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Sport - Calcio - Viterbese - Intervista al direttore generale Diego Foresti, che traccia un bilancio sul primo anno di nuova gestione e ricorda: "Stefano Camilli è stato un amico vero"

“Impensabile ricominciare a giocare…”

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Diego Foresti

Sport – Calcio – Viterbese – Diego Foresti

Sport - Calcio - Viterbese - Marco Romano e Diego Foresti

Sport – Calcio – Viterbese – Diego Foresti con il presidente Marco Romano

Sport - Calcio - Viterbese - Piero Camilli e Diego Foresti

Sport – Calcio – Viterbese – Diego Foresti con l’ex presidente Piero Camilli

Sport - Calcio - Viterbese - Da sinistra: Calabro, Romano e Foresti

Sport – Calcio – Viterbese – Da sinistra: Antonio Calabro, Marco Romano e Diego Foresti

Sport - Calcio - Viterbese - Il direttore generale Diego Foresti col sindaco di Viterbo Giovanni Arena

Sport – Calcio – Viterbese – Diego Foresti con il sindaco di Viterbo Giovanni Arena

Sport - Calcio - Viterbese - Diego Foresti

Sport – Calcio – Viterbese – Diego Foresti con Simone Sini dopo la vittoria della coppa Italia

Viterbo – (s.s.) – Il suo arrivo nella Tuscia è passato quasi in sordina. D’altronde con Piero Camilli, presidente di allora, gli annunci di ingaggi e licenziamenti erano all’ordine del giorno. Col passare dei mesi, però, Diego Foresti è diventato uno degli elementi centrali della Viterbese.

E’ un lavoro duro, quello del direttore generale. Molto spesso non salta agli onori della cronaca ma alla fine dei conti risulta fondamentale al pari delle vittorie sul campo.

A cavallo di due gestioni il dirigente bergamasco ha aiutato la Viterbese a crescere tra ammodernamento dello stadio e rapporti saldi con amministrazione comunale e tifosi, molti dei quali lo considerano incedibile al pari dei calciatori più importanti.

L’emergenza Coronavirus lo ha tenuto lontano da Viterbo per un bel pezzo e il dramma vissuto dalla sua Bergamo, tra le città italiane più colpite in assoluto, gli fa tremare ancora la voce.

Diego Foresti, com’è la situazione nella sua città?
“Le cose sono molto migliorate. Stiamo uscendo da una situazione drammatica. Durante la pandemia ho vissuto 60 giorni d’inferno: parlare di chi era morto era diventata la normalità. E’ una cosa di una brutalità unica. La città era un susseguirsi di camion militari e la chiesa vicino casa era diventata un deposito per le bare”.

A Viterbo l’emergenza è stata molto più lieve.
“Non c’è paragone. Per fortuna dei viterbesi nella Tuscia il virus non ha mai mostrato la sua vera potenza. La popolazione ha recepito i messaggi delle istituzioni e i 15 giorni di vantaggio rispetto al nord hanno aiutato molto. La differenza è stata anche mentale: a Bergamo le persone erano terrorizzate anche dal semplice fatto di dover andare a fare la spesa o dover scendere per gettare i rifiuti. Qui le persone erano più tranquille”.

Parlando di calcio, la serie C riprenderà veramente?
“Penso e spero di no. Giovedì prossimo il ministro Vincenzo Spadafora bloccherà la Serie C. Anche la serie B avrà problemi a rispettare i protocolli, figuriamoci noi. E’ impensabile riprendere una stagione dopo tre mesi di fermo e giocare otto, 10 o 12 partite in estate. E’ successa una cosa eccezionale e va presa una decisione eccezionale”.

La sua idea su promozioni e retrocessioni in caso di stop definitivo?
“Io ho sempre detto che i playoff vanno giocati e vinti sul campo. Non si può mandare in serie B una squadra in base ai calcoli matematici. E’ giusto che le tre seconde giochino i playoff e che le ultime giochino i playout. Non è giusto, invece, bloccare eventuali promozioni e retrocessioni”.

Come valuta la stagione della Viterbese?
“Pesantemente condizionata dall’ultima gara giocata col Rieti. Nel nord Italia la situazione era drammatica e mia moglie mi chiamava di continuo per tenermi aggiornato sull’emergenza legata al Coronavirus. Ero consapevole dello stop imminente e prima del match ho detto ai giocatori queste esatte parole: portiamo a casa tre punti, perché è l’ultima partita che giochiamo e se vinciamo saliamo all’ottavo posto. Purtroppo abbiamo perso e ci ritroviamo 11esimi”.

C’è comunque la soddisfazione di aver lanciato molti giovani.
“Certo. Quando siamo partiti non ci dava credito nessuno, ma con una delle squadre con la media età più bassa dei tre gironi abbiamo fatto bene, ottenendo un buon bottino di minutaggio e scoprendo giovani giocatori interessanti. Inoltre, vorrei anche precisare che nel corso di tutto l’anno ci sono mancati certi giocatori di esperienza e di categoria, sui quali la squadra era stata costruita. Infine, se il campionato fosse continuato magari avremmo chiuso anche meglio”.

Un voto al primo anno di nuova gestione?
“Abbiamo fatto un ottimo lavoro. Il presidente è arrivato dopo sei anni di Piero Camilli in cui sono arrivati una serie di trofei importanti. Non era facile subentrare dopo la vittoria della coppa Italia di serie C, ma si è lavorato bene. Sono cambiate tante cose ma la prima stagione è totalmente positiva. Dispiace solo averla chiusa in anticipo e con una sconfitta”.

Che ricordo le ha lasciato Stefano Camilli?
“Stefano era un amico. Uno dei primi amici veri che ho conosciuto a Viterbo. Veniva tre volte al giorno in ufficio e con lui c’era un rapporto stupendo. La sua scomparsa è stata un brutto colpo non soltanto per tifosi ma per l’intera comunità che ha perso un uomo saggio, buono e disponibile”.

Samuele Sansonetti


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23 maggio, 2020

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