un bene lasciarli da soli davanti ai tg o a certe immagini. Non lascerei neanche come sottofondo un telegiornale, magari mentre cuciniamo o facciamo altro. Per i più grandi il genitore può accompagnare l’informazione e fare da filtro. Bisogna spiegare loro cosa sta succedendo e perché”.

Come si può gestire la lontananza degli affetti, come quella dei nonni o degli amichetti di scuola?
“Qui i dispositivi tecnologici ci aiutano. La possibilità di fare chiamate, videochiamate o scambiarsi messaggi rende possibile un contatto. Anche con i nonni è importante mantenere un dialogo tramite chiamate o magari videochiamate. Ovviamente gli adolescenti e pre-adolescenti da questo punto di vista hanno meno problemi perché vivono a contatto con la tecnologia tutti i giorni. Chiaramente però non bisogna lasciarli sempre davanti al pc o al cellulare. Il genitore deve cercare di esercitare un controllo, non oppressivo ma che comunque porti a un minimo di regolamentazione dell’uso dei dispositivi. Per i più piccoli è bene che ci sia un filtro maggiore da parte del genitore. Magari un bambino chiede il perché non può vedere un suo amichetto e allora ci si può accordare tra genitori e fare una videochiamata. In questo modo si può creare un’interazione anche tra adulti e scambiarsi idee su come trascorrere le giornate. Va comunque fatta una riflessione in più in merito”.

Ossia?
“Questo periodo di emergenza può essere anche un’occasione per ritrovare delle modalità relazionali. Solitamente viviamo in un mondo con ritmi particolarmente frenetici e spesso anche i rapporti relazionali sono sbrigativi. Questo periodo può quindi magari essere usato per ritrovare o sviluppare la comunicazione all’interno delle famiglie. Magari un genitore può raccontare le proprie esperienze di vita, la storia della famiglia. L’adulto può anche predisporsi maggiormente all’ascolto degli interessi dei figli. E’ importante provare a stimolarsi reciprocamente”.

Quali giochi o attività nelle tante ore che si sta a casa?
“Innanzitutto è bene non lasciare i bambini, anche i più piccoli, davanti a un tablet. Poi per i giochi dipende anche un po’ dall’età. Si possono recuperare quelli manuali e di costruzione, oppure quelli di ruolo. Si può coinvolgere i più piccoli in attività domestiche. Si possono fare dolci insieme o dedicarsi a qualche attività che piace ai papà. Si possono leggere i libri o magari vedere un tutorial di ballo e provare a ripeterlo insieme. Fare anche piccole attività motorie, come la zumba. Per i più grandi, che hanno la giornata già impegnata tra lezioni e compiti, è bene lasciare un po’ di tempo per rilassarsi e per comunicare con i propri compagni. I ragazzi si possono coinvolgere anche con giochi di gruppo, di società o di ruolo. E’ importante poi farli anche sentire adulti e coinvolgerli nelle routine di casa, ridistribuendo i compiti, e riconoscere l’operato di quell’azione. Si può inoltre coinvolgere il ragazzo nei nostri interessi, come un programma televisivo di gusto comune. Infine è importante stimolare i ragazzi alla lettura di qualche libro scelto da loro”.

Come gestire in spazi chiusi l’iperattività dei bambini?
“Chi ha un giardino o uno spazio esterno è facilitato. Per gli altri bisogna adattarsi. I più piccoli possono essere coinvolti facilmente nella danza, magari anche con brevi tutorial presi da internet. Ci si può inventare anche un gioco con piccola attività motoria o ripescare i giochi dell’infanzia e riadattarli alla casa. Penso ad esempio al gioco della campana. Gli adolescenti invece sono più difficili da coinvolgere, ma magari possono essere stimolati cercando su internet un tutorial con alcuni esercizi e farli tutti insieme. Si può organizzare, senza diventare una caserma, un tot di tempo al giorno dedicato all’attività motoria. Un ragazzo può anche decidere di fare i pesi e crearsi una routine in un determinato orario”.

La tensione percepita in questo periodo di emergenza può comportare qualche difficoltà nell’addormentarsi?
“Qualche tensione, visto il periodo, è sicuramente inevitabile. L’importante in questo caso è mantenere la routine e non lasciarsi andare a orari sconclusionati. Tra le routine da mantenere c’è quella del sonno. Gli adolescenti dovrebbero andare a letto come se andassero a scuola, anche perché c’è la didattica online e ci sono gli orari da rispettare. Per i più piccoli bisogna cercare di allentare le tensioni verso sera. Magari evitare di discutere o affrontare argomenti legati al coronavirus nelle ore serali. Inoltre nel tardo pomeriggio vanno evitate anche le piccole attività motorie. Meglio attività rilassanti come la lettura o mettere luci soffuse. Per gli adulti bisogna ricordarsi che è bene alternarsi nell’assistere i ragazzi. Anche i genitori hanno bisogno di respiro ed è importante concedersi l’un l’altro un po’ di spazio per riprendere le energie”.

Per i ragazzi con disabilità?
“Tutto questo che abbiamo detto è valido, anche se con maggiore attenzione verso il singolo caso, per i bambini con qualche difficoltà. A questo proposito segnalo la fondazione ‘Oltre di noi’ che ha istituito una piattaforma Zoom in cui si possono incontrare telematicamente genitori e famiglie che hanno figli con disabilità. Ci sono incontri telematici con una psicologa. Un aiuto per affrontare insieme questa emergenza”.


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1 aprile, 2020

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