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Studente viterbese rientrato dal Senegal: “Avevo paura di contrarre il virus e non essere curato”

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Nicolas Drago

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Dakar

Viterbo – Il volo di Nicolas Drago è atterrato a Roma venerdì.

E’ stata la fine di un incubo, per lui e altri italiani rientrati dal Senegal dove si trovavano per motivi di studio, lavoro o umanitari.

Studente magistrale in Scienze internazionali e diplomatiche all’università di Bologna, il viterbese ha vissuto giorni difficili tra l’isolamento nel suo appartamento di Dakar e la paura di non poter tornare per via del blocco delle frontiere senegalesi.

Dopo tanto finalmente è rientrato a casa ma per gli abbracci di parenti e amici bisognerà attendere ancora un po’.

Innanzitutto come stai?
“Bene. Sono tornato venerdì sera con un volo messo a disposizione Farnesina, partito da Dakar e atterrato a Roma. Non eravamo in molti, circa metà aereo, e le normative di sicurezza sono state rispettate. Ci hanno misurato la temperatura diverse volte sia alla partenza che all’arrivo.

Ora sei in quarantena?
“Sì, mi trovo a Viterbo e ci rimarrò per qualche tempo. Sono originario di Oriolo Romano e vivo lì con mio padre che però è cardiopatico. Voglio evitare qualsiasi rischio e per questo periodo rimarremo separati”.

L’iter per tornare a casa è lungo?
“Abbastanza. Bisogna iscriversi sul sito web della Farnesina e scaricare l’app dell’unità di crisi per avere i primi contatti con lo stato. Lo step successivo è chiamare l’ambasciata, che nei giorni successivi proverà a trovare un compromesso col governo locale. In questi casi non è mai semplice, perché ogni stato gode della sua sovranità ed è impossibile violarla inviando un aereo senza avere il consenso”.

Com’è la situazione in Senegal?
“E’ complicata per via delle strutture sanitarie che sono al collasso. Non ci sono i posti letto e tantomeno il personale medico che in questo caso specifico dovrebbe contrastare il Coronavirus. Da quello che dice governo il numero di contagi è basso. Il dato ufficiale parla di poco più di 200 unità ma secondo me e altri conoscenti i malati sono molti di più”.

Sei stato in isolamento anche a Dakar?
“Sì. Appena l’Italia ha bloccato tutto ho deciso di isolarmi nel mio appartamento all’interno di una residenza universitaria. Il Senegal, intanto, non ha preso decisioni drastiche tranne quella di istituire il coprifuoco dalle 20 alle 6 di mattina. Di giorno, però, strade e mercati erano pieni di gente e il provvedimento è servito a ben poco”.

Hai avuto paura?
“Un misto tra paura e preoccupazione. Paura perché con le frontiere chiuse è sparita la possibilità di prendere qualsiasi nave o aereo per tornare in Italia. La preoccupazione veniva dalla consapevolezza di rischiare il contagio e non poter essere curato. La mia famiglia, logicamente, era più in ansia di me: stare dall’altra parte non è stato affatto facile”.

Tornerai in Senegal?
“Penso di si. E’ stata un’esperienza con alti e bassi ma senz’altro positiva. Appena arrivi a Dakar subisci uno shock culturale perché è tutto diverso da come sei abituato in Italia. Mi piacerebbe tornare tra qualche anno per vedere come sono cambiate le cose”.

Saremo gli stessi di prima quando il Coronavirus sarà passato?
“Non credo. Stiamo cambiando e continueremo a farlo. La pandemia sta influenzando il presente e il futuro di moltissime persone che una volta superato questo ostacolo non saranno più quelle di prima”.

Samuele Sansonetti


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