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Politica - Matteo Salvini commenta l'articolo pubblicato dal quotidiano La Verità e scrive una lettera al presidente della Repubblica - VIDEO

“Per il capo dello stato sono normali queste conversazioni tra magistrati?”

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Matteo Salvini

Matteo Salvini

Viterbo – “Intercettazioni fra magistrati, che dire?”. Matteo Salvini, in un video Facebook, commenta l’articolo pubblicato dal quotidiano La Verità dal titolo: “La giustizia usata a scopi politici. Le chat dei magistrati su Salvini: ‘Ha ragione, però va attaccato'”.

Il leader della Lega fa, per prima cosa, riferimento a un procedimento penale che lo riguarda. “Il capo di imputazione di cui dovrò rispondere – spiega -, e lo farò in totale serenità, è sequestro di persona aggravato e continuato. Fino a 15 anni di carcere per aver privato della libertà personale 131 migrati a bordo della nave Gregoretti nel luglio 2019. Per quattro giorni, per altro”.

Poi si chiede: “Con quale serenità potrà esprimersi la giustizia italiana? Il capo dello stato ritiene normale questo tono e questo contenuto fra magistrati?”.

Salvini continua: “Io sono tranquillo perché ho difeso l’onore, la sicurezza e la dignità del mio paese. Non sono tranquillo da italiano se quello che abbiamo letto sul quotidiano La Verità corrisponde, e non ne dubito, al vero. Spero che chi di dovere intervenga. Non per un problema o per una mia preoccupazione, perché io non ho sequestrato nessuno ma ho difeso il mio paese. Se dovessi ritornare a fare il ministro, rifarei esattamente la stessa cosa. Però – conclude Salvini – sentire in bocca a magistrati, che giudicano non solo me ma magari domani anche voi, il fatto che uno va attaccato solo e soltanto per motivi politici, non mi fa stare tranquillo”.

In serata Salvini, sempre via Facebook, ha fatto sapere: “Ho sentito al telefono il presidente Mattarella, al quale ho inviato questa lettera che mostro anche a tutti voi”.


Al signor presidente della Repubblica

Illustre signor presidente,
l’articolo pubblicato sul quotidiano La Verità in data 21 maggio 2020, dal titolo “La chat delle toghe su Salvini: Anche se ha ragione lui adesso dobbiamo attaccarlo”, documenta uno scenario gravissimo: diversi magistrati nei loro colloqui privati (intercettati nell’ambito del procedimento a carico del dottor Luca Palamara) concordavano su come attaccare la mia persona per la politica sull’immigrazione che all’epoca, quale ministro dell’Interno, stavo portando avanti.

L’avversione nei miei confronti è evidente al punto che, secondo quanto risulta dalle intercettazioni riportate sul quotidiano, uno dei magistrati, il dottor Palamara, pur riconoscendo le ragioni della mia azione politica, individuava nella mia persona un obiettivo da attaccare a prescindere. Intenzione che veniva condivisa da altri magistrati.

Le intercettazioni pubblicate documentano come l’astio nei miei riguardi travalichi in modo evidente una semplice antipatia. In tal senso è inequivocabile il tenore delle comunicazioni dei magistrati intercettate:
“Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando…” – “No hai ragione… Ma ora bisogna attaccarlo”.
“Io credo che rafforzano Salvini così” – “Lo temo anch’io”.
“C’è quella merda di Salvini, ma mi sono nascosto”.
“Oggi Sangermano ha fatto un intervento in Cdc praticamente contro di me perorando una linea filogovernativa su dl Sicurezza […] In separata sede, ma davanti a tutti quelli del gruppo, ho posto la questione e ho avuto l’appoggio di una buona parte di noi”.

Come noto, a ottobre inizierà l’udienza preliminare innanzi al Gup presso il tribunale di Catania dove sono chiamato a rispondere dell’ipotesi di sequestro di persona per fatti compiuti nell’esercizio delle mie funzioni di ministro dell’Interno, in linea con l’azione di governo tesa al contrasto dell’immigrazione clandestina.

Per quanto si legge nell’articolo del quotidiano è proprio tale tema politico ad aver suscitato l’avversione nei miei confronti dei magistrati, protagonisti di quelle comunicazioni pubblicate.

Non so se i vari interlocutori facciano parte di correnti della magistratura o se abbiamo rapporti con i magistrati che mi giudicheranno, tuttavia è innegabile che la fiducia nei confronti della magistratura adesso vacilla al cospetto delle notizie sugli intendimenti di alcuni importati magistrati italiani, per quanto emerso e riportato nell’articolo della Verità.

Quelle frasi captate nell’ambito del procedimento a carico di Palamara palesano, invero, una strategia diffusa e largamente condivisa di un’offensiva nei miei riguardi da parte della magistratura.

Tutto ciò intacca il principio della separazione dei poteri e desta in me la preoccupazione concreta della mancanza di serenità di giudizio tale da influire sull’esito del procedimento a mio carico.

Mi appello al suo ruolo istituzionale, quale presidente della Repubblica e dunque presidente del Csm, affinché mi venga garantito, come deve essere garantito a tutti i cittadini, il diritto a un processo giusto, davanti a un giudice terzo e imparziale, nel rispetto dell’articolo 111 della Costituzione.

Senatore Matteo Salvini


 –  “Non vedo dove Salvini stia sbagliando…”


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22 maggio, 2020

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