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“Cinghiali, bisognerà prevedere un abbattimento che non può essere limitato a soli 400 capi”

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Viterbo - Giovanni Bruno [3]

Viterbo – Giovanni Bruno

Viterbo – (p.p.) – “Bisognerà prevedere un abbattimento che non può essere limitato a soli 400 capi”. Il prefetto Giovanni Bruno ha partecipato ieri a una videoconferenza con i sindaci di alcuni comuni della Tuscia in cui, ultimamente, la presenza di cinghiali ‘si è fatta sentire’.

Un incontro, virtuale, che arriva dopo la lettera degli amministratori proprio al prefetto, perché si faccia portavoce della problematica in Regione.

“La presenza degli ungulati – spiega Giovanni Bruno – è abbastanza diffusa su tutta la provincia.

Coi sindaci, siamo rimasti che la prossima settimana inviterò l’assessore regionale all’Ambiente a partecipare a un’altra videoconferenza insieme all’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e ai vertici di Atc-1 e Atc-2 per far presente che la situazione è al limite della sopportabilità e dell’incolumità pubblica.

Bisognerà prevedere un abbattimento o un intervento da parte della Regione che sia consistente e che non può essere limitato a soli 400 capi. I sindaci, infatti, non sono contenti di questo numero, che è minimale, rispetto alla presenza degli ungulati nell’intera provincia”.

Il prefetto sottolinea come “sia necessario sviscerare la problematica che è seria e non solo per l’aspetto agricolo, ma anche per quanto riguarda la viabilità e la sicurezza di chi viaggia sulle strade e improvvisamente, specie nelle ore notturne, si trova davanti i cinghiali col rischio di incidenti”.

Ultimamente si sono verificati diversi episodi: “Ad Acquapendente, per esempio, il sindaco ha fatto un’ordinanza di cattura di un cinghiale che è entrato in un fondo ed è pericoloso. La situazione, dunque, va attenzionata per bene”. Anche a Tuscania si sono verificati diversi incidenti e diversi cinghiali sono stati avvistati a ridosso delle mura cittadine.

Da alcuni sindaci, poi, è arrivata la proposta di far abbattere i cinghiali, non solo da selecontrollori, ma anche da agricoltori, in possesso di licenza.

“Un’idea che va valutata, non corriamo. Va vista per bene la normativa per capire fino a che punto intervenire e in che modo. Si rischia di parlare e non concretizzare, io – conclude – preferisco fare i fatti e parlare di meno”.


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