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Inchiesta Csm - Paolo Auriemma, procuratore capo di Viterbo, in una chat con Luca Palamara pubblicata dal quotidiano La Verità: "Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell'Interno interviene perché non avvenga"

“Non vedo dove Salvini stia sbagliando…”

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Luca Palamara

Luca Palamara

Paolo Auriemma

Paolo Auriemma

Viterbo – “Ora bisogna attaccarlo”. Il pm Luca Palamara si riferisce a Matteo Salvini. E lo fa in una conversazione Whatsapp, pubblicata dal quotidiano La Verità, con il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma.

Tecnicamente Auriemma, stando al contenuto delle chat, nell’esprimere una considerazione personale, è contrario alle argomentazioni del suo interlocutore. “Mi dispiace dover dire – avrebbe infatti scritto a Palamara il capo della procura di Viterbo nei messaggi resi noti dalla Verità – che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando. Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell’Interno interviene perché questo non avvenga. E non capisco cosa c’entri la procura di Agrigento. Questo dal punto di vista tecnico al di là del lato politico. Tienilo per te, ma sbaglio?”.

Stando al contenuto delle chat, sembrerebbe che la conversazione sia avvenuta quando l’allora capo del Viminale era indagato per non aver fatto sbarcare navi cariche di migranti.

Al messaggio di Auriemma, Palamara, riferendosi a Salvini, avrebbe risposto: “No hai ragione… Ma ora bisogna attaccarlo”. La Verità spiega che “le loro, e tante altre, chat sono agli atti dell’inchiesta umbra che ha terremotato il Csm”. Al centro dello scandalo che ha scosso le toghe italiane è finito proprio Palamara, pm romano ora sospeso, ex membro del Consiglio superiore della magistratura e già presidente dell’Associazione nazionale magistrati.

La Verità scrive: “Auriemma (non indagato) dissente però dalla pugnace proposta del boss di Unicost, siamo nell’agosto 2018, e replica a sua volta: ‘Comunque è una cazzata atroce attaccarlo adesso perché tutti la pensano come lui… E tutti pensano che ha fatto benissimo a bloccare i migranti che avrebbero dovuto portare di nuovo da dove erano partiti…’. Auriemma – commenta La Verità – teme che la difesa dell’immigrazione a opera della magistratura possa prosciugarne l”appoggio sociale’. E anche su Matteo Salvini, finito nel mirino dei pm siciliani, è tranchant: ‘Indagato – avrebbe scritto il procuratore capo di Viterbo nei messaggi riportati dalla Verità – per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili. Indifendibili'”.

Dopo la pubblicazione dell’articolo della Verità, Salvini, parlando in aula al senato ha detto: “Mi domando cosa fosse accaduto in quest’aula e fuori se quello che ho letto di magistrati contro di me” fosse accaduto ad altri. ”Mi domando – ha continuato il leader della Lega – se sia normale in un paese democratico che qualcuno che dovrebbe amministrare la giustizia in nome e per conto del popolo italiano, usi queste parole nei confronti di un ministro della repubblica e di un cittadino di questo paese. Mi fa specie che a sinistra, dove siete garantisti sempre e comunque, non avete detto una parola su quella che è una vergogna. Qualunque altro paese al mondo avrebbe aperto un dibattito televisivo, pubblico e nazionale”.

Qualche giorno fa, sempre La Verità e sempre pubblicando “chat dell’inchiesta Csm”, ha scritto su quello che ha definito “il clamoroso caso di Donatella Ferranti”. Quest’ultima è una ex deputata viterbese del Pd e ora giudice di Cassazione. “Messaggiava – riportava La Verità – con Palamara per sponsorizzare tre magistrati, e lui in Csm si è adoperato per la loro nomina”. Tra i magistrati ci sarebbe stato anche Eugenio Turco, presidente della sezione civile del tribunale di Viterbo.

Il tutto si inserisce in una campagna giornalistica che, carte alla mano, sta portando avanti La Verità, quotidiano diretto da Maurizio Belpietro.

Sempre ieri, ma questa volta il Corriere della sera, occupandosi di Palamara e dell’inchiesta Csm, ha rivelato: “Luca Palamara, ex membro del Csm e membro di spicco della corrente Unicost, non risulta più indagato per corruzione. I pm, all’inizio dell’indagine che ha provocato un terremoto nel Csm, avevano ipotizzato che Palamara avesse ricevuto 40mila euro dagli avvocati Amara e Calafiore, in cambio di favori. Ma l’accusa è poi decaduta, così come confermato dal giudice delle indagini preliminari di Perugia”.

Commentando l’articolo del Corriere della sera, Palamara ha scritto sui social: “L’accusa di aver preso 40mila euro per una nomina al Csm costituiva per me la più grave infamia. Quando i giornali pubblicarono incessantemente questa notizia, i miei figli mi chiesero una cosa sola: dimostrargli che non era vero. Oggi questa accusa è caduta. Lo dovevo a loro”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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22 maggio, 2020

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