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Roma - Il registro del ministero dell'interno dei cadaveri mai riconosciuti - La difesa ha invece on line quello dei caduti e dispersi in guerra - DOCUMENTO

Cinque persone morte nella Tuscia e mai identificate…

di Daniele Camilli
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Roma – Due registri in fondo al web. Le banche dati dei dimenticati. La prima è dei cadaveri non identificati. Ed è del ministero dell’interno. La seconda è dei dispersi e morti in guerra. In tal caso è della difesa. Entrambe le banche dati sono on line. Tutte e due raccontano un pezzo di paese. Dimenticato e latente come le guerre, e i soldati che c’hanno lasciato la pelle, oppure i morti rimasti senza nome.

Un’immensa bara collettiva, il registro dedicato ai morti in guerra. Come il mausoleo delle fosse Ardeatine di Nello Aprile e Mirko Basaldella. Un’enorme pietra tombale con una sottile asola di luce che separa i morti dal camminamento dei vivi. E il soffitto curvato per ridurre l’effetto di compressione dello spazio. Una vasca ipogea dove sono contenute le sepolture di 335 prigionieri politici uccisi il 24 marzo 1944 dai nazisti lì dove sono stati seppelliti.


Roma - Il ministero dell'Interno - Viminale

Roma – Il ministero dell’Interno – Viminale


Un mondo dimenticato persino dalle cronache, il registro, invece, dei cadaveri non identificati. Persone rimaste senza nome. Vive solo in qualche carta bollata della questura. gente che in diversi casi si è tolta la vita. E di cui non si sa assolutamente niente. Alcune di loro risalgono a decine di anni fa. Pochi dettagli di storie del tutto ignote. Un varco inatteso e profondo. Un altro orizzonte di pensiero. Senza innocenza o semplicità. Autenticità estrema, responsabile e vigile. 

Sono cinque le persone ritrovate morte in provincia di Viterbo nel corso degli anni e mai identificate. Registro generale dei cadaveri non identificati. On line. Istituito nel 2007, “contiene – riporta la pagina internet del commissario straordinario del governo per le persone scomparse – le informazioni più significative riguardanti i segni fisiognomici particolari, le circostanze del rinvenimento dei corpi e i riferimenti relativi alle procure e agli uffici che hanno in trattazione il caso”.


Roma - Il registro dei cadaveri non identificati

Roma – Il registro dei cadaveri non identificati


Il commissario, prefetto Silvana Riccio, fa capo al ministero dell’interno. Sulla pagina internet dedicata, il sito è del dicastero dell’interno, c’è il registro nazionale cadaveri non identificati. Consultabile inserendo anche una sola voce.

I cadaveri non identificati nella Tuscia sono 5. Uno ritrovato alla Palanzana, uno a Capodimonte, il terzo a Graffignano. Gli ultimi due, uno a Civita Castellana e l’altro a Orte. Due dei cinque sono suicidi. Tre di loro stranieri. Uno, come sta scritto nella scheda del ministero, come se niente fosse, di “razza sud americana”. 


Roma - Una scheda del registro dei cadaveri non identificati

Roma – Una scheda del registro dei cadaveri non identificati


Il registro serve “per promuovere e sviluppare azioni comuni in materia di riconoscimento e di identificazione dei corpi senza identità. A tal fine – prosegue il sito del ministero – sono state definite apposite linee guida, modalità di circolazione delle informazioni, disciplinari delle azioni operative, modulistica, ecc. Tutte le informazioni che riguardano i cadaveri non identificati confluiscono poi nel sistema informativo nazionale ricerca scomparsi (Risc) che consente, tra l’altro, l’incrocio con i dati raccolti sulle persone scomparse”.

Ciascuna scheda riporta regione, provincia e comune di ritrovamento, la data, il luogo e alcune specifiche in merito al cadavere (età presunta, altezza, indumenti, effetti personali).

Un elenco di persone dimenticate dal mondo che fa pensare alla morte della Vergine del dipinto caravaggesco. Ritrovata nel XVII secolo sulle sponde del fiume che attraversa la capitale.


Roma - La banca dati dei morti e dispersi in guerra

Roma – La banca dati dei morti e dispersi in guerra


In provincia di Viterbo il cadavere non identificato più distante nel tempo risale al 1994. Il più recente al 2015. In tutto il Lazio i cadaveri non identificati sono circa 245. Circa 220 in provincia di Roma. Due in quella di Rieti, 9 in provincia di Latina e nessuno a Frosinone. Il cadavere più antico mai identificato nel Lazio è stato nel settembre del 1983, a Priverno, in provincia di Latina. Una donna. L’ultima è una neonata, straniera. Ritrovata nel Tevere a Roma nel luglio dell’anno scorso.

Destini, come i racconti del “quadrato magico” di Calvino attorno al quale su intrecciano le storie. Basta lasciare che prendano forma. “Una specie di cruciverba – scrive Italo Calvino nell’introduzione al libro ‘Il castello dei destini incrociati’ – fatto di figure anziché di lettere, in cui per di più ogni sequenza si può leggere nei due sensi”.


Roma - Bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale

Roma – Bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale


L’altro registro della memoria è del ministero della ministero della difesa. Uccisi e dispersi durante la prima e la seconda guerra mondiale. Basta mettere il cognome nel motore di ricerca e scorrere la pagina. Le informazioni disponibili riguardano data di nascita, data e luogo di morte. 

A gestire gli elenchi è il commissariato generale per le onoranze ai caduti. “Ente della difesa – riporta la pagina internet del dicastero cui fa capo – che dal 1919 è competente per ricerca, recupero, eventuale rimpatrio e definitiva sistemazione dei caduti. Custodia, gestione e valorizzazione dei sepolcreti e zone monumentali in Italia e all’estero, e infine custodia, gestione e valorizzazione della banca dati dei caduti”.

Daniele Camilli


Il registro dei cadaveri non identificatiIl registro dei morti e dispersi in guerra


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20 giugno, 2020

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