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Supercar col trucco dalla Germania, Elio Marchetti condannato a 5 anni e 4 mesi

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Elio Marchetti [3]

Elio Marchetti

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria [4]

Operazione Déjà vu – Il blitz di stradale e finanza nella concessionaria di via Mainella

Guardia di finanza e Polstrada nella concessionaria [5]

L’operazione Déjà vu 

Il pm Stefano D'Arma [6]

Il pm Stefano D’Arma

La pm Eliana Dolce [7]

La pm Eliana Dolce

Viterbo – Elio Marchetti è stato condannato a cinque anni e quattro mesi in quanto promotore di una presunta associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale sulle vetture di grossa cilindrata importate dall’estero.

E’ stata invece assolta la dipendente Carla Corbucci, mentre è stato condannato a due anni e sei mesi in quanto partecipe (e non anche lui promotore come sosteneva l’accusa) un altro dei presunti complici, l’imprenditore pugliese Domenico Sordo, titolare di un’agenzia di pratiche auto di Foggia. 

La procura aveva chiesto per Marchetti sette anni e mezzo di reclusione, quattro anni per Sordo e un anno e mezzo per la storica segretaria e braccio destro dell’imprenditore. 

Si è chiuso così, nel tardo pomeriggio di ieri, il processo in primo grado scaturito dall’operazione Déjà vu del 3 maggio 2017, sfociata in sei arresti, tra cui quello del noto imprenditore viterbese 46enne, per una presunta maxi evasione fiscale in concorso sulle auto di lusso importate dalla Germania e rivendute presso la concessionaria di via Mainella al Poggino.

Tre le posizioni che sono state stralciate. A processo davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei (Elisabetta Massini e Giacomo Autizi a latere) sono finiti gli altri tre: Marchetti, Corbucci e l’imprenditore pugliese Sordo.

Secondo l’accusa, l’associazione a delinquere di cui Marchetti sarebbe stato la mente avrebbe omesso il versamento a favore delle casse dell’erario di Iva dovuta pari a 5 milioni e 400mila euro e di un milione e mezzo di Ires.

Da qui i due sequestri a fine di confisca di beni per oltre otto milioni di euro messi a segno tra aprile e maggio, tra i quali 100 autoveicoli, 50 motocicli, un’imbarcazione da diporto del valore di circa 400mila euro, quote di società operanti in svariati settori (dal commercio di autoveicoli, commercio di motocicli alle attività immobiliari), un immobile e una piccola azienda di produzione alimentare. Tutti riconducibili a Marchetti anche se, come sottolineato dagli investigatori, “formalmente pressoché nullatenente e indigente”.

L’imprenditore era difeso dagli avvocati Roberto Massatani e Marco Valerio Mazzatosta, la dipendente da Michele Ranucci e Giuliano Migliorati. 


Multimedia: Arrestato Elio Marchetti [8] – slide [9] – video [10]


Sarebbero 138 le supercar importate dalla Germania eludendo la normativa anti truffe carosello e eludendo il fisco dal “gruppo criminale” ai cui vertici ci sarebbe stato Marchetti, secondo i pubblici ministeri Stefano D’Arma e Eliana Dolce, per i quali il processo ha provato punto per punto l’impianto accusatorio della procura, che tra il 2015 e il 2017 ha condotto le indagini con l’ausilio di polstrada e guardia di finanza.

Una sorta di “sequel” dell’operazione Red Zoll del 2014, nella convinzione che Marchetti avesse ripreso lo stesso gioco con società diverse.

Si sono battuti per il riconoscimento dell’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale con l’aggravante della transnazionalità i pm D’Arma e Dolce, replicando – per cominciare – alle difese che la questione dell’Iva a margine “è una goccia nell’oceano, non il punto del processo”.  

“E’ scontato che i difensori dicano che il tedesco sia il grande assente dal processo e un truffatore, visto che non c’è”, ha sottolineato D’Arma, parlando di Adrian Glowats, il gestore della First Trade e referente di Marchetti per la Germania, anche lui raggiunto da un avviso di fine indagine, la cui posizione è stata stralciata dal filone principale.



I pubblici ministeri hanno poi spiegato come, secondo l’accusa, Marchetti e i suoi “sodali” acquistassero auto col trucco dalla Germania, servendosi per eludere l’Iva “esposta” (al 22%) di documenti “grossolonamente” falsi per ottenere lo sblocco alla nazionalizzazione dei veicoli presso l’agenzia delle entrate di Foggia da parte dell’imputato Sordo, titolare di un’agenzia di pratiche auto compiacente, sempre del capoluogo pugliese, il quale a sua volta si serviva di un altro complice del posto (Giuseppe De Lucia, la cui posizione è stata stralciata) con “entrature alle entrate” per velocizzare l’andata a buon fine delle pratiche. 

“Poco importa se Marchetti abbia incontrato o no il ‘gancio’ il 15 marzo 2015 per mettersi d’accordo anche con lui, quando è andato presso l’agenzia di pratiche auto di Foggia, sappiamo che anche lui era consapevole”, ha detto D’Arma. Per l’accusa avrebbe preso 50 euro per ogni veicolo sbloccato. “Soltanto nel 2016 ne ha sbloccati complessivamente 3500. Era il suo lavoro. Il lavoro di Sordo, invece, era immatricolare le auto dopo la nazionalizzazione. Non c’è prova che abbia falsificato i documenti che gli arrivavano tramite corriere”, ha detto il difensore Francesco Paolo Ferragonio del foro di Foggia, ricordando come invece il “gancio” alle entrate abbia scelto il male minore e rinunciato a difendersi, ricorrendo al rito abbreviato.

A completare il giro due società cartiere, la Lux Car 2015 e la Pack Engine Italia, che emettevano fatture e non pagavano, “schermo” tra gli acquirenti finali e Marchetti, il qaule, eludendo il fisco, poteva così permettersi di praticare prezzi più bassi rispetto agli altri autosaloni, sbaragliando la concorrenza. Testa di legno Simone Girolami, titolare di un’srl con sede fittizia in provincia di Latina, conosciuto da Marchetti sulle piste di motociclismo, sport praticato da entrambi. Anche la sua posizione è stata stralciata, come quella di un’altra dipendente di Marchetti, anche lei arrestata nel blitz, Emilia Tiveddu.

Silvana Cortignani


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