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Sciame sismico nell'Alfina - Intervista a Giuseppe Mastrolorenzo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia: "Le scosse potrebbero avere una forte intensità sulla scala Mercalli e gli impianti potrebbero aggravare la situazione"

“Nell’Alta Tuscia possibili terremoti distruttivi fino al nono grado, rischioso costruire centrali geotermiche”

di Raffaele Strocchia

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Giuseppe Mastrolorenzo dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

Giuseppe Mastrolorenzo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

Bolsena – “Nell’Alta Tuscia è possibile che si verifichi un terremoto di magnitudo sei, con un’intensità di nono grado. Un terremoto che sarebbe distruttivo, come quelli avvenuti nel centro Italia o ad Amatrice, con lesioni, crolli e vittime. Ed è per questo che sarebbe rischioso costruire siti geotermici in questo territorio. Gli impianti, infatti, aggraverebbero una situazione già di per sé vulnerabile, in un’area che è anche densamente abitata e turistica”. Lo afferma Giuseppe Mastrolorenzo, primo ricercatore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, dopo lo sciame sismico che ha fatto sussultare l’Alfina. Una zona, a cavallo tra l’alta Tuscia e la bassa Umbria, dove potrebbe sorgere una centrale geotermica. Mastrolorenzo desidera sottolineare subito una cosa: “Parlo a titolo personale e non a nome dell’Istituto”.

Che tipologia di terremoto ci si potrebbe aspettare nell’Alta Tuscia?
“Un sisma con una magnitudo (che ne rappresenta la forza) massima vicina al sesto grado. Per quanto riguarda gli effetti, invece, dipendono ad esempio dalla caratteristica del suolo o dalla profondità della scossa. In quest’area la profondità è solitamente media o medio-bassa e di conseguenza si stima che l’intensità, ovvero la capacità di danneggiamento, che si misura con la scala Mcs e non più Mercalli, possa essere tra l’ottavo e il nono grado. O anche superiore”.

Che grado di intensità massima è stato raggiunto durante l’ultimo sciame sismico?
“Immagino tra il quarto e il quinto, ma per averne la certezza bisognerebbe fare uno studio complesso”.

Quali potrebbero essere gli effetti di un terremoto di nono grado dell’ex scala Mercalli?
“Dall’ottavo grado in su si registrano gravi danni: importanti lesioni agli edifici, crolli parziali, fino al collasso di quelli non antisismici. E ci potrebbero essere anche delle vittime. Sarebbero, insomma, terremoti distruttivi”.

Come quelli che si sono verificati nel centro Italia?
“Sì, o come quello dell’Aquila nel 2009. Questi territori sono caratterizzati dalla presenza dei centri storici e da un’edilizia antica e senza adeguamento sismico. Proprio come quelli dell’Alta Tuscia, in cui ci sono comuni ad alta vulnerabilità sismica”.

Da cosa è dipesa l’ultima raffica di scosse nell’Alfina?
“Non ci sono ancora studi specifici e analisi dettagliate, ma questi sciami sono frequenti in quest’area. I meccanismi sono più o meno sempre gli stessi: i più superficiali sono di origine vulcano-tettonica e più profondi di origine tettonica”.

Chi vive in questo territorio è allarmato anche per i siti geotermici che proprio qui dovrebbero sorgere. Alla luce di questi eventi sismici, la zona è adatta per questo tipo di impianti? E questi impianti potrebbero causare terremoti o aggravare la situazione?
“I rischi ci sono e sono noti a livello mondiale. Le attività di trivellazione, iniezione ed estrazione di fluidi possono causare i cosiddetti terremoti indotti. Ovvero: il pompare e l’estrarre l’acqua a un ritmo di centinaia di tonnellate all’ora può provocare variazioni di pressione e di conseguenza delle scosse. E le genera ovunque, pure in aree che normalmente non sono sismiche. Come è successo ad esempio a Strasburgo nei pressi di una centrale, che ha fatto diventare sismica la zona con scosse di magnitudo superiore a tre. C’è poi la sismicità innescata: le attività in superficie degli impianti possono attivare le faglie che si trovano in profondità, che sono quelle responsabili dei terremoti devastanti. Queste attività non generano le scosse, ma possono anticipare un sisma che magari si verificherebbe tra uno, due, tre secoli”.

In sintesi?
“È rischioso costruire un sito geotermico in questa zona. Non è accettabile pensare che un territorio con già una sua sismicità possa sopportare terremoti anche se di modeste entità. Non è accettabile l’idea che si possa anticipare una forte scossa che magari si verificherebbe tra un secolo. Poi stiamo parlando di un’area abbastanza abitata, turistica e vulnerabile di per sé. E a livello mondiale centrali in zone densamente abitate o turistiche non vengono realizzate. La geotermia potrebbe essere qualcosa di positivo, ma purtroppo genera tutti questi rischi sismici. E non solo…”.

Ovvero?
“Gli impianti iniettano anche dei fluidi che sono pieni di sostanze velenose, come l’ammoniaca e l’arsenico, che potrebbero risalire in superficie e verso la falda idropotabile, come lo è quella del lago di Bolsena”.

Raffaele Strocchia


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25 maggio, 2020

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