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Viterbo - Pomante (Cgil), Mannino (Cisl), Turchetti (Uil): "Sono le prime conseguenze dell'emergenza Covid e la situazione in autunno potrebbe addirittura peggiorare"

“Tuscia, sono 26 mila le persone senza un lavoro”

di Daniele Camilli
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Viterbo – Nella Tuscia le persone senza lavoro sono 26 mila circa. E questo è uno dei primi risultati delle conseguenze economiche dell’emergenza Covid degli ultimi mesi.

La fonte è sindacale, Cgil, Cisl e Uil. Su una provincia che conta quasi 316 mila abitanti. Il dato è allarmante. Perché, togliendo pensionati, bambini e gente che va a scuola o all’università, il numero di chi attualmente non ha lavoro è piuttosto alto. E siamo solo all’inizio.


Viterbo - Giancarlo Turchetti, Stefania Pomante e Fortunato Mannino

Viterbo – Giancarlo Turchetti, Stefania Pomante e Fortunato Mannino


“Sono le prime conseguenze economiche dell’emergenza Covid – spiegano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Viterbo, rispettivamente Stefania Pomante, Fortunato Mannino e Giancarlo Turchetti -, e i dati a nostra disposizione non sono ancora stabili e definiti. Anche perché il governo ha bloccato i licenziamenti fino al 31 agosto. Ciò significa che il quadro completo ce l’avremo soltanto nel corso dell’autunno. E potrebbe addirittura peggiorare”. Perché a settembre la cassa integrazione potrebbe trasformarsi in licenziamento. 

Nel dettaglio, come i sindacati stessi confermano, nella Tuscia ci sono circa 11 mila disoccupati (13,5% della forza lavoro), 8 mila cassaintegrati e 7 mila inoccupati, ossia persone che non studiano e non lavorano oppure vicino di lavoretti saltuari che non permettono neanche di pagare le bollette. Senza tener conto di tutte quelle persone che lavorano in nero, “licenziate” in tronco all’inizio dell’emergenza e che, forse, non torneranno più al lavoro perché magari facevano la badante o la colf presso famiglie a loro volta colpite dalla crisi economica in atto.


Ignazio Visco

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco


Va inoltre considerato che le filiere produttive che caratterizzano la Tuscia, dall’agricoltura ai servizi fino all’edilizia, sono in crisi profonda già da prima del Coronavirus. Il Covid, in questi ultimi mesi, le ha semplicemente affossate. Tirandosi poi dietro tutta quanta la filiera turistica. Dalla ristorazione ai B&b.

Non solo, ma come ha già fatto notare Bankitalia, chi spera nell’intervento dello stato rischia di sbagliarsi di grosso. Il welfare dell’emergenza sviluppato in questi ultimi mesi per ammorbidire la situazione in corso ha già fatto schizzare verso l’alto il debito pubblico, impoverendo le casse statali a fronte di un Pil in recessione. Visto che da marzo a maggio quasi tutto è stato fermo. Se in queste settimane il paese in qualche modo se l’è cavata è stato grazie alla pazienza degli italiani, alla bravura dei prefetti, alla responsabilità delle organizzazioni sindacali e di categoria e, non da ultimo, ai soldi dell’Unione europea.


Operai al lavoro

Viterbo – Operai al lavoro


E a proposito di Banca d’Italia, ecco quanto scrive il governatore Ignazio Visco nelle considerazioni finali presentate il 29 maggio scorso a Roma. “La recessione – spiega Visco – avrà significative ripercussioni sul mercato del lavoro. Rispetto ad altri paesi gli effetti sull’occupazione sono contenuti in Italia dalla sospensione dei licenziamenti e dall’ampio ricorso alla cassa integrazione guadagni, che ha finora coinvolto circa sette milioni di lavoratori, quasi la metà dell’occupazione privata alle dipendenze”.

“Quasi la metà dell’occupazione privata alle dipendenze”. Un dato sconvolgente. Perché circa il 50% della forza lavoro salariata o stipendiata del settore privato in autunno potrebbe trovarsi letteralmente in mezzo a una strada.


Cantiere di lavoro

Viterbo – Un cantiere di lavoro


“La partecipazione al mercato del lavoro – prosegue Visco – è caduta di quasi 300 mila unità, scoraggiata dal peggioramento delle prospettive economiche e dalle limitazioni alla mobilità e alle attività produttive che persistono in alcuni settori. In queste condizioni il tasso di disoccupazione (sceso in marzo all’8,4 per cento, quasi un punto in meno rispetto a febbraio) restituisce un’immagine molto attenuata del reale impatto dell’epidemia”.

“Un’immagine molto attenuata del reale impatto dell’epidemia”. Ciò vuol dire che siamo solo all’inizio e che, come hanno detto Pomante, Mannino e Turchetti, “il quadro completo ce l’avremo soltanto in autunno”.

“La caduta dell’attività economica – sottolinea il governatore della Banca d’Italia – ha ridotto le nuove opportunità di impiego, ripercuotendosi in particolare sui giovani che per la prima volta si affacciano sul mercato del lavoro, su chi è abitualmente impegnato in attività stagionali, con contratti a tempo determinato o di apprendistato. Colpisce con maggiore intensità le attività tradizionalmente svolte dai lavoratori autonomi e il lavoro irregolare, ancora troppo diffuso nel nostro paese”.

“Ripercuotendosi in particolare sui giovani”. Come dire, cari ragazze e ragazzi che uscite dall’università o dagli istituti superiori, per il momento scordatevi di trovare un lavoro.


Banca d'Italia - Palazzo Koch

Roma – Banca d’Italia – Palazzo Koch


Il governatore parla infine degli ammortizzatori sociali per contrastare le prime conseguenze economiche dell’emergenza. “Nel breve periodo – commenta Visco – gli ammortizzatori sociali contrastano l’impoverimento di ampi strati della popolazione e l’allargamento delle differenze economiche, accresciuti dalla maggiore presenza di lavoratori a basso reddito nei settori più colpiti. Limiti nella disponibilità di attività finanziarie liquide tra i nuclei familiari con i redditi più bassi possono amplificare le conseguenze dello shock, determinando un aumento significativo del numero di famiglie che non riescono a mantenere standard di vita accettabili”.

Ciononostante, “l’impatto della recessione e delle misure messe in campo per contenerne le conseguenze è forte sulle finanze pubbliche”. Tant’è vero che, secondo Visco, “nel quadro macroeconomico del governo si prevede per il 2020 un disavanzo pari al 10,4 per cento del Pil e un aumento del peso del debito pubblico sul prodotto di 21 punti percentuali, al 156 per cento”.

“Un lascito così pesante – conclude infine il governatore della Banca d’Italia – impone una presa di coscienza della dimensione delle sfide di fronte a noi”. Soprattutto quelle che arriveranno il prossimo autunno.

Daniele Camilli


– Banca d’Italia, le considerazioni finali del governatore

Articoli: Il welfare dell’emergenza rischia di far indebitare le imprese – Nessuna ripresa fino al 2022, gli scenari della Banca d’Italia


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25 giugno, 2020

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