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Il giornale di mezzanotte - Viterbo - Si trova in strada Castellaccio, quella che da strada Tobia

Il castello di Petrignano a Tobia conosciuto soltanto da pochissime persone…

di Silvio Cappelli
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Viterbo - Il castello di Petrignano a Tobia

Viterbo – Il castello di Petrignano a Tobia

Viterbo - Il castello di Petrignano a Tobia

Viterbo – Il castello di Petrignano a Tobia

Viterbo - Il castello di Petrignano a Tobia

Viterbo – Il castello di Petrignano a Tobia

Viterbo - Il castello di Petrignano a Tobia

Viterbo – Il castello di Petrignano a Tobia

Viterbo – (s.c.) – Il castello di Petrignano a Tobia sono in pochi a conoscerlo, e di meno ancora quelli che lo hanno visto, dato che i suoi resti sono poco valorizzati e situati in una proprietà privata.

Si trova in strada Castellaccio, quella che da strada Tobia, all’altezza del ponte ferroviario, si congiunge poi con Strada due Casali. Questa strada sterrata conduce al pianoro di Petrignano dove sono visibili i resti del castello e di una chiesa (a nord-ovest del castello).

La prima citazione di questi edifici risale a documenti viterbesi del XI secolo. Nel 1056 è citato come “Castellum de Petrugnano”.

Il “Castellaccio di Petrignano” è esattamente collocato a circa 1300 metri a nord ovest di Tobia, su un altopiano a ridosso del fosso delle Trocche.

La sua struttura muraria mette in evidenza “una particolare tecnica costruttiva – scrive Katia Cellante in ‘Studi vetrallesi’ –  caratterizzata dalla policromia, ottenuta dall’uso di vari materiali costruttivi in parte recuperati da strutture preesistenti in stato di abbandono”. Una costruzione assolutamente originale per l’area viterbese dovuta, molto probabilmente, all’utilizzo, durante la sua costruzione, di mano d’opera forestiera.

Nella metà del XIII secolo a Viterbo, agiva per la conquista del territorio, contro i viterbesi, tra gli altri, tale capitano Vitale d’Aversa a capo di truppe saracene sostenute dall’imperatore Federico II. Questi, dal 15 settembre al 4 novembre del 1245 attaccò con le sue milizie la città di Corneto che si era ribellata alla sottomissione dell’imperatore. Ma non riuscì nel suo intento per la resistenza dei cittadini cornetani. Allora, sulla strada del ritorno, per sfogare la sua rabbia, “nel trascorrere le chine del Cimino, per ridursi ai suoi alloggiamenti – scrive Cesare Pinzi su ‘Storia della città di Viterbo’ – il D’Anversa trovato affatto indifeso il Castello di Petrignano del Comune di Viterbo, lo fece diroccare, disfogando il suo furore pel rifiuto dei Cornetani, sulle case e sulle vite di quei miseri coloni”.

Del Castello di Petrignano non si hanno tantissime testimonianze. Si sa di certo che nel 1253 – secondo quanto scritto da Feliciano Bussi nella sua ‘Istoria della città di Viterbo’ – veniva dato dai consoli viterbesi come “infeudazione” alla famiglia Cordelli.

Nel 1364 le fonti storiche, per questo edificio, riportano il nome di “Castellare Petrognani” come scritto su “La Toponomastica archeologica della provincia di Viterbo” di Stefano del Lungo: “La sua permanenza nel territorio e la successiva trasformazione in Castellaccio dipendono dal nuovo ruolo acquisito dal toponimo, ora relativo al nuovo assetto, sia fiscale, sia insediativo, privilegiato dai suoi abitanti, non più accentrati in prevalenza nel castello ma distribuiti nei campi intorno. L’amministrazione del Patrimonio, infatti, ancora agli inizi del 1400, continua ad esigere un censuo annuo e a nominare un castellano, incaricato di gestire i numerosi casali della zona, comunque ricadenti nella giurisdizione di Petrignano, nonostante non esista più il fortilizio”.

Per quanto riguarda la chiesa di Petrignano, invece, della quale sono rimaste soltanto pochissime parti diroccate dei lati perimetrali lunghi, sappiamo che esisteva in loco già dal 1208 insieme ad altre tre. Il terremoto del 1349 la lesionò, lasciando in piedi solo quella di Sant’Andrea.

Sulla base di ricognizioni recenti, si possono riscontrare due tipi di murature con la prima sicuramente antecedente al 1349. La planimetria è stato possibile ricostruirla sulla base delle indicazioni del Catasto Pontificio del 1870. Diverse notizie contenute in questo articolo sono state fornite da Sandra Caprio, mia amica, ricercatrice appassionata.

Silvio Cappelli


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1 luglio, 2020

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