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Minsk - In strada anche i sostenitori filo-governativi - La Russia pronta a intervenire militarmente

Bielorussia, decine di migliaia di persone per la “Marcia della libertà”

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Minsk - I manifestanti in piazza per la "Marcia della libertà"

Minsk – I manifestanti in piazza per la “Marcia della libertà”

Minsk – Bielorussia, decine di migliaia di persone in piazza per la “Marcia della libertà”.

Ottavo giorno di proteste contro le presidenziali del 9 agosto in Bielorussia che hanno riconfermato per un sesto mandato Aleksandr Lukashenko. 

In migliaia si sono ritrovati al corteo “Marcia per la libertà”, organizzato dall’opposizione e dalla candidata Svetlana Tikhanovskaja che ha cercato asilo in Lituania all’indomani del voto. Secondo i manifestanti, Lukashenko avrebbe truccato i risultati elettorali che gli hanno assegnato l’80 dei voti.

Circa 150-200mila persone si sono radunate di fronte al museo che commemora la vittoria staliniana della seconda guerra mondiale, fatto costruire pochi anni fa da Lukashenko.

Ma oggi è il giorno anche dei sostenitori filo-governativi. Anche loro sono scesi in piazza. E’ intervenuto anche il presidente Aleksandr Lukashenko alla manifestazione di suoi sostenitori a Minsk. “Cari amici – ha detto – faccio appello a voi non perché difendiate me, ma perché, per la prima volta in un quarto di secolo, difendiate l’indipendenza del vostro paese”. 

A Gomel invece centinaia di persone hanno partecipato ai funerali di un giovane oppositore morto in ospedale dopo l’arresto. La vittima aveva 25 anni. 

Se la situazione dovesse aggravarsi è possibile un intervento della Russia. L’agenzia di stampa di stato bielorussa Belta ha confermato una seconda telefonata in due giorni tra Aleksandr Lukashenko e Vladimir Putin. Nel corso del colloquio, i due leader hanno “riaffermato l’accordo per cui nel caso di un aggravarsi della situazione in termini di minacce esterne, le parti reagiranno congiuntamente in conformità con le disposizioni fornite dal trattato di sicurezza collettiva”. 

L’Organizzazione per il trattato di sicurezza collettiva è un’alleanza difensiva che risale al 1992 e riunisce sei ex Repubbliche sovietiche della comunità degli stati indipendenti: Bielorussia, Russia, Armenia, Kazakhstan, Kirghizistan e Tajikistan.


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16 agosto, 2020

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