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Cultura - La proposta a costo zero al sindaco, sostenuta da Tusciaweb, in occasione del 750esimo anniversario del famoso scoperchiamento del tetto della chiusura “cum clave” del palazzo Papale di Viterbo

Caro Arena intitoliamo un luogo pubblico della città al famoso Conclave di Viterbo…

di Silvio Cappelli
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Viterbo - Palazzo dei papi

Viterbo – Palazzo dei papi

Viterbo – Il primo giugno prossimo ricorrerà il 750° anniversario del famoso scoperchiamento del tetto e della chiusura “cum clave” del Palazzo Papale di Viterbo. Un fatto importantissimo non solo per il capoluogo della Tuscia ma per tutta la cristianità.
 
Si tratta del primo riconosciuto Conclave della storia tenutosi a Viterbo, durante lo svolgimento del Collegio dei Cardinali, riunitisi per scegliere il nuovo papa successore di Clemente IV.
 
Il collegio cardinalizio si tenne dal 1268 al 1271 con protagonisti personaggi esterni, tra gli altri, del calibro di San Bonaventura da Bagnoregio, San Filippo Benizi istitutore dei Servi di Maria, San Luigi re di Francia, Carlo d’Angiò, Enrico di Cornovaglia, Simone e Guido di Montfort Vicario di Re Carlo in Toscana e il cardinale Rodolfo vescovo di Albano.
 
Cosi scrive Cesare Pinzi nella sua “Storia della città di Viterbo”: “… un bel giorno (vollero alcuni fosse il dì della Pentecoste 1 giugno 1270), chiuse le porte della città perché niuno scampasse a quella caccia, e colti i Cardinali alla sprovvista nelle loro private abitazioni, li ridussero tutti nella grande aula del palagio vescovile, ove, rinserratili sotto buona guardia, li ammonirono rispettosamente, che non li avrebbero tratti fuori di quelle mura, se non quando avessero provveduto la Chiesa di un nuovo pastore”. Evento confermato anche da Giuseppe Signorelli in “Viterbo nella Storia della Chiesa”) e da tutti gli altri storici.
 
Diversi cardinali, lasciati esposti alle intemperie per molti giorni, si ammalarono. Il Collegio allora ordinò ai viterbesi di far uscire quelli malati e di ricoprire il tetto in tre giorni, con la minaccia di scomunica e confisca dei beni nei confronti, tra gli altri, del Podestà Alberto di Montebono di Arezzo e del Capitano del Popolo Raniero Gatti. Ma il palazzo fu lasciato scoperto fino alla nuova elezione e i cardinali furono costretti a piantare tende nel grande salone, ed erigere ripari, per ripararsi.
 
Dopo lo scoperchiamento del tetto la nomina del nuovo pontefice non avvenne subito. Il nuovo papa Gregorio X, al secolo Tedaldo Visconti Arcidiacono di Liegi, fu eletto mentre si trovava in Terra Santa il 1 settembre 1271, dopo oltre mille giorni di sede vacante, al termine di una complicatissima elezione papale passata alla storia.
 
Un importante momento di svolta, e impulso decisivo, fu proprio la chiusura “cum clave” dei cardinali all’interno del Palazzo Papale viterbese. Fu un evento di grande rilievo a livello internazionale e andrebbe ricordato con dei segni tangibili.

Cinquant’anni fa, in occasione delle celebrazioni del VII Centenario del Primo Conclave”, esattamente il 18-19-20 ottobre 1970, oltre ad altre conferenze e incontri, vennero organizzate a Viterbo giornate di convegni di studio alle quali parteciparono diversi studiosi e personaggi come: Raoul Manselli storico specialista nel medioevo, Ludovico Gatto docente di storia medievale laureatosi con una tesi sull’elezione di Papa Gregorio X, Norbert Kamp storico tedesco specialista di storia medievale e autore di “Istituzioni comunali viterbesi nel medioevo”, Enzo Petrucci studioso del problema della vacanza papale e la costituzione “Ubi periculum” di papa Gregorio X, Daniel Philip Waley professore di Storia presso la London School of Economics and Political Science dell’Università di Londra, Ovidio Capitani storico e saggista italiano, Eugenio Duprè-Theseider storico medievale italiano e Vincenzo Ludovisi avvocato e politico viterbese intervenuto al convegno sul tema degli “Ultimi bagliori della casa imperiale di Svevia alla vigilia del Conclave viterbese”.
 
Viterbo troppo spesso si dimentica di essere stata Città dei Papi, importante sede pontificia dal 1257 al 1281 dove si tenne il Primo Conclave riconosciuto della storia della Chiesa.

Per questo la proposta a costo zero al sindaco di Viterbo Giovanni Arena, condivisa e sostenuta anche dal giornale Tusciaweb, di ricordare questo evento, in forma evidente e reale, con l’intitolazione di un luogo, di una via, di una piazza o, perché no, di un ponte.

Si, il ponte conosciuto come “ponte del Duomo” potrebbe diventare, per esempio, il “ponte del primo conclave”. Cosi come potrebbe diventare Via del Conclave l’ultimo tratto di Via San Lorenzo, con pochissimi numeri civici, compreso tra Piazza della Morte e Piazza San Lorenzo. Sarebbe cosa buona e giusta.
 
Per questo importante 750° anniversario, fino ad oggi, non si hanno notizie ufficiali di manifestazioni celebrative in programma.  E l’emergenza contagio da Coronavirus non giustificherebbe, per i posteri, il grave disinteressamento da parte della città di Viterbo rispetto ad un evento così importante.
 
Ieri i cardinali chiusi senza uscire dal palazzo e oggi noi chiusi in casa senza uscire per colpa del Coronavirus, poteva anche essere un momento di comparazione e riflessione profonda.

Silvio Cappelli


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22 maggio, 2020

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