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Raffica di scosse tra alta Tuscia e bassa Umbria - Intervista a Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia: "Lo sciame nell'Alfina è causato dall'estensione dell'Appennino"

“Nel mondo ci sono impianti geotermici sicuri anche in aree sismiche…”

di Raffaele Strocchia
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Il geologo Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto nazionale di geologia e vulcanologia

Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia

Viterbo – Lo sciame sismico che sta facendo sussultare l’Alfina ieri ha concesso una tregua. Dalla mezzanotte di domenica a quella di lunedì sono state registrate solo tre lievi scosse: due a Bolsena e un’altra a Castel Giorgio. Ma nell’ultima settimana una raffica di oltre settanta terremoti, undici dei quali con una magnitudo superiore a 2, ha spaventato chi vive in questa zona a cavallo tra l’alta Tuscia e la bassa Umbria. Un territorio dove potrebbero sorgere una serie di impianti geotermici. Tra cui una centrale che, sfruttando fonti di calore nel sottosuolo, produrrà energia.

Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che sta succedendo nell’Alfina?
“Stiamo registrando una serie di scosse, ma tutte di bassa intensità, che certamente dipendono dalle faglie che si attivano per l’estensione dell’Appennino. Bisogna vedere se c’è un singolo piano o più piani di faglia che permettono ai volumi crostali di muoversi e abbassarsi, ma al momento lo sciame è così piccolo che non ci spinge a mettere un ulteriore infittimento nella rete. Lo faremo solo se la sequenza continuerà ad aumentare”.

La situazione è comunque attenzionata?
“L’Istituto sorveglia tutte le regioni italiane e monitora al secondo tutti i terremoti. In questo periodo non ci sono sequenze attive solo nell’alta Tuscia: questa è una delle tante situazioni che stiamo registrando in varie zone del Paese”.

C’è da preoccuparsi?
“L’alta Tuscia è un’area sismica, ma di media pericolosità. L’apprensione, quindi, deve comunque esserci. Si tenga però presente che in genere il 95% circa di questi sciami si esaurisce in un nonnulla, c’è poi un 5% che evolve in un grande terremoto. Al contempo non posso dire che non ci sia alcun pericolo. Una scossa di magnitudo 5,5 o 6, con un’edilizia non antisismica, in base alla sua amplificazione e ad altri fattori, potrebbe comunque fare grossi danni”.

Ed è ciò che è avvenuto agli inizi degli anni ’70 a Tuscania…
Chi vive nell’Alfina è allarmato anche per i siti geotermici che proprio lì dovrebbero sorgere. Alla luce di questi eventi sismici, la zona è adatta per questo tipo di impianti? E questi impianti potrebbero causare terremoti o aggravare la situazione?
“La geotermia è un tema esacerbato da opinioni personali che, in alcuni casi, hanno portato sindaci e cittadini ad esprimersi contro la realizzazione degli impianti. Rispondere a queste domande è difficile. Dipende tutto da una serie di parametri: da da come è fatto il sito alla profondità delle perforazioni. A Ferrara, ad esempio, c’è una centrale a ciclo chiuso (che porta in superficie acqua o vapori in temperatura che contestualmente vengono reiniettati nel sottosuolo alle stesse condizioni di pressione originarie, ndr) su una struttura sismica attiva. Ma sono 30, 40 anni che non si verifica un terremoto legato all’impianto. E ancora: in Islanda, pur avendo una sismicità di magnitudo ben superiore a quella della Tuscia, vivono di geotermico. Insomma, su scala mondiale questi tipi di siti vengono costruiti in sicurezza anche in aree sismiche. Ma tutto dipende da come sono fatti”.

Cosa si sente di dire a chi vive in questa zona e alle istituzioni?
“Ricordatevi di vivere in un’area che ha una sua pericolosità sismica e, di conseguenza, verificate se le vostre abitazioni siano in grado di resistere a eventi di magnitudo importante, perché potrebbero esserci. Questo sciame è fastidioso, ma sia l’occasione per stimolare l’attivazione di virtuosi comportamenti di prevenzione. Dobbiamo costruire case più sicure e quelle già esistenti renderle resistenti ai terremoti. Questo è un monito anche per le istituzioni, ma credo che tutto ciò già lo sappiano”.

Raffaele Strocchia


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18 maggio, 2020

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