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“Escludere i braccianti dal bonus provocherebbe una reazione esplosiva”

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Viterbo - Antonio Biagioli della Uila [3]

Viterbo – Antonio Biagioli della Uila

Viterbo - La vita del bracciante agricolo [4]

Viterbo – La vita del bracciante agricolo

Viterbo - La vita del bracciante agricolo [5]

Viterbo – La vita del bracciante agricolo

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Gentile prefetto di Viterbo, riteniamo necessario sottoporre alla vostra attenzione una questione di primaria importanza, non solo politica ma ancor prima di equità tra i cittadini e di giustizia sostanziale, con riguardo alla disciplina delle misure di sostegno che il governo sta approntando, nell’emanando, ulteriore, decreto legge.
 
Abbiamo avuto circostanziata notizia dell’intenzione, quanto alle nuove misure allo studio, di escludere dal cosiddetto bonus (che a marzo era di 600 euro ma che è intenzione innalzare) tutto il settore dei lavoratori agricoli.
 
E ciò, invero, senza alcuna giustificazione sostenibile, che possa fondare l’introduzione, in controtendenza rispetto al mese precedente, di un regime così gravatorio sui quei lavoratori; per di più in assenza, con riguardo agli altri beneficiari, di qualsivoglia requisito reddituale o patrimoniale del singolo richiedente e/o del suo nucleo familiare.
 
La conseguenza, nella malaugurata ipotesi in cui venisse data concretezza a questo disegno, sarà che fruiranno di tale fondamentale misura di sostegno (che sarebbe più giusto chiamare di sopravvivenza) persone che non ne hanno un reale e impellente bisogno mentre ne resterebbero esclusi tout court i lavoratori agricoli.
 
Proprio loro che, oltre a scontare una precarietà endemica con il tipo di attività, stanno sostenendo, in questo difficile periodo, costi ulteriori, a proprio esclusivo carico, per attenersi al rispetto delle prescrizioni di distanziamento, per esempio con riguardo al trasporto sul luogo di lavoro.
 
Non neghiamo, signori parlamentari, che una simile immotivata esclusione potrebbe avere conseguenze molto negative sul piano sociale: siamo concretamente preoccupati della reazione, probabilmente esplosiva, che realisticamente verrebbe da lavoratori abituati sì a sopportare la fatica quotidiana, ma che di certo non tollererebbero una simile palese violazione del principio di eguaglianza.

Pensate a un bracciante agricolo che acquisisca la consapevolezza che, al contrario del suo datore di lavoro, coltivatore diretto, cui spetterebbe il bonus, forse anche maggiorato rispetto a marzo, non ha più diritto a quell’indennizzo da parte dello Stato.
 
La protesta si alimenterebbe durissima: e vogliamo pensare che in un frangente così drammatico questa sia l’ultima cosa auspicabile.

Confidiamo nella condivisione di questi argomenti e in un fattivo intervento sui testi di legge per evitare una simile sperequazione a esclusivo danno dei più deboli all’interno del settore dell’agricoltura.

Antonio Biagioli

Segretario generale Uila Viterbo


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