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Operazione Erostrato - L'avvocatessa di parte civile al processo di Roma, Eleonora Olimpieri: "Nessuna reticenza, solo strumentalizzazione politica"

“L’assessore Ubertini vittima di mafia viterbese, si è ribellato alla banda del boss Trovato”

di Silvana Cortignani

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Giuseppe Trovato

Giuseppe Trovato – Presunto boss con Ismail Rebeshi

Claudio Ubertini

Claudio Ubertini – L’assessore vittima di mafia viterbese

Viterbo - L'auto del consigliere comunale Claudio Ubertini distrutta dalle fiamme

 L’auto di Ubertini distrutta dalle fiamme la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2017

Eleonora Olimpieri

Eleonora Olimpieri

Viterbo - La macchina dell'avvocato Alabiso distrutta dalle fiamme

La macchina dell’avvocato Alabiso distrutta dalle fiamme la notte tra il 26 e il 27 luglio 2017

L'avvocato Roberto Alabiso

L’avvocato Roberto Alabiso – Anche lui vittima del sodalizio

Viterbo – “Né scarsa collaborazione, né reticenza da parte dell’assessore Ubertini, che invece è tra coloro che si sono ribellati alla mafia viterbese”, così ha tenuto a sgomberare il campo da qualsiasi insinuazione l’avvocato di parte civile di Claudio Ubertini, Eleonora Olimpieri.

Lo ha fatto come premessa, parlando durante l’udienza di lunedì del processo per associazione di stampo mafioso in corso a Roma con l’abbreviato a carico  di dieci dei 13 arrestati nel blitz dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019, tra cui i boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato. Ubertini, parte civile con i due figli, era presente davanti al gup Emanuela Attura. 

Questo venerdì, il 5 giugno, discuteranno le difese di Shkelzen Patozi, del collaboratore di giustizia Sokol Dervishi, di Luigi Forieri, di Gabriele Laezza, di Martina Guadagno e di Gazmir Gurguri. Patozi, difeso dall’avvocato Giovanni Labate, potrebbe rilasciare spontanee dichiarazioni. Lunedì sarà la volta dei difensori dei boss Trovato (e della compagna Oufir Fouzia) e Rebeshi, gli avvocati Giuseppe Di Renzo e Roberto Afeltra. Sempre l’8 giugno, dovrebbe essere anche il giorno della sentenza.


“Si è ribellato, collaborando e costituendosi parte civile”

“Gli hanno bruciato due macchine, gliene hanno danneggiata una terza, gli hanno inviato una busta con un proiettile – ha ricordato la legale di Ubertini prima di cominciare – e ogni volta, un minuto dopo, lui si è rivolto alle forze dell’ordine, collaborando e facendo subito i nomi di chi poteva essere coinvolto. Cosa che non tutti hanno fatto. Chi per un motivo, chi per un altro. Non solo. Ubertini è anche uno dei 19 che si sono costituiti parte civile, perché è facile fare le chiacchiere e poi quando c’è da esporsi farlo in 19 su 47”.  

Oggi assessore, all’epoca era consigliere di minoranza a Palazzo dei Priori.

Un sintomo, secondo Olimpieri, del terrore che aveva sparso la banda criminale italo-albanese smantellata dopo che per oltre due anni aveva seminato il panico nel capoluogo. “L’assessore Ubertini e l’avvocato Roberto Alabiso si sono invece ribellati a una situazione che era assolutamente intollerabile, costituendosi parte civile, il primo con i figli, il secondo assieme alla moglie”, ha proseguito la legale, che assiste anche il collega, cui è stata bruciata una macchina. 

“Oltre alla famiglia di Alabiso, tutto lo studio, me compresa, ha sofferto della situazione, perché si trattava di un fatto chiaramente collegato al lavoro e perché non si riusciva a capire quali fossero le ragioni, chi potesse essere così in astio con l’avvocato e con gli altri, tanto da fare un atto del genere”, ha detto lunedì durante la discussione davanti al gup Emanuela Attura, l’avvocato Olimpieri, parlando dell’attentato incendiario che la notte tra il 26 e il 27 luglio 2017 ha distrutto la macchina dell’avvocato Roberto Alabiso parcheggiata sotto casa, in strada Querciaiolo, tra Viterbo e Vitorchiano. 

“La cosa che ha particolarmente allarmato – ha sottolineato il difensore di parte civile – è stato quando all’esito del deposito delle intercettazioni telefoniche e ambientali, ci si è resi conto dei numerosi appostamenti, dei pedinamenti e delle ricerche che sono stati fatti sul suo conto, perché Trovato diceva che il legale lo avevo pizzicato e che quindi lo doveva togliere da coglioni. Lo hanno seguito, hanno seguito sua moglie, si sono avvalsi di informatori”. 


“Informatore il barista dove prendevo il caffè con l’assessore”

“Una cosa gravissima quella accaduta”, spiega lo stesso Alabiso, tra le 19 vittime che si sono costituite parti civili su 47 parti offese individuate dai pm Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci. “L’avvocato Olimpieri ha sottolineato anche il danno psicologico sofferto da me e dalla mia compagna, con mesi e mesi di difficoltà a vivere in un posto relativamente isolato. Tutta una serie di difficoltà che non è difficile immaginare – prosegue il legale – per mesi abbiamo perso totalmente la tranquillità. Ogni volta che di notte sentivamo un rumore, non sapendo chi fosse l’autore del gesto, dicevamo ‘ecco fatto, adesso vengono a completare l’opera’. Una grande incertezza, che è peggio della certezza, perché chiaramente quando tu sai chi è il tuo nemico, barra avversario, lo valuti”, 

“Oltre agli appostamenti, ci sono state anche indicazioni da parte di persone insospettabili, che hanno riferito dove avevo lo studio, dove avevo l’abitazione, dove avevo le mie attività, compreso il barista presso il quale io quasi tutte le mattine andavo a prendere il caffè, insieme all’assessore Claudio Ubertini”, dice Alabiso.

“Era impossibile sottacere, sia per me che per Ubertini, anche se naturalmente c’è preoccupazione, perché questi soggetti chiaramente non è che prenderanno l’ergastolo, quindi un domani potrebbero ripresentarsi, rifarsi vivi. Mi auguro che la vicenda sia conclusa coni gravissimi danni che abbiamo subito”. 


“Ubertini, vittima della mafia e di strumentalizzazioni politiche”

“Con Ubertini abbiamo anche pensato che gli attentati a lui e a me potessero essere collegati, perché io difendo l’assessore Ubertini in cause civili e udienze penali in cui lui è parte offesa. Invece abbiamo scoperto che erano proprio due filoni a sé stanti”, ci tiene a sottolineare Alabiso.

“Era totalmente erroneo che Ubertini si occupasse dei compro oro, semplicemente un compro oro ha la sede legale nella stessa via dove abita la famiglia Ubertini, ma ci sono cento metri di distanza e assoluta estraneità. Semmai quella società è storicamente cliente dell’avvocato Alabiso, ma non di Claudio Ubertini, come commercialista o come revisore. Ma la cosa veramente grave è che a questa notizia, fondata su un equivoco, molti si sono agganciati per colpire politicamente e personalmente l’assessore attraverso una veramente brutta campagna stampa”, ha detto Olimpieri durante la discussione, che si è chiusa con la richiesta di una provvisionale di 20mila euro, diecimila ciascuno, per Alabiso e la compagna, e di 50mila euro per Ubertini e i figli. 

“Un atto simbolico la richiesta di un risarcimento – sottolinea Alabiso in conclusione – ma la nostra presenza nel processo è importante”. 


“Trovato pretendeva da lui appalti pubblici”

E’ nel bar di via Genova, all’epoca gestito da Luigi Forieri, uno dei dieci imputati di associazione di stampo mafioso, considerato dagli investigatori il ritrovo dell’organizzazione italo-albanese, che il sodalizio ha intercettato il consigliere comunale Claudio Ubertini, vittima coi figli di tre attentati incendiari e dell’invio di proiettili per non avere dato seguito alla richiesta di appalti.

“Veniva spesso a fare colazione, era amico di Forieri. Giuseppe Trovato e un altro gli hanno chiesto appalti dal Comune per una ditta di muratura. E Ubertini, da come mi hanno detto loro, ha detto ‘vediamo’. Ma passava il tempo e per loro li aveva presi in giro, aveva detto solo una cazzata e non faceva“, ha detto al pm Tucci Sokol Dervishi, il braccio destro dei due boss, diventato collaboratore di giustizia. 

Per questo la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2017 gli hanno incendiato la Smart che usava lui ma era intestata alla figlia e dopo dieci mesi, la notte tra il 15 e il 16 novembre, la Mini Cooper del figlio. A marzo 2017 c’è stato l’episodio dei proiettili recapitati all’ufficio. Poi, nel 2018, c’è stato il danneggiamento a scopo intimidatorio della nuova Smart della figlia”, ha spiegato Dervishi, sottolineando l’accanimento di Trovato esteso a tutta la famiglia della vittima.

Ubertini, a detta di Trovato, “abusando delle sue qualità pubbliche” avrebbe mandato controlli ai suoi tre negozi di compro oro e avrebbe “salvato” alcuni compro oro concorrenti “come se avesse degli interessi economici, come se fosse socio”.

Silvana Cortignani


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5 giugno, 2020

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