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“Abbiamo bruciato un anno e mezzo di lavoro”

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Viterbo – “Non è impossibile sopravvivere, ma è molto, molto difficile. Diciamo che abbiamo dato fondo a quanto di buono è stato fatto in un anno e mezzo di lavoro. S’è bruciato nel giro di due mesi. Fa male. Ma non né dipeso da nessuno”. Solo dal Coronavirus e dall’emergenza che ne è seguita.

Massimiliano Amato fa il ristoratore. E’ titolare del Maracuja’ brazilian sushibar in via San Lorenzo a Viterbo. Una situazione, la sua, molto simile a quella di tanti altri, che, lui, però, ha sintetizzato alla perfezione. In oltre due mesi d’emergenza, è stato bruciato un anno e mezzo di lavoro. Da quando ha messo in piedi l’attività. Quanto di buono era stato fatto.


Viterbo - Massimiliano Amato del sushibar in via San Lorenzo [3]

Viterbo – Massimiliano Amato del sushibar in via San Lorenzo


Mancato guadagno per quasi 70 giorni e una prospettiva futura tutt’altro che rosea per le regole anti Covid della Fase 2 che s’è aperta all’inizio di maggio. 


Viterbo - Il sushibar in via San Lorenzo [4]

Viterbo – Il sushibar in via San Lorenzo


“Prima i posti a disposizione – spiega Amato – erano 31. Adesso sono soltanto 12. Sei tavolini in tutto. Sperando poi che siano famiglie o congiunti che possono stare in un tavolo singolo. Altrimenti, se si tratta di amici e conoscenti, devo mette uno per ciascun tavolo e la disponibilità di posti si dimezza ulteriormente, perché altrimenti il distanziamento sociale non verrebbe assicurato”.


Viterbo - Il sushibar in via San Lorenzo [5]

Viterbo – Il sushibar in via San Lorenzo


Il distanziamento previsto dai decreti del governo si aggira attorno ai due metri di distanza. Difficile per chi ha un piccolo locale. Un elemento che contraddistingue soprattutto le attività economiche dei centri storici.


Viterbo - Il sushibar in via San Lorenzo [6]

Viterbo – Il sushibar in via San Lorenzo


Locali scelti al tempo da imprenditori, che ancora ci stanno, cui allora non sarebbe mai passato per l’anticamera del cervello quello che poi sarebbe successo anni dopo con il Coronavirus. Imprenditori che hanno anche dato giustamente retta alla narrazione sul binomio centri centri storici-turismo che si è andata sviluppando nel corso degli ultimi anni. Acquistare o affittare un locale per attività commerciali in centro storico equivaleva ad intercettare i flussi turistici in divenire nel corso di questi ultimi anni.


Viterbo - Via San Lorenzo [7]

Viterbo – Via San Lorenzo


Il Covid ha trasformato invece questi locali, con piccole dimensioni, in una specie di incubo dove lo studio delle geometrie è diventato tutto. Si impazzisce per un metro, senza però tirarci fuori nemmeno un euro. Con una dozzina di tavoli, tanti quanti entrerebbero all’interno di un locale del centro storico di Viterbo come quello di Massimiliano Amato, ci pago le spese e ci guadagni. Con 6 tavoli, come è costretto adesso lo stesso locale, no. Qualsiasi cosa ti inventi. E la concessione gratuita del suolo pubblico, non sempre aiuta. Perché, come in via San Lorenzo, capita di avere di fronte a sé e di lato altre attività di- ristorazione con altrettanto diritto a mettere i tavoli fuori. Ciò significa che lo spazio esterno per ciascuna attività rischia di essere talmente tanto risicato da non fare differenza alcuna con il non avercelo affatto.


Viterbo - Massimiliano Amato del sushibar in via San Lorenzo [8]

Viterbo – Massimiliano Amato del sushibar in via San Lorenzo


“C’è poi un’ora e un quarto, un’ora e mezzo – commenta Amato – per mangiare in tutta tranquillità, a turno. E i turni che abbiamo previsto per il fine settimana sono tre. Non si potrà però restare a tavola finché si vuole. C’è poi la prenotazione obbligatoria. Questo per evitare assembramenti all’esterno del locale”. 


Viterbo - Il sushibar in via San Lorenzo [9]

Viterbo – Il sushibar in via San Lorenzo


Infine, quanto appena detto, sommato all’obbligo da parte del personale di indossare le mascherine, cambia anche il rapporto con il cliente. Come già diversi ristoratori hanno fatto notare. Rendendolo anonimo e meno spontaneo rispetto al passato. Un conto è il ristoratore pre Covid che ti consigliava il vino, scambiava due battute e ti chiedeva “come va”. Un conto quello il ristoratore della Fase 2 che può giocarsela solo sul colore della mascherina sperando che il cliente sia di buon umore.



“La convivialità – racconta poi Amato – è il nostro perno. Mancando questa, è come se mancasse l’anima del locale”.


Viterbo - Via San Lorenzo al buio o quasi [11]

Viterbo – Via San Lorenzo


Infine, le conseguenze economiche dell’emergenza Covid le subiscono anche i lavoratori a contratto. 

“Chi aveva il contratto a termine e gli è scaduto – conclude Amato – purtroppo per adesso non possiamo ancora riprenderlo al lavoro. Perché con un terzo dei coperti, è quasi impossibile farlo”.

Daniele Camilli


 Multimedia: Fotogallery: Il sushibar [12] – Video: “Sopravvivere è difficile” [13]


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