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In 16 davanti al gup per disastro ambientale - Sono alcune delle accuse rivolte all'ex vertice Acea e all'attuale presidente Talete, Andrea Bossola

“Scomparso habitat rarissimo e alterato in maniera irreversibile l’ecosistema del lago di Bracciano”

di Silvana Cortignani

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Andrea Bossola

Andrea Bossola

Vigna di Valle - Il lago di Bracciano

Estate 2017 – Il lago a Vigna di Valle (drone)

Il lago di Bracciano

Estate 2017 – Il lago di Bracciano a secco (drone)

Civitavecchia – Lago di Bracciano a secco, per la gravissima crisi idrica dell’estate tre anni fa rischia di finire sotto processo per disastro ambientale aggravato in concorso l’attuale presidente di Talete, Andrea Bossola, che all’epoca faceva parte del consiglio d’amministrazione di Acea Ato 2 Spa.

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura di Civitavecchia, il tribunale ha fissato al 10 novembre l’udienza preliminare davanti al gup a carico di 16 indagati, tra i quali la stessa società e tutti vertici dell’epoca, a partire dall’ex presidente Paolo Tolmino Saccani e tutti gli altri membri del Cda,composto anche da Emanuela Cartoni, Annaclaudia Bonifazi, Giuseppe Baisi, Stefania Stera, Carmelo Intrisano e Marco Rapo. 

Gli altri sette indagati per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta relativa all’abbassamento dei livelli del lago di Bracciano nel 2017 sono dei privati: Rosanna Di Marco, Sergio Di Marco, Carla Conti, Pierpaolo Simionato, Vera Rosa Alberta Von Falkenstein Wirth, Maria Rosa Milillo e Giuseppe Ottone. Anche loro sono accusati di disastro ambientale aggravato, per aver captato l’acqua del lago di Bracciano in assenza di titolo concessorio “così cagionando abusivamente e per colpa l’alterazione irreversibile dell’ecosistema dell’area naturale protetta”.


– Disastro ambientale, la procura chiede il rinvio a giudizio di Bossola


Chi è e quali accuse a Andrea Bossola

Secondo le conclusioni della procura di Civitavecchia, Andrea Bossola, nelle sue vesti di consigliere d’amministrazione di Acea Aro 2 Spa, in concorso con gli altri vertici dell’azienda, merita il processo per avere “da un lato effettuato prelievi idrici in violazione di quanto previsto dalla concessione, in particolare continuando a captare l’acqua del lago sotto il livello di 161,90 m.s.m.; e dall’altro, in violazione della concessione rilasciata ad Acea, non assicurando il mantenimento delle escursioni del livello del lago nell’ambito di quelle naturali, cagionando abusivamente l’alterazione irreversibile dell’ecosistema del lago di Bracciano, area naturale protetta”.

Non un manager qualsiasi alla presidenza della Talete, la società interamente pubblica partecipata da enti locali di gestione dell’ acqua, delle fognature e dei sistemi di depurazione delle acque reflue. Andrea Bossola, 59 anni, di Roma, si è laureato con lode in ingegneria idraulica all’università di Roma e parla perfettamente inglese, francese e spagnolo. A maggio dell’anno scorso è stato eletto all’unanimità nuovo presidente esecutivo della Talete, proprio per la sua estrazione tecnica.

Un dirigente con un corposo curriculum, in cui figurano per l’appunto significative esperienze in Acea, dal 2003 al 2017, con responsabilità crescenti e con esperienze in Asia e in Sud America. E’ stato inoltre consigliere di amministrazione di varie società idriche della Toscana, Lazio, Umbria e Campania. All’inizio di quest’anno, inoltre, Bossola, pur restando alla guida della viterbese Talete,  è stato nominato direttore generale della multiutility Etra (acqua, rifiuti, energia e gas) di Padova.


La scomparsa della calamaria dl lago di Bracciano 

Gli indagati, compresa la società Acea Ato 2, sono accusati, tra l’altro, della scomparsa del cosiddetto Habitat 3130, tipico delle fasce perilacustri e costituito da una vegetazione di comunità anfibie di taglia minuta. “Rarissimo sul territorio italiano – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – e custode, nel lago di Bracciano, della specie endemica Isoetes sabatina, ufficialmente protetto a livello comunitario con Direttiva Habitat UE/1992”. La Isoetes sabatina o calamaria del lago di Bracciano, che vive sommersa e radicante nel fango, è una specie endemica del Lazio, dove si trova l’unica popolazione sinora nota, in un ambiente con acque alcaline piuttosto inusuali per le specie di questo genere. 

Sono state inoltre rilevate una estrema rarefazione dell’habitat 3150, la riduzione di diverse decine di ettari di estensione delle comunità di profondità, l’eutrofizzazione delle rive, alterazioni delle comunità faunistiche, sia per le specie di vertebrati (uccelli ripariali e dei canneti, rettili acquatici, anfibi, pesci), sia per quelle di invertebrati, variazioni eccezionali della conducibilità e della torbidità delle acque. 


Tra le parti offese il parco naturale di Bracciano-Martignano

Sette le parti offese, individuate dal pm Delio Spagnolo del tribunale di Civitavecchia, per i prelievi idrici che hanno messo in ginocchio il bacino dell’estate di tre anni fa. 

Tra loro potranno costituirsi parte civile il vicesindaco di Bracciano Gianfranco Rinaldi, il sindaco di Anguillara Sabazia Sabrina Anselmo, il vicesindaco di Trevignano Romano Claudia Maciucchi, il presidente del Consorzio del lago di Bracciano Renato Cozzella e il presidente del parco naturale regionale di Bracciano-Martignano Vittorio Lorenzetti.

Gli altri sono il consigliere regionale Emiliano Minnucci e la presidente del comitato per la difesa del bacino lacuale Bracciano-MartignanoGraziarosa Villani. Entrambi residenti ad Anguillara Sabazia, furono i primi a sporgere denuncia. 


Due denunce e uno stuolo di luminari

L’inchiesta ha preso il via da due denunce presentate il 20 e il 21 giugno 2017. Tra le parti offese, non a caso, ci sono anche la presidente del comitato per la difesa del bacino lacuale Bracciano-Martignano Graziarosa Villani e il consigliere regionale del Pd Emiliano Minnucci.

Sono stati i primi, il 20 giugno 2017, a presentare alla procura di Civitavecchia una denuncia querela per i danni ambientali derivati dall’abbassamento del livello del lago di Bracciano. Un atto circostanziato di 120 pagine, messso a punto dagli avvocati Francesco Falconi e Simone Calvigioni, corredato di relazioni scientifiche, con il quale si chiedeva che venisse valutata  “l’opportunità di disporre il sequestro preventivo degli impianti di captazione di Anguillara Sabazia, in località Pizzo Prato, mediante cui Acea Ato 2 Spa effettua le captazioni dell’acqua del lago di Bracciano”.  In allegato le relazioni scientifiche del docente di Ecologia della Sapienza di Roma Loreto Rossi, del biologo Mattia Azzella, del ricercatore Giampietro Casasanta, del geologo Alessandro Mecali, che hanno lavorato anche sulla base dello storico studio sul bilancio idrico del lago di Bracciano di Fabio Musmeci ed Angelo Correnti e su ricerche di Franco Medici.

Il giorno successivo, 21 giugno 2017,  è stata invece la volta dell’esposto per disastro ambientale presentato alla procura di Civitavecchia dei sindaci di Anguillara Sabazia, Trevignano Romano e Bracciano, dei presidenti del parco naturale di Braccianoe Martignano e del Consorzio di navigazione, chiedendo la revisione della concessione per lo sfruttamento delle acque del lago di Bracciano e che venissero accertate le responsabilità “in ordine alla inquietante condizione ambientale in cui si trova l’ecosistema del bacino lacustre di Bracciano a rischio di ulteriori mutamenti e conseguente disastro ambientale”. 


Inchiesta chiusa dopo tre anni

A luglio 2017, le indagini sulla crisi idrica del lago di Bracciano furono affidate ai carabinieri del nucleo operativo ecologico (Noe) di Roma, in prima battuta con l’iscrizione  nel registro degli indagati per inquinamento ambientale di Acea Ato 2 Spa (la società operativa del Gruppo Acea che gestisce il servizio idrico a Roma e in altri 111 comuni del Lazio) e del presidente di Acea Ato2 Paolo Tolmino Saccani. La sede romana della società, in piazzale Ostiense, fu perquisita e furono acquisiti documenti. 

Silvana Cortignani


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9 maggio, 2020

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