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Viterbo - La famiglia ricorda Carlo Barbanti scomparso un anno fa

“Non controlliamo la fortuna ma saperne sorridere ci rende invincibili pur nella nostra fragilità”

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Carlo Barbanti

Carlo Barbanti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Se n’è andato quasi in punta di piedi, cogliendo tutti alla sprovvista, perché nonostante la malattia con cui combatteva da molti anni mai aveva ceduto il passo alla disperazione e alla paura.

In questi giorni così particolari, in cui siamo obbligati a stare dentro casa per l’emergenza Coronavirus, il pensiero torna continuamente su di lui e sull’ultimo periodo della sua vita, trascorso nelle mura domestiche tra sofferenze e difficoltà. Mai un lamento, mai un accenno di invidia per il mondo esterno che scorreva imperturbabile, mentre il suo si era fermato.

Rimangono i suoi pensieri su Facebook: coraggiosi, pieni di vita. Condividere la sua esperienza con altre persone lo aiutava a stare meglio.

Ora è chiaro come non mai il bisogno tutto umano di non sentirsi solo nella tempesta, di creare un legame da poter alimentare anche a casa nei momenti più duri, di cercare il sostegno degli amici. Pensiamo alla nostra situazione attuale: noi, costretti all’isolamento ma uniti da una condizione comune, con il futuro davanti e la speranza di riprendere presto i nostri ritmi di vita; loro, le persone che combattono, da sole con il proprio fardello e un destino incerto.

“Bisogna accettare qualsiasi condizione che la vita ci riserva, purché si vada avanti almeno con sufficienza. Non bisogna mai scoraggiarsi anche nelle evenienze peggiori, perché coloro che ci hanno amato vorrebbero vederci sereni, felici. Ed è anche per loro che dobbiamo reagire in situazioni particolari e difficili, finché la Vita ci permette di sorridere ancora” scriveva sul suo diario virtuale. Con il suo esempio ci ha mostrato che la fortuna è una variabile, una forza superiore su cui non abbiamo alcun controllo: ma saperne sorridere ci rende invincibili, pur nella nostra umana fragilità.

Diceva di essere “ateo cristiano”, usando un’espressione quasi ossimorica che ben riassumeva il suo pensiero riguardo la religione, ma quanta fiducia e quanta speranza trasmettevano i suoi gesti e le sue parole a chi lo conosceva. Non a caso, fede e fiducia – dal latino fides – condividono la stessa radice etimologica.

A questo proposito Don Gianni Carparelli, caro amico di famiglia e sacerdote di ampie vedute e profonda cultura, ha scritto: “Quando penso a Carlo, la mente vola al De Rerum Natura di Lucrezio Caro, poema del primo secolo avanti Cristo. Si dice, a ragione, che gli autori cristiani videro in esso un’opera contro la religione e fecero in modo che non venisse conosciuto. Vi si legge un certo conflitto tra ragione e religione. La scoperta di questa opera fu salutata come inizio dell’epoca moderna che cerca nella scienza la ragione delle cose e non nelle fantasie degli dei della Roma antica. Lucrezio, pur dedicando la sua opera in poesia alla dea Venere, fa capire benissimo che la realtà del mondo e degli uomini segue altri cammini e ha altre origini. Diciamo che è un intelligente miscredente nella vita anche se rispettoso delle credenze. I miti (e anche quello della creazione nella Bibbia è un mito) raccontano una verità, ma non quella che immaginiamo noi. Raccontano la ‘verità’ che noi e tutto quello che nei milioni di anni è arrivato fino a noi, è avvolto nel mistero (…). Sapete: Carlo non aveva torto quando se la prendeva con certe manie chiamate religiose o devote. Gli agnostici e i critici ci aiutano a purificare le nostre idee e quella che comunemente chiamiamo fede: l’insieme delle abitudini devote, quelle che costellano le tradizioni dei paesi. Ma la fede non è definita da queste devozioni. La fede è sentire profondo il mistero dentro di noi e continuare a creare di continuo un mondo migliore, un’umanità piena di bellezza e di rispetto”.

Oggi più che mai il nostro pensiero va a te, insieme alla gratitudine per aver contribuito, nella semplicità dei tuoi piccoli gesti quotidiani, a dare un valore al nostro essere umani. Conserveremo nel cuore i tuoi insegnamenti, l’incrollabile amore per noi, il tuo gusto per le cose belle e la sensibilità che permeava ogni tua azione, perché – come dicevi tu – i ricordi hanno il potere di accorciare distanze che sembrano incolmabili. Sempre vivo in noi.

Famiglia Barbanti


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4 aprile, 2020

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