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Viterbo - Il complesso di Santa Maria in Gradi invaso dalle erbacce - FOTO

La piccola savana dell’università degli studi della Tuscia

di Daniele Camilli
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Viterbo – L’erba del vicino è sempre più verde. E quella dell’università, vicina al centro storico della città, è pure blasonata. Viterbo e università degli studi della Tuscia. Entrambe con gli spazi verdi o pubblici, ad esempio le piazze, invasi dalle erbacce. Della prima, la città, s’è già parlato. Della seconda, invece, ancora no. 

Nello specifico, si tratta del complesso di Santa Maria in Gradi, una piccola savana a qualche centinaio di metri da Porta Romana, l’ingresso a sud della città dei papi. La sede del rettorato.


Viterbo - Unitus - La chiesa di Santa Maria in Gradi

Viterbo – Unitus – La chiesa di Santa Maria in Gradi


Basta entrare dentro e farsi un giro. Nella più completa desolazione. Dovuta un po’ al post Covid e all’estate. L’ateneo della Tuscia ha comunque riaperto. Tra i primi in Italia, se non addirittura il primo. Alcuni corsi e attività sono infatti in pieno svolgimento. Tuttavia, per i lunghi corridoi dove una volta c’era il carcere, le persone che si incontrano sono veramente poche. Si contano sulla punta delle dita di una mano. Ti passano davanti e a mala pena, con le mascherine che coprono i volti, si rendono conto della persona che hanno di fronte.

Fuori, l’erba è alta. Comunque sia, il taglio, quello raso raso all’umbertina, manca. Decisamente.



“Il complesso di Santa Maria in Gradi – sta scritto sul sito internet dell’università – è stato per diversi secoli un convento domenicano. Eretto nel 1244 per volere del viterbese Raniero Capocci, notaio pontificio, è stato recuperato dopo importanti restauri condotti ad opera dall’università della Tuscia a partire dal 1996. Il complesso si presenta ancora imponente e ricco di testimonianze storiche e artistiche. Tra queste, particolare rilievo è rappresentato da un chiostro risalente alla metà del duecento, in cui è ancora leggibile nella sua totalità l’apparato decorativo originale”. 

Il chiostro, adesso, è invaso dall’erba. Pare inoltre che, setacciandolo ben bene, si trovino pure delle fragole selvatiche con cui fare merenda quando il bar è chiuso.


Viterbo - Unitus - La chiesa di Santa Maria in Gradi

Viterbo – Unitus – La chiesa di Santa Maria in Gradi


“A fronte di un chiostro rimasto quasi intatto in più di otto secoli – prosegue on line l’università – ce n’è un secondo, costruito nel 1306, ma rimaneggiato più volte, che oggi presenta severe forme seicentesche. Al centro, in questo caso, si erge una fontana, realizzata nel 1480″.

Pure questo, in quanto a taglio d’erba, è messo male. Meglio del primo però.


Viterbo - Unitus - Il chiostro duecentesco

Viterbo – Unitus – Il chiostro duecentesco


Lungo i viali interni al complesso del XIII secolo le piante rampicanti sono diventate di fatto striscianti. In alcuni punti hanno persino invaso il marciapiede. Col rischio di scivolare passandoci sopra. Da quelle parti c’è anche la bandiera dell’università. Lacera e pallida.


Viterbo - Unitus - Il complesso di Santa Maria in Gradi

Viterbo – Unitus – Il complesso di Santa Maria in Gradi


Santa Maria in Gradi a cavallo tra la seconda metà dell’ottocento e la fine del novecento è stato anche un carcere. Prima di essere trasferito, nel 1993, a Mammagialla lungo la teverina. Un carcere molto importante per le vicende storiche che lo hanno caratterizzato. Un’epigrafe all’esterno lo ricorda, ormai sbiadita e accanto alla porta d’ingresso anch’essa preda delle erbacce.


Viterbo - Unitus - L'epigrafe a ricordo dei detenuti antifascisti a Santa Maris in Gradi

Viterbo – Unitus – L’epigrafe a ricordo dei detenuti antifascisti a Santa Maris in Gradi


“A ricordo ed in onore – sta scritto sull’epigrafe – dei cittadini italiani condannati dal tribunale speciale per le lotte condotte contro la dittatura fascista per restituire al popolo italiano la libertà reclusi in questo carcere dal 1927 al 1943. L’amministrazione provinciale di Viterbo pose”. Il 5 giugno del 1983.

Qui sono stati detenuti i prigionieri politici antifascisti. Tra questi Altiero Spinelli, padre dell’Unione europea, ed Emilio Sereni,  scrittore, partigiano, politico e storico dell’agricoltura. Componente del comitato insurrezionale costituito nell’aprile del 1945 e uno dei pochissimi dirigenti del partito comunista italiano che nel 1956 si opposero all’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione Sovietica.

In questo carcere tra il dicembre del 1943 e l’inizio del ’44 sono stati detenuti gli ebrei viterbesi prima di essere deportati e sterminati nei campi di concentramento nazisti del nord Europa. Qui, nel 1975, scoppiò una delle più imponenti rivolte carcerarie che portò alla prima riforma degli istituti penitenziari italiani.


Viterbo - Unitus - Il complesso di Santa Maria in Gradi

Viterbo – Unitus – Il complesso di Santa Maria in Gradi


“L’intero complesso – sottolinea poi il sito internet dell’Unitus – ha il suo fulcro in ciò che resta dell’imponente chiesa di Santa Maria in Gradi, fondata nella seconda metà del Duecento”. La chiesa però non è accessibile. Perennemente invasa dalle impalcature. Rimaste lì. Da tantissimi anni. Ciononostante è raggiungibile a piedi. E qui, l’erba dilaga. Quasi come se stesse lì a dire…vabbè, tanto la chiesa è abbandonata. Davanti all’ingresso ci sono anche dei sacchi della monnezza. Buttati là alla bene e meglio. Con tanti saluti ai sognatori.

Daniele Camilli


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15 luglio, 2020

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