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Viterbo - Il docente Giacomo Branca: "Questo è un progetto con l’Africa e non per l’Africa"

L’università della Tuscia in sei paesi dell’Africa con “InnovAfrica”

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Viterbo - L'università della Tuscia

Viterbo – L’università della Tuscia

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Produrre di più e in maniera più sostenibile. Adoperarsi per sfruttare lo stesso quantitativo di terra attraverso l’uso efficiente degli gli input agricoli. Puntare sulle conoscenze e sulle capacità con base durevole, costruendo resilienza e capitali sociali e naturali, riducendo i danni ambientali e migliorando la cooperazione tra i vari attori della filiera agricola.

E’ questa la sfida principale che molte organizzazioni internazionali (come la Fao), governi, programmi di sviluppo hanno portato avanti nel tempo e che ancora oggi, resta centrale per molti dei paesi africani.

Dal 2017 l’università degli studi della Tuscia, e in particolare il laboratorio di economia dei sistemi agroalimentari sostenibili (Esas-Lab) coordinato da Giacomo Branca, collabora con Norvegia e Paesi Bassi e sei paesi africani, Kenya, Etiopia, Ruanda, Malawi, Tanzania e Sud Africa per promuove l’agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare in Africa Sub-Sahariana. Il progetto, finanziato dall’Ue tramite il programma Ricerca & innovazione (Ria) di Horozon2020, si chiama InnovAfrica e nasce con lo scopo di migliorare e intensificare l’agricoltura attraverso l’innovazione.

Mais, miglio, legumi e foraggio per i bovini da latte. Sono queste le filiere chiave considerate dal progetto per migliorare la sicurezza alimentare e nutrizionale degli abitanti delle aree rurali. Secondo le Nazioni unite la popolazione dell’Africa è destinata a raddoppiare entro il 2050 e per questo l’università della Tuscia e altri atenei europei e africani, prevedono azioni partecipate per il rafforzamento delle politiche agricole e il maggior coinvolgimento degli agricoltori che ancora oggi stentano a raggiungere il mercato con i loro prodotti.

“Questo è un progetto con l’Africa e non per l’Africa”, dice Branca, che è professore associato di economia agraria dell’università degli studi della Tuscia e collabora con molte organizzazioni internazionali e banche di sviluppo.

Un approccio innovativo adottato dal progetto è infatti quello di coinvolgere le varie categorie di parti interessate in tutte le fasi del processo di ricerca in un’ottica partecipativa, dalla sperimentazione direttamente nelle aziende agricole, alla divulgazione attraverso gruppi di agricoltori, all’interlocuzione con i decisori politici. “Favorire il dialogo tra agricoltori, servizi di consulenza, settore privato e altri intermediari sulla catena del valore, e decisori politici”.

Prosegue Branca: “Tutto questo è possibile grazie alle innovative piattaforme multi-attori, ovvero vere e proprie reti istituite in ciascun paese con lo scopo di riunire i vari attori del sistema agro-alimentare, farli interagire, per esempio nel facilitare le sperimentazioni pilota di sistemi innovativi più produttivi e di filiere agro-alimentari più efficienti”.

La Banca mondiale dice che tra le dieci economie mondiali che nell’ultimo decennio hanno avuto la più alta crescita in termini economici, cinque sono africane tra cui Etiopia, Tanzania e Ruanda. Chissà che scrivendo “L’africa è stanca” Baricco non si riferisse proprio alla necessità di un cambiamento integrato e definitivo, che veda l’Europa e l’Italia promotrici di uno sviluppo agro-alimentare sostenibile.

Lorenzo Traverso
Economy, engineering, society and business department
Università della Tuscia


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23 settembre, 2020

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