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Viterbo - Filippo Rossi, presidente Caffeina, sulla missiva indirizzata al presidente della regione Zingaretti firmata da quello che si definisce un gruppo di creditori

“Una lettera piena di bugie e inesattezze, sono costretto a querelare”

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Filippo Rossi

Filippo Rossi

Viterbo –  (g.f.) – “Una lettera del genere contiene così tante bugie e inesattezze che sono costretto ad adire le vie legali per diffamazione”. Filippo Rossi, presidente della Fondazione Caffeina, replica a quello che, firmandosi un gruppo di creditori, ha scritto la missiva indirizzata al presidente della regione Zingaretti, sul festival in corso al castello di Santa Severa.

Annuncia querela: “Non tanto per me – precisa Rossi – sinceramente sono stanco di queste cose. Capisco la polemica e l’accetto, ma quando si dice la verità. Quando, invece, si dicono menzogne e inesattezze non è più possibile. In difesa della storia e di quello che ha fatto la Fondazione Caffeina non posso che adire le vie legali”.

Non c’è solo la lettera. “So che è stata presentata un’interrogazione in consiglio regionale per screditare la fondazione. La farò leggere ai miei avvocati, vedremo se querelare anche per l’interrogazione”.

Sulla lettera invece: “C’è una storia travisata e un’interpretazione della realtà che non esiste – continua Rossi – io ho preso sulle mie spalle in un momento difficilissimo la presidenza della fondazione, anche se potevo non farlo, proprio per, in qualche modo, cercare di risolvere i problemi.

Ho scelto la strada di spiegare tutto in un intervento pubblico, quello che mi stavo accingendo a fare, per cercare con le possibilità che mi potevano dare la situazione economica, di far fronte ai debiti che non ho mai negato.

Ogni volta sembra che ci sia una notizia, ma non capisco dove sia. L’ho detto io stesso. Se ci fosse stato qualcosa di nascosto avrei potuto capire, ma io ci ho messo la faccia, sostenendo che mi accollavo un pezzo di storia, di cui non tutte e visioni erano le mie. Comunque mi ritenevo oggettivamente, seppure non soggettivamente responsabile.

Ma di fronte a una lettera del genere, non posso che reagire”.

La fondazione si trova in una situazione diversa da quella descritta. “Caffeina non sta partecipando a bandi – prosegue Rossi – proprio perché ha debiti e quindi ha deciso di non accollarsi rischi d’impresa che sarebbe stato folle prendersi.

Il marchio Caffeina è di proprietà e nella disponibilità personale mia e di Andrea Baffo.

Io ho deciso di in qualche modo fermare le attività ufficiali di Caffeina, proprio per evitare di fare altre debiti, prendere altri rischi d’impresa e anzi, andare gradualmente a coprire il più possibile i debiti che ci sono.

Quindi la ricostruzione fatta è assolutamente senza appiglio con la realtà”.


– “Caffeina ci deve più di 440mila euro e nessuno risponde alle nostre richieste…”


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28 luglio, 2020

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