Tusciaweb-150x200-luglio-20-b

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Il giornale di mezzanotte - Agricoltura - Mauro Pacifici, presidente di Coldiretti, sulla crisi e la ripartenza

“Il florovivaismo e l’agriturismo i settori più colpiti dalla crisi…”

di Alessio Bernabucci
Condividi la notizia:

Coldiretti - Il presidente Mauro Pacifici

Coldiretti – Il presidente Mauro Pacifici

Viterbo – “Dobbiamo fare un gioco di squadra, non esistono giochi politici ma esiste solo la nostra Italia e la nostra economia. C’è bisogno di un piano Marshall speciale per la ripartenza”. Mauro Pacifici, presidente di Coldiretti, è preoccupato per il futuro dell’agricoltura nella Tuscia e non solo.

In questo periodo di pandemia, il comparto agroalimentare rappresenta una delle realtà investite in maniera pesante e complessa dalla crisi. Trattandosi di un mondo ampio, al suo interno sono molti i settori che hanno dovuto affrontare problemi nuovi e inediti.

Quali sono stati i settori che hanno sofferto maggiormente questa emergenza?
“Abbiamo prontamente stilato una checklist delle attività entrate in crisi e abbiamo osservato che le prime aziende che sono andate in sofferenza sono state il florovivaismo e l’agriturismo.

La crisi del florovivaismo è stato molto forte. Nella nostra zona i vivai sono principalmente da piante da giardino e questo ha favorito una ripresa più rapida rispetto ad altre zone d’Italia in cui prevalgono produzioni a fiori recisi.

Un settore che è entrato in gravissima crisi è stato quello degli agriturismi. Queste attività presentano, oltre ai problemi del settore dell’accoglienza e della ristorazione, anche quelli legati al mondo agrario. Infatti le produzioni agricole degli agriturismi nascono per essere da consumo nella ristorazione degli agriturismi stessi. Tutta la produzione che all’inizio dell’anno è stata programmata, è pronta per essere consumata e non c’è modo, come nei ristoranti, di sospendere gli acquisti di materie prime. Inoltre, non essendo inseriti abitualmente nella piattaforma della grande distribuzione, non è facile allocare questi prodotti”.

Come ha reagito il settore del vino in questo periodo critico?
“Il settore del vino è profondamente scisso. Stanno andando molto bene nelle vendite le cantine che producono un vino da tavola, dal costo moderato, adatto all’uso quotidiano. I consumatori durante il lockdown si sono dedicati alla condivisione, al bere e al mangiare in famiglia e hanno bevuto volentieri vini dai prezzi contenuti distribuiti dalla grande distribuzione.

É invece entrato in crisi il settore del vino di alto livello, distribuito dalla piattaforma Horeca (Hotel restaurant cafè), legato al mondo delle ristorazione e del turismo.

Stiamo intervenendo per sostenere questo settore, che a livello nazionale occupa un posto di particolare pregio, puntando sulla vendemmia verde e fornendo aiuti alla distillazione, al fine di tamponare le perdite di queste aziende e agevolarne la ripresa e riposizionarle sul mercato”.

Come ha affrontato la Coldiretti il calo della domanda del latte registrato in questo periodo? Come si sta impegnando per evitare possibili speculazioni?
“Il settore del latte bovino, ovino e bufalino hanno avuto alcune difficoltà. Data la chiusura di molte attività che utilizzano il latte fresco, la Centrale del latte di Roma a cui noi mandiamo il nostro latte, ha chiesto di diminuire del 15% la produzione di latte. Abbiamo risposto che la produzione delle mucche non è a comando e siamo riusciti, con grande senso di responsabilità di tutti, a effettuare tutte le consegne.

Stiamo monitorando le speculazioni sul prezzo. Se c’è un esubero di prodotto nelle stalle, si innalza anche il rischio di speculazioni. Abbiamo creato una mail sos.speculatoricoranavirus@coldiretti.it attraverso la quale possono essere segnalate eventuali speculazioni per poterle segnalare all’autorità competente per evitare sciacallaggi”.

Quali misure di finanziamento avete ottenuto e come la Coldiretti sta aiutando economicamente le aziende?
“C’è bisogno di un piano Marshall speciale per la ripartenza. Dobbiamo fare un gioco di squadra, non esistono giochi politici ma esiste solo la nostra Italia e la nostra economia.

La regione Lazio ha stanziato 5 milioni per sostenere il florovivaismo e 5 milioni per sostenere il latte bovino e bufalino. Abbiamo fatto richiesta per un bando nazionale per fare in modo che una parte dei formaggi prodotti possa essere consegnato alle famiglie indigenti. In questo modo aiutiamo sia le aziende sia le famiglie bisognose.

Abbiamo inoltre formulato una richiesta per un aiuto regionale alle aziende che hanno subito problemi di spaccio dei loro formaggi, legati alla chiusura della piattaforma Horeca, affinché possa essere un contributo per il congelamento del latte.

Abbiamo anche chiesto che possa essere fatto un rimpinguamento delle misure di benessere animale. Le aziende che innalzano in maniera particolare la qualità della vita degli animali, già molto alta in Italia, riceveranno un ulteriore aiuto indiretto.

Abbiamo lanciato una campagna di sensibilizzazione, chiedendo alla grande distribuzione sui banchi i prodotti made in Italy e chiedendo ai consumatori di prediligere negli acquisti i prodotti italiani”.

In tutta Italia c’è carenza di braccianti. Si tratta di un problema anche nella Tuscia? Come si sta muovendo la Coldiretti?
“Anche nella Tuscia c’è carenza di braccianti, impiegati sia nel settore dell’allevamento, sia in quello ortofrutticolo. Con l’avvento della primavera sono iniziate le raccolte.

Abbiamo chiesto che vengano introdotti i voucher, ma non chiediamo che venga sostituito il contratto nazionale. I voucher devono essere un elemento in più per garantire una maggiore flessibilità in un periodo critico come questo alle aziende che cercano personale ma anche ai cassaintegrati e agli studenti, anche italiani, non necessariamente stranieri, che intendono lavorare nel settore dell’agricoltura e dell’allevamento. I voucher devono costituire uno strumento aggiuntivo rispetto al contratto regolare, non sostituirlo.

La Coldiretti ha creato una piattaforma online, chiamata Job in country, che mette in contatto chi offre lavoro nei campi e chi lo cerca”.

Alessio Bernabucci


Condividi la notizia:
26 maggio, 2020

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR