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Il giornale di mezzanotte - Civita Castellana - Non ha dubbi Gianni Calisti, nella doppia veste di presidente Federlazio e titolare della Scarabeo Ceramiche ma sottolinea: "Serve maggiore chiarezza da parte del governo"

“Le imprese scalpitano, se il 3 maggio arriva il via libera siamo pronti a ripartire la sera stessa”

di Silvana Cortignani

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Il distretto ceramico di Civita Castellana

Il distretto ceramico di Civita Castellana

Gianni Calisti

Gianni Calisti

Civita Castellana – “Le imprese scalpitano, se il 3 maggio arriva il via libera siamo pronti a ripartire la sera stessa”. Non ha dubbi Gianni Calisti, nel suo doppio ruolo di presidente della Federlazio e di imprenditore del settore ceramico, titolare della Scarabeo di Civita Castellana. 

Emergenza Coronavirus, quattro le condizioni per l’avvio della Fase 2. Sono le famose quattro “d” del dopo blocco totale. Distanza: un metro di sicurezza tra le persone. Dispositivi: ovvero obbligo di mascherina per tutti. Digitalizzazione: obbligo di smart working per chi può farlo. Diagnosi: con il lancio dei test sierologici.

In Lombardia si parla anche di scaglionare il lavoro su 7 giorni anziché su 5. La Regione Lazio, intanto, sta lavorando su una road map della ripartenza attraverso tavoli e confronti con le associazioni e le parti datoriali. Nella Tuscia gli occhi sono puntati in particolare sulla ripresa dell’attività del polo ceramico di Civita Castellana, ma anche sulle altre realtà produttive che danno lavoro a migliaia di persone.

Oltre duemila gli addetti solo nel distretto industriale, dove la base per una ripartenza nella massima sicurezza è la linea anti-contagio del “patto di Sassuolo” siglato da sindacati e Confindustria. 

Sindaco e sindacati sono favorevoli alla riapertura dopo il 3 maggio delle ceramiche, purché venga garantita la sicurezza dei lavoratori. Che ne pensa Gianni Calisti da presidente e imprenditore?
“Martedì di questa settimana c’è stata una teleconferenza anche con tutto lo staff del presidente Nicola Zingaretti, per quanto riguarda il discorso della riapertura e tutti sono concordi per accelerare i tempi per la ripartenza”.

Se il via libera alla riapertura dovesse arrivare la sera del 3 maggio, voi sareste in grado di ripartire la mattina del 4 maggio?
“La mattina del 4? Noi siamo pronti a ripartire la sera del 3. Verso mezzanotte si comincia a lavorare”.

Quindi le aziende sono pronte ad affrontare la Fase 2?
“Noi scalpitiamo per ripartire. Primo, perché abbiamo bisogno di rimetterci in pista e vedere realmente quello che troviamo e quello che troveremo dopo tutta questa storia. Secondo, perché abbiamo proprio bisogno di riprendere fiducia, perché qui se non ricominciamo a fare qualche cosa, diventa un dramma. Terzo, noi siamo pronti, in qualsiasi momento ci dicano ‘via’, con tutti gli ausili possibili e immaginabili. Siamo pronti a seguire alla lettera e dettagliatamente tutto quello che è stato prescritto come comportamento da tenere. Mascherine, non mascherine, distanza di sicurezza, qualsiasi cosa. Ci sta bene tutto. Siamo pronti a poterlo fare in qualsiasi momento. Ci siamo adeguati immediatamente al decreto del 14 marzo, per cui non abbiamo problema di nessun tipo”.

Parla solo per le imprese del polo ceramico?
“Una cosa importante. Io non parlo soltanto per quel che riguarda la ceramica. Io parlo per quanto riguarda tutte le imprese del Viterbese e in linea di massima tutte sono abbastanza pronte, poi chi non è pronta trarrà le dovute conclusioni e se ne assumerà le proprie responsabilità. Oltre alle ceramiche c’è il tessile, c’è il meccanico, l’edilizia, ci sono tante categorie che potrebbero ricominciare tranquillamente”.

Parliamo della sua azienda, la Scarabeo Ceramiche di Civita Castellana. E’ tra le più grandi?
“Siamo tra quelle più importanti, ma non tra le più grandi. Abbiamo tutti i dispositivi necessari e oltre per riprendere immediatamente la produzione. Abbiamo 65 addetti e facciamo il 78 per cento di esportazione in tutto il mondo, dall’Australia al Giappone, all’America sia del nord che del sud, a tutta l’Europa, all’India, i continenti li tocchiamo tutti. Sono scemati i paesi arabi, perché non cercano materiale di alta qualità e di alto design come altre società mature. Noi facciamo anche le navi da crociera. Abbiamo fatto dei grossi complessi a livello mondiale, come The Palm e Dubai, le famose tre isole artificiali, lì ci sono tutti prodotti nostri”.

Che nicchia di mercato occupano i prodotti del polo ceramico civitonico?
“Civita Castellana ormai ha un settore medio-alto del target, sia per il disegno che per la qualità, per cui abbiamo bisogno proprio di mercati maturi, che vanno a sostituire, a cambiare i loro prodotti qualitativamente inferiori. Una scelta che in questi ultimi anni ci stava ripagando”.

Lei prevede che ci saranno un calo della produzione e un calo occupazionale?
“Adesso, in tutta coscienza, è molto difficile poter determinare se ci saranno. Bisognerà vedere cosa realmente troveremo quando andremo a ripartire, perché non saremo noi a decidere quello che succederà, ma sarà la domanda del mercato che ci dovrà mettere in condizione di capire quello che dobbiamo fare. Indubbiamente un calo di produzione e un calo di occupazione la prevediamo, fino a che punto non lo sappiamo. D’altro canto è l’economia che ci dirà quello che dobbiamo fare e quello che non dobbiamo fare”.

E’ ipotizzabile lavorare H24, sette giorni su sette?
“Per quanto riguarda le lavorazioni, io sono del parere di restare su quello che erano i cinque giorni di presenza settimanali. Poi logicamente ci sono anche attività che potrebbero protrarre questo periodo anche ai sette giorni, diluendo e dilazionando. Avendo però una conoscenza più approfondita per quello che è il discorso della ceramica, dove le distanze tra i vari dipendenti e i mezzi che possiamo mettere a disposizione sono tante, non credo che ci possano essere problemi di questo tipo”.

Pronti a ripartire. E la sanificazione?
“L’abbiamo già fatta, perché col decreto del 14 marzo, prima della chiusura abbiamo sanificato tutto. Abbiamo chiuso il 19 o il 20, mentre abbiamo spedito fino al 25 marzo, come da decreto. Durante quei giorni in cui abbiamo potuto continuare a spedire il materiale con gli ordini già in corso, perché non potevamo bloccare tutte le spedizioni, veniva fatta la sanificazione tutti i giorni dall’addetto che andava tutte le sere a fare il giro, a pulire tutte le cose”. 

Si ricorrerà alla cassa integrazione?
“Si ricorrerà alla cassa integrazione, come stiamo facendo adesso. Anche qui, però, c’è da fare una puntualizzazione. Noi siamo già ricorsi per decreto alla cassa integrazione e la stragrande maggioranza delle aziende ha pagato già la cassa integrazione. Ma ancora non siamo in gradi di poterci defalcare dall’F24 la cassa integrazione, che per noi è una boccata d’ossigeno, perché noi la stiamo anticipando e se non rientreremo velocemente di quei soldi che abbiamo già anticipato è ancora un danno. Qui è l’Inps che deve fare la sua parte”.

Cosa deve fare l’Inps?
“Quando dobbiamo pagare la cassa integrazione, possiamo andarcela a defalcare dalle imposte cui siamo sottoposti. E c’è il famoso modello F24, che noi paghiamo ogni 15 del mese, dove c’è un numeretto su una casella cui facciamo riferimento e diciamo ‘non ti pago questo per questo motivo’. Ma se è saltato tutto e non era prevista quella casella, non possiamo riprenderceli i soldi “. 

Come sono invece i rapporti con le banche?
“Devo dire che le banche sono molto aperte, però anche loro sono ferme per capire quello che realmente debbono fare, perché la modulistica e tutto il resto ancora non è di semplice lettura e debbono capire quello che devono fare, perché sono pronte a mettersi in gioco per aiutarci. A crearci un altro debito, è vero, ma va bene così”.

Sul fronte delle misure concrete a sostegno della ripresa, qual è la situazione?
“E’ la cosa più importante in assoluto. Saranno da vedere e da valutare realmente quali sono gli aiuti che arriveranno sul territorio, se gli aiuti sono debiti o gli aiuti sono a fondo perduto. Io ho capito che fino ad adesso sono tutti debiti, fermo restando se arriveranno e quando arriveranno. Perché in qualsiasi forma dovessero arrivare, se arrivano in un tempo accettabile probabilmente potremmo salvarci e in qualche modo ci potrebbero essere pochi morti, ma se arrivano fra 2-3-4 mesi, i morti non lo sappiamo quanti sono”.

Imprese pronte a ripartire a razzo per far ripartire il sistema paese. Cosa chiedete, se chiedete, al governo?
“Vorremmo che ci fosse più chiarezza, come è stato fatto già da ieri sera (giovedì, ndr) dalla Merkel e da tante altre nazioni, per farci capire quello che dobbiamo fare. Perchè a oggi noi non riusciamo a capire più niente. Tanti parlano, ma nessuno dice quello che dobbiamo fare”. 

Silvana Cortignani


Articoli: “Polo ceramico, credo si possa riaprire in sicurezza” – “Tolleranza zero, forni accessi solo se sarà salvaguardata la salute dei lavoratori”

 


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19 aprile, 2020

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