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Il giornale di mezzanotte - Cronaca - Remo Parenti, presidente di Confagricoltura, si appella agli agricoltori viterbesi e toscani

“Contrario a far entrare il Consorzio del Tirreno in una newco”

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Remo Parenti

Remo Parenti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Quando entrai nel consiglio di amministrazione del Consorzio Agrario di Viterbo, nel 2010, lo feci con la convinzione profonda che tale struttura, nella sua storia centenaria, avesse avuto una grande importanza economica e sociale per il territorio viterbese e per lo sviluppo della sua agricoltura.

Essere quindi all’interno del suo gruppo dirigente, oltre che inorgoglirmi, mi dava la possibilità di contribuire alle scelte più adatte a riconsolidare il ruolo e la presenza consortile nel mondo agricolo.

L’altro motivo che mi spinse ad accettare tale incarico, fu invece legato alla natura stessa del Consorzio e alla sua anima, caratterizzata dal principio di mutualità e solidarietà, elemento essenziale, che ha un profondo significato economico, sociale e politico, e che configura e consente quel particolare legame, coerente e organico, tra gli agricoltori e i dirigenti, e gli agricoltori e i dipendenti e gli agenti stessi.

Per 10 anni ho partecipato quindi ai vari consigli di amministrazione, prima del Consorzio agrario di Viterbo, del quale sono stato anche vicepresidente, poi del grande Consorzio del Tirreno, rappresentando in tutto e per tutto gli interessi generali dell’azienda e dei soci e mai quelli economici o sindacali o politici di una parte specifica.

Ho approvato nel 2015 la fusione con l’allora Consorzio della Maremma, perché, a fronte di una parziale perdita dell’identità, si creavano situazioni di più stabile e forte consolidamento del Consorzio sul territorio viterbese e toscano.

Aspettative in parte non realizzatesi per le difficoltà del mondo agricolo italiano a far fronte agli effetti della violenta globalizzazione degli ultimi anni. È sicuramente evidente quindi, la necessità che il sistema consortile venga ripensato nella sua totalità, cercando nuove strade, nuove soluzioni, che sappiano conciliare l’efficienza e la produttività, con l’anima più autentica dei consorzi agrari italiani.

Con questo spirito ho partecipato all’ultimo consiglio del mese scorso, quando, sia pure in videoconferenza, con i soli voti dei rappresentanti della Coldiretti, si è approvato il progetto di fare entrare il Consorzio del Tirreno in una newco insieme a cinque altri Consorzi e al gruppo BF.

BF è una holding quotata in borsa che controlla Bonifiche Ferraresi, una società agricola con un patrimonio di circa 6500 ettari.

Mi sono opposto a questo progetto, intanto per il limitatissimo tempo che ci è stato dato per esaminarlo, e poi per i tanti dubbi che sono scaturiti durante e dopo il consiglio di amministrazione e, concernenti in particolare il modo con cui si potrebbe conciliare il principio di mutualità che caratterizza i Consorzi (che poi sono delle cooperative), con gli obiettivi di profitto di una societá quotata in borsa.

Inoltre il nostro Consorzio conferirebbe, attraverso una inconsueta cessione di ramo d’azienda, sia gli immobili, sia la gestione delle attivitá, stravolgendo il suo oggetto sociale, e finendo per trasformarsi soltanto in una finanziaria che gestirà, se ci saranno, gli eventuali dividendi distribuiti dalle newco.

Io temo che in questo modo sia a rischio tutta la rete consortile italiana, la cui grande storia potrebbe finire in tempi brevi.

Certamente è necessario cambiare, lo avevo detto, ma a nessun consigliere del Tirreno è mai stato chiesto un parere, un’idea di come effettuare questo cambiamento. E tanto meno ad un’ assemblea di soci.

Eppure improvvisamente si convoca un consiglio, a ridosso di Pasqua, per approvare, in quattro e quattr’otto, un progetto, calato evidentemente dall’alto, che muove peraltro cifre intorno al miliardo di euro, e alla cui ideazione nessuno di noi ha minimamente partecipato.

Però l’ultima parola spetterà, almeno spero, all’assemblea, che dovrà decidere, come sempre, in modo sovrano.

Per questo mi appello agli agricoltori viterbesi e toscani. Chiedo loro di esaminare attentamente quello che verrà loro proposto e di valutarlo al di là delle bandiere di appartenenza. Voglio rimarcare che ognuno di loro si assumerà una grande responsabilità.

La responsabilità morale e civile di decidere il destino delle strutture, del patrimonio, della storia del Consorzio agrario, nonché delle persone che ci lavorano. Ricordo, per inciso, che solo il Tirreno da’ lavoro a circa 120 persone tra dipendenti e agenti.

Sto esprimendo dubbi e perplessità personali ma che vengono condivise da parti importanti del mondo agricolo. Per tutto questo voglio invitare i rappresentanti delle Istituzioni a vigilare con attenzione su questa operazione, affinché i Consorzi agrari, in ogni caso, possano rimanere al servizio di tutti gli agricoltori e non trasformarsi in qualcosa di molto diverso dalla loro stessa natura.

Remo Parenti
Presidente Confagricoltura Viterbo


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20 maggio, 2020

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