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“Sestina aveva gli occhi aperti e respirava regolarmente, ma era incosciente”

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri [3]

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Nonna Mirella all'entrata del tribunale col difensore Fontana [4]

Nonna Mirella all’entrata del tribunale col difensore Fontana

Il difensore di parte civile Vincenzo Luccisano [5]

L’avvocato di parte civile Vincenzo Luccisano

I difensori Gianluca Fontana, Daniele Fabrizi e Serena Gasperini [6]

I difensori Gianluca Fontana, Daniele Fabrizi e Serena Gasperini

Ronciglione – “Sestina aveva gli occhi aperti e respirava regolarmente, ma era assolutamente incosciente”, hanno detto i soccorritori del 118 giunti in via Papirio Serangeli a Ronciglione alle 6 del 4 febbraio 2019, escludendo categoricamente che la 26enne fosse in grado parlare o reagire alle sollecitazioni. Dalle scale era precipitata quattro ore prima. Perché Andrea non ha chiamato prima il numero dell’emergenza sanitaria? Secondo l’accusa perché era stato lui a gettare per le scale di casa della casa della nonna la fidanzata la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 a Ronciglione. 

Ieri, in una giornata sferzata da un vento di tramontana che al Riello non dava tregua, è stata la volta, sempre per l’accusa, degli operatori del 118 e dei sanitari del pronto soccorso di Belcolle che hanno prestato le prime cure alla vittima dopo la richiesta di soccorso fatta da Landolfi a distanza di quattro ore dalla caduta, motivo per cui è accusato anche di omissione di soccorso. 

Sempre presente la nonna Mirella Iezzi, l’unica dei familiari a poter stare in aula in quanto parte offesa e parte civile nel processo, vera supertestimone di quanto accaduto quella notte nella sua abitazione di Ronciglione.

Con lei il difensore Gianluca Fontana che, sentito in merito all’interrogatorio dell’81enne, dice: “Per adesso ancora non è in programma. Lei nel frattempo è sempre indagata, ma non ha ancora ricevuto l’avviso di fine indagini da parte del pm Pacifici”. Essendo indagata in procedimento connesso, quando sarà il suo momento, potrà avvalersi della facoltà di non rispondere. 

Non entra invece nel processo per omicidio volontario al pugile 31enne romano detenuto a Regina Coeli da otto mesi il supertestimone Claudio Cipollini. E’ il detenuto laureato in giurisprudenza cui Andrea Landolfi Cudia avrebbe confessato in carcere di avere scaraventato dalle scale Sestina. Il pubblico ministero Franco Pacifici ha chiesto l’acquisizione di una relazione, ma la corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone ha detto no.

Oggi testimonieranno i medici legali che hanno effettuato l’autopsia per la procura – dopo la quale il pm Pacifici ha chiesto l’arresto per omicidio di Landolfi – e un ufficiale del Ris dei carabinieri relativamente ai rilievi sulla presunta scena del crimine. 


“Sestina aveva gli occhi aperti, ma era incosciente”

“Abbiamo sentito i medici dell’ospedale e anche gli infermieri che sono intervenuti con l’ambulanza alle 6 del mattino in via Papirio Serangeli. Hanno confermato che al momento del loro arrivo la ragazza era in stato di incoscienza. Aveva gli occhi aperti, respirava quasi regolarmente, ma era assolutamente incosciente. Questo status è poi peggiorato man mano sull’ambulanza durante il trasporto”, spiega l’avvocato Vincenzo Luccisano, difensore di parte civile dei familiari di Sestina. 

Nessuno ha detto che Sestina parlasse, pur dicendo cose strane, come detto da Landolfi al 118. “Il medico in particolare ha riferito che ha cercato di dare dei comandi per verificare se ci fosse una risposta e non c’è stata alcuna risposta”, ha detto il legale.


“Mi sono fatto più male io che lei”

Secondo l’infermiere e l’autista del 118 Andrea al loro arrivo stava bene. “Ho chiesto loro se claudicasse, se si lamentasse del dolore – ha proseguito l’avvocato Luccisano – hanno riferito assolutamente di no e poi invece hanno riferito che quando sono arrivati in ospedale, al triage, anche lui si è voluto far medicare. Anzi peraltro ha aggiunto che lui aveva preso la botta anche più forte rispetto a quella di Sestina, quando aveva cercato di attutirne la caduta. Ha detto di essere caduto insieme a Sestina e di averne addirittura attutito il colpo”.


“No a Cipollini supertestimone…”

Per i difensori dell’imputato, avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini: “Non è emerso nulla di significativo in chiave accusatoria, nel senso che, pur avendo sentito dei testimoni che dovevano confermare la tesi accusatoria, ci sembra che questo non sia successo in alcun modo”. 

Riguardo al supertestimone Cipollini: “Se ne è parlato per dire che lui non c’entra nulla. e deve continuare a non entrarci. La corte ha ribadito che Cipollini non è un testimone e che ciò che era stato rappresentato dal pubblico ministero non era di interesse della corte. Cipollini resta dov’è”.

Silvana Cortignani


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