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Tentato omicidio aggravato - A causa dell'emergenza Coronavirus l'avvocato di parte civile ha preso parte al processo via internet

Sparano a bruciapelo a un 26enne, confermate le condanne a 8 e 9 anni di carcere

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Mantova - Il tribunale

Mantova – Il tribunale del processo di primo grado

L'avvocato Samuele De Santis

Processo al computer per l’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – (sil.co.) – Regolamento di conti in trasferta, confermate in appello le condanne a 8 e 9 anni di carcere inflitte lo scorso 15 ottobre ai due banditi dominicani che il 28 febbraio 2018 a Suzzara, nel basso Mantovano, hanno sparato a bruciapelo a un connazionale 26enne orbitante tra Viterbo e Terni.

Pochi mesi prima la parte offesa, Marcos Adonis Rosa Jimenez, era stato condannato dal tribunale di Viterbo per il porto di un machete che aveva detto di tenere in macchina per legittima difesa in quanto minacciato di morte da alcuni connazionali. 

In manette dopo meno di 48 ore sono finiti il 22enne Adames Deivi Fernando e il 32enne Tiburcio Abreu Fernando, pluripregiudicati residenti nella zona del lago di Garda, ma domiciliati a Terni. Sono stati catturanti in Piemonte, mentre stavano tentando di far perdere le proprie tracce.

Ieri il processo da remoto, a causa dell’emergenza Coronavirus, davanti alla corte d’assise d’appello di Brescia, con l’avvocato di parte civile Samuele De Santis che, pur in toga, ha preso parte alla discussione seduto davanti al computer del suo studio. 

Traditi dalle telecamere della videosorveglianza e dalle mani con sei dita di uno dei due, hanno beneficiato in primo grado dello sconto di un terzo della pena dl rito abbreviato col quale sono stati giudicati presso il tribunale di Mantova. Pesanti le condanne: 9 anni a colui che ha sparato e 8 anni al complice. La coppia è stata inoltre condannata a versare una provvisionale di 30mila euro alla vittima (in vista di un più cospicuo risarcimento in sede civile), che si è costituita parte civile appunto con l’avvocato De Santis del foro di Viterbo.

“Il mio assistito, che a causa del colpo di arma da fuoco ha riportato lesioni gravissime, solo da poco può  dirsi fuori pericolo di vita”, sottolinea il legale. “Lo sparo è stato ripreso dalle telecamere della videosorveglianza di un dentista, una scena alla Tarantino. Hanno sparato per uccidere”, commenta il legale, che ha visionato i filmati dell’aggressione. 

Per il regolamento di conti una pistola usata per una rapina

Erano accusati in concorso di tentato omicidio aggravato,  detenzione illegale di arma da fuoco e sequestro di persona. Per entrambi, detenuti nel carcere di Lorusso Cutugno di Torino, il pubblico ministero Paola Reggiani della procura di Mantova il 12 giugno scorso ha chiesto il giudizio immediato. Secondo l’accusa, si sarebbe trattato di un regolamento di conti, un agguato premeditato, da parte dei due killer. La vittima è stata colpita all’altezza del torace da un colpo di pistola. L’arma, successivamente ritrovata e sottoposta ad accertamenti balistici dal Ris, è risultata avere sparato anche in occasione di una rapina a mano armata commessa nel 2015 in cui era rimasta ferita una persona. 

In pericolo di vita la vittima che ha lesioni permanenti

La vittima, secondo la certificazione medica dell’ospedale Carlo Poma di Mantova: “Ha riportato lesioni al fegato, alla milza e al rene destro, che è stato asportato in quanto sottoposto ad intervento di nefrectomia, oltre che di resezione segmento epatico e resezione colica per ferita all’addome, tali da porlo in pericolo di vita in quanto la ferita da arma da fuoco con un foro in entrata  un foro in uscita ha cagionato un emoperitoneo massivo, ha lesionato organi nobili e vitali che hanno reso necessario l’intervento chirurgico di emergenza che, se fosse stato posticipato anche di poco tempo, ne sarebbe conseguita la morte del paziente, che di fatto ha riportato lesioni permanenti”. 


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23 maggio, 2020

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