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Omicidio Arcuri, il figlioletto di Landolfi “interrogato” dalla madre

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri [3]

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Giallo di Ronciglione - Le prime immagini della scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata [4]

Maria Sestina Arcuri è precipitata nel salone al pianoterra

Giallo di Ronciglione - Le prime immagini della scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata [5]

La scala da cui Maria Sestina è precipitata facendo un volo di tre metri

Mirella Iezzi [6]

Mirella Iezzi – Unica testimone assieme al nipotino di 5 anni

Ronciglione – (sil.co.) – Omicidio Arcuri, il figlioletto di Landolfi “interrogato” dalla madre.

Il 18 febbraio 2019, pochi giorni dopo la morte di Maria Sestina, quando Andrea Landolfi era già indagato per la morte della fidanzata, la donna ha consegnato agli investigatori una pen drive contenente i file delle registrazioni di due conversazioni avute qualche giorno prima con il bambino, che all’epoca aveva poco più di 5 anni.

Il piccolo, assieme alla bisnonna Mirella Iezzi, come è noto, sarebbe stato l’unico altro testimone dell’accaduto. Sarebbe stato sveglio verso le due della notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, quando la 26enne è precipitata per le scale della casa di via Papirio Serangeli, a Ronciglione, dove stavano trascorrendo il fine settimana. Il bambino quella sera era uscito a mangiare una pizza con Andrea e Sestina, dopo di che tutti e tre hanno concluso la domenica al pub prima di fare rientro a casa. 

La coppia avrebbe litigato e all’1,36 Sestina avrebbe cercato su Booking.com un bed and breakfast a Ronciglione. Verso le due sarebbe precipitata dalle scale.  

Secondo la ricostruzione della dinamica effettuata dal Ris col laser scanner, la 26enne sarebbe stata sul primo o secondo gradino d’alto della scalinata, mentre si accingeva a scendere, quando l’imputato, che invece secondo l’accusa stava salendo, l’avrebbe afferrata per il braccio destro, dandole la spinta che l’ha fatta precipitare al piano terra, dove, facendo un volo di tre metri, avrebbe battuto per prima violentemente la nuca riportando la frattura dell’osso del cranio che le sarebbe stata fatale. 

Il figlio di Landolfi, sentito dal pm Franco Pacifici alla presenza di una psicologa, ma non nella modalità dell’incidente probatorio, avrebbe mimato con un pupazzo di Topo Gigio il gesto del padre nel lanciare di sotto la fidanzata, inchiodando l’imputato alle sue responsabilità secondo la procura. 

L’interrogatorio sarebbe avvenuto dopo che la madre del piccolo avrebbe a sua volta interrogato il bimbo, il 12 febbraio 2019, registrandolo, anche se quelle registrazioni non hanno alcun valore. 

Nel corso delle due ore e mezza di interrogatorio da parte del pubblico ministero, secondo la difesa, il piccolo avrebbe cambiato versione tre volte. Nella prima avrebbe dormito, per cui non avrebbe visto e sentito niente. Nella seconda avrebbe dormito, ma sarebbe stato svegliato dal tonfo, dal botto della caduta. Nella terza, infine, sarebbe stato sveglio e avrebbe visto tutto. 


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