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Il giornale di mezzanotte - Viterbo - Elvira Fatiganti (Uil Tucs): "Tante le attività che stanno chiudendo e la causa non è soltanto il Covid ma anche gli affitti troppo alti"

“Commercio corso Italia, la strage è servita…”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “E’ un disastro. A Corso Italia, Viterbo, non c’è più nessuno. Non c’è più passeggio. Noi abbiamo la sede al numero 68. Lo vediamo tutti i giorni. I negozi stanno chiudendo e i grandi marchi se ne stanno andando quasi tutti. E in tal caso la colpa non è del Covid, ma degli affitti troppo alti”.

Elvira Fatiganti fa la sindacalista. E’ la segretaria generale della Uil Tucs di Viterbo, l’organizzazione dei lavoratori che si occupa degli “operai” del commercio. Quelli che stanno dietro al bancone e che, quando le cose vanno male, vengono licenziati.


Viterbo - Elvira Fatiganti

Viterbo – Elvira Fatiganti – Uil Tucs


“Commercio Corso Italia – dice subito Fatiganti -, la strage è servita. Tra la fine del 2019 e il 2020 a Corso Italia hanno chiuso Schenardi, Oltre, Skené e Salomé. Loro hanno chiuso prima del Covid. Nei due anni precedenti la stessa cosa è poi capitata a Carpisa e Prima Donna. Subito dopo la prima fase del Coronavirus hanno invece chiuso il Blitz e Kiko. Stiamo parlando di marchi importanti e di attività commerciali storiche per il Corso e l’intera città di Viterbo”.


Viterbo - Corso Italia

Viterbo – Corso Italia – Kiko chiuso


Il motivo delle chiusure? “Non soltanto le conseguenze economiche dell’emergenza Coronavirus – risponde Fatiganti – che però si vanno a sommare al tutto. Il punto vero sono gli affitti. Troppo alti. Al punto che non è conveniente pagarli nemmeno per una multinazionale. Come ad esempio può essere Kiko, il negozio di cosmetica. L’ultimo, in ordine di tempo, ad aver chiuso. Molti negozi costi così alti d’affitto non se li possono proprio permettere o permettere più. E in molti casi, l’affitto è uno dei principali motivi per cui stanno chiudendo”.


Viterbo - Corso Italia

Viterbo – Corso Italia


“Dopodiché – aggiunge la segretaria della Uil Tucs -, se gli affitti non li reggono i grandi marchi, come si può pretendere che lo possano fare le attività commerciali più piccole?”.

Da qui l’appello della sindacalista. Al prefetto Giovanni Bruno e al sindaco Giovanni Arena. “Vigilate – dice Fatiganti – sugli affitti”.


Viterbo - Corso Italia

Viterbo – Corso Italia


Ma quanto potrebbe costare affittare un locale commerciale a Viterbo? “Ad esempio – dice Fatiganti – Kiko pagava 9 mila euro al mese. Tant’è che l’azienda mi ha detto che hanno chiuso perché la clientela è poca e il fatturato non può supportare le spese gestionali del negozio. Spese dovute soprattutto all’affitto. Ciò non significa che una multinazionale non ha quanto serve per pagare un affitto. Significa solo che non è più conveniente farlo al Corso di Viterbo. Dove appunto la clientela è diventata pure poca”.


Viterbo - Corso Italia

Viterbo – Corso Italia


Una crisi, quella che sta ulteriormente investendo Corso Italia, iniziata ormai diversi anni fa. A cavallo tra il 2009 e il 2011. Un’onda nera che, partita da via Saffi, s’è poi infilata, come un fiume in piena, dentro l’imbuto di Corso Italia. Travolgendo tutto. Fino a piazza del Teatro. Tant’è vero che il Covid sembra essere stato l’ennesimo carico. Probabilmente, ad oggi, il più pesante.

A farne le spese anche i lavoratori. Anzi, le lavoratrici. Perché sono soprattutto donne. Con figli e famiglie. 


Viterbo - Il centro storico

Viterbo – Il centro storico


“Tra Kiko, Oltre, il Blitz, Carpisa e Prima Donna – commenta Elvira Fatiganti – sono stati persi 15 posti di lavoro. Kiko ha comunicato la chiusura alle sue 4 dipendenti una decina di giorni prima che avvenisse. A fine maggio le lavoratrici hanno avuto la comunicazione, l’8 giugno Kiko ha chiuso. Tutto nel pieno rispetto delle regole. Ma alle ragazze la chiusura è capitata tra capo e collo. E non è stato nemmeno possibile riassorbire le lavoratrici nell’altro punto vendita di Viterbo che si trova All’Ipercoop. Perché lì i posti sono tutti già occupati. Una collocazione disponibile era ad esempio Aprilia. Impossibile da accettare. Si tratta infatti di lavoratrici che hanno in media 40 anni e sono quasi tutte con famiglie e figli. Inoltre viaggio e spese sarebbe stato a spese loro. Hanno infatti preferito risolvere il rapporto consensualmente e andare in disoccupazione”. 


Viterbo - Corso Italia

Viterbo – Corso Italia


L’ultimo problema, ma non da ultimo, è infine la cassa integrazione. Che ancora non arriva. A Viterbo città, secondo fonti sindacali Uil, i lavoratori che aspettano di ricevere la cassa integrazione sarebbero in tutto un migliaio. Tenuto conto di tutti i settori economici.

“Finita anche la proroga della cassa integrazione – fa notare Elvira Fatiganti – la vedo scura. Molte attività faticheranno a riprendersi il personale. Le casse integrazioni per i lavoratori scadranno a fine giugno, fine luglio e fine agosto. E meno male che i licenziamenti sono bloccati fino al 31 agosto e che ci saranno altre 4 settimane di proroga a settembre della cassa integrazione. Poi che succede? Magari le aziende iniziano a licenziare”.

Daniele Camilli


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29 giugno, 2020

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