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Il giornale di mezzanotte - Cultura - Oggi primo giugno ricorre il 750esimo anniversario del famoso scoperchiamento del palazzo Papale ma nessuno se ne ricorda...

Pino Daniele canterebbe: “Viterbo è ‘na carta sporca e nisciuno se ne importa…”

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Viterbo - Palazzo dei papi

Viterbo – Palazzo dei papi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Avete presente quando, in quanto viterbesi orgogliosi delle nostre radici, raccontiamo, ai forestieri in visita alla nostra città, che in quel palazzo si è tenuto il primo riconosciuto conclave della storia? Dove i cardinali furono prima chiusi “cum clave” e poi gli fu scoperchiato il tetto per accelerare l’elezione del nuovo pontefice?

Ebbene oggi primo giugno ricorre il 750° anniversario del famoso scoperchiamento del Palazzo Papale di Viterbo. Un fatto importantissimo non solo per il capoluogo della Tuscia ma per tutta la cristianità.

Ma nessun evento, nessun ricordo ufficiale, è stato organizzato dalla pubblica amministrazione che rappresenta, è bene ricordarlo, tutti i cittadini. 

E allora lo fa, ancora una volta, Tusciaweb.

Ed è chiaro che l’emergenza contagio da Coronavirus non giustificherà mai, ai posteri, il grave disinteressamento da parte dell’amministrazione della città rispetto ad un evento così importante. Anzi, c’è stato più tempo per riflettere e organizzare e non si è fatto nulla.

Pino Daniele, parafrasando la canzone “Napul’è”, canterebbe: “Viterbo è ‘na carta sporca e nisciuno se ne importa…”

Cinquant’anni fa, in occasione delle celebrazioni del VII Centenario del Primo Conclave”, vennero organizzate a Viterbo giornate di convegni di studio alle quali parteciparono diversi studiosi e personaggi illustri esperti di storia medioevale come: Raoul Manselli, Ludovico Gatto, Norbert Kamp storico tedesco autore di “Istituzioni comunali viterbesi nel medioevo”, Enzo Petrucci, Daniel Philip Waley professore di Storia presso la London School of Economics and Political Science dell’Università di Londra, Ovidio Capitani storico e saggista italiano, Eugenio Duprè-Theseider e Vincenzo Ludovisi avvocato e politico viterbese intervenuto al convegno sul tema degli “Ultimi bagliori della casa imperiale di Svevia alla vigilia del Conclave viterbese”.

Nel 2020 soltanto una promessa, da parte di sindaco e vice sindaco, di portare in consiglio comunale l’intitolazione di una via, di una piazza o di un altro luogo, verso la zona nord sulla strada Cassia che porta a Montefiascone, nei pressi del cimitero di San Lazzaro, sempre su sollecitazione di questo giornale.

Nella fattispecie, vale la pena ricordarlo, il collegio cardinalizio si tenne dal 1268 al 1271 con protagonisti personaggi esterni, tra gli altri, dell’importanza di San Bonaventura da Bagnoregio, San Filippo Benizi istitutore dei Servi di Maria, San Luigi re di Francia, Carlo d’Angiò, Enrico di Cornovaglia, Simone e Guido di Montfort Vicario di Re Carlo in Toscana e il cardinale Rodolfo vescovo di Albano. 

Cosi ha scritto Cesare Pinzi nella sua “Storia della città di Viterbo”: “… un bel giorno (vollero alcuni fosse il dì della Pentecoste 1 giugno 1270), chiuse le porte della città perché niuno scampasse a quella caccia, e colti i Cardinali alla sprovvista nelle loro private abitazioni, li ridussero tutti nella grande aula del palagio vescovile, ove, rinserratili sotto buona guardia, li ammonirono rispettosamente, che non li avrebbero tratti fuori di quelle mura, se non quando avessero provveduto la Chiesa di un nuovo pastore”. Evento confermato anche da Giuseppe Signorelli in “Viterbo nella Storia della Chiesa”) e da tutti gli altri storici.

Diversi cardinali, lasciati esposti alle intemperie per molti giorni, si ammalarono. Il Collegio allora ordinò ai viterbesi di far uscire quelli malati e di ricoprire il tetto in tre giorni, con la minaccia di scomunica e confisca dei beni nei confronti, tra gli altri, del Podestà Alberto di Montebono di Arezzo e del Capitano del Popolo Raniero Gatti. Ma il palazzo fu lasciato scoperto fino alla nuova elezione e i cardinali furono costretti a piantare tende nel grande salone, ed erigere ripari, per ripararsi. 

Dopo lo scoperchiamento del tetto, avvenuta il 1 giugno 1270, la nomina del nuovo pontefice non avvenne subito. Il nuovo papa Gregorio X, al secolo Tedaldo Visconti Arcidiacono di Liegi, fu eletto mentre si trovava in Terra Santa il 1 settembre 1271, dopo oltre mille giorni di sede vacante, al termine di una complicatissima elezione papale passata alla storia.

Un importante momento di svolta, e impulso decisivo, fu proprio la chiusura “cum clave” dei cardinali all’interno del Palazzo Papale viterbese con lo scoperchiamento del tetto.

Fu un evento di grande rilievo a livello internazionale e si doveva ricordarlo con dei segni tangibili. 

Viterbo troppo spesso si dimentica di essere stata Città dei Papi, importante sede pontificia dal 1257 al 1281 dove si tenne il Primo Conclave riconosciuto della storia della Chiesa. 

Nei giorni scorsi ha scritto Ernesto Galli della Loggia sulle colonne del “Corriere della Sera”: “Non c’è classe dirigente senza una solida cultura generale”.

Ha scritto Andrea Scriattoli in “Viterbo nei suoi monumenti” del 1920 ånche: “… perdurando il disaccordo fra i membri del Sacro Collegio, si racconta che uno dei cardinali, sentendo invocare dai fratelli la discesa dello Spirito Santo, dicesse: ”Io credo che bisognerà scoperchiare il tetto, altrimenti lo Spirito Santo non potrà attraversarlo per giungere fino a noi”. La frase che oggi si direbbe volteriana, giunse all’orecchio di Raniero Gatti, capitano del popolo  e senz’altro la tradusse in atto…”.

Che i viterbesi debbano scoperchiare qualche altro palazzo per fare entrare qualche idea buona?

Silvio Cappelli


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1 giugno, 2020

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