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Viterbo - Lo ha chiesto l'assessore regionale al lavoro, Claudio Di Berardino, l'altra sera a piazza San Lorenzo durante l'incontro contro il caporalato "Ripartiamo dal cibo giusto" organizzato da Slow Food

“La rete del lavoro agricolo di qualità va attivata subito…”

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Viterbo - L'incontro di Slow Food

Viterbo – L’incontro di Slow Food

Viterbo - L'assessore regionale Claudio Di Berardino

Viterbo – L’assessore regionale Claudio Di Berardino

Viterbo - Il sociologo Marco Omizzolo

Viterbo – Il sociologo Marco Omizzolo

Viterbo - L'incontro di Slow Food

Viterbo – L’incontro di Slow Food

Viterbo – “La rete del lavoro agricolo di qualità va assolutamente attivata anche nella Tuscia. Il mio obiettivo dei prossimi giorni sarà quello di farla partire il prima possibile perché è un luogo fondamentale per la lotta contro il caporalato”. L’impegno è dell’assessore regionale al lavoro Claudio Di Berardino ed è dell’altra sera quando a piazza San Lorenzo a Viterbo ha partecipato all’incontro organizzato da Slow Food “Ripartiamo dal cibo giusto”.

Assieme all’assessore regionale sul palco di fronte alla cattedrale di Viterbo c’erano anche il portavoce di Slow Food Lazio Luigi Pagliaro, il portavoce della Rete antitratta di Viterbo Sergio Giovagnoli e Marco Omizzolo, sociologo Eurispes e autore del libro “Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana”. A moderare l’incontro il giornalista di Tusciaweb Daniele Camilli.

“La Rete del lavoro agricolo di qualità – spiega il sito internet dell’Istituto nazionale della previdenza sociale – è stata istituita presso l’Inps al fine di selezionare imprese agricole e altri soggetti indicati dalla normativa vigente che, su presentazione di apposita istanza, si distinguono per il rispetto delle norme in materia di lavoro, legislazione sociale, imposte sui redditi e sul valore aggiunto”. Non solo, ma la rete è inoltre un luogo di confronto tra organizzazioni datoriali, sindacati e istituzioni. “Un luogo – ha commentato Di Berardino – dove trovano spazio e sintesi le diverse istanze sociali che caratterizzano i rapporti di lavoro in agricoltura”.

“Per entrare a far parte della Rete del lavoro agricolo di qualità – prosegue il sito internet dell’Inps – è necessario presentare la domanda online attraverso il servizio dedicato. L’iscrizione alla Rete viene ufficializzata con la pubblicazione dell’elenco delle aziende ammesse (pdf 1,57MB), in continuo aggiornamento”.

“La Regione Lazio – ha detto Di Berardino – in questi anni ha fatto della lotta al caporalato una delle sue principali battaglie. Il punto più importante è stata l’approvazione di una legge contro questa piaga che purtroppo caratterizza anche il nostro territorio. La legge, tra le altre cose, prevede l’attivazione di autobus che portino al lavoro i braccianti per sottrarli al caporali. Un servizio che abbiamo sperimentato a Latina e che a breve svilupperemo anche a Viterbo”.

Marco Omizzolo, sociologo Eurispes che a piazza San Lorenzo ha presentato il suo ultimo libro, ha raccontato invece il suo lavoro da “infiltrato” tra i braccianti indiani nell’Agro pontino, proseguito fino alla regione indiana del Punjab sulle tracce di un trafficante di esseri umani. Un’inchiesta sul campo che parte dall’osservazione e arriva alla mobilitazione, scioperi, manifestazioni e denunce per rovesciare un sistema, come quello dello sfruttamento padronale in agricoltura, che si può sconfiggere.

“Un viaggio nel cuore dell’agromafie – ha sottolineato Omizzolo -, tra caporali che lucrano sul lavoro di donne e uomini, spesso stranieri, sfruttati nelle serre italiane. Braccianti indotti ad assumere sostanze dopanti per lavorare come schiavi. Ragazzi che muoiono, letteralmente, di fatica. Donne che ogni giorno subiscono ricatti e violenze sessuali. Un sistema pervasivo e predatorio che spinge alcuni lavoratori a suicidarsi, mentre padroni e padrini si spartiscono un bottino di circa 25 miliardi di euro l’anno”.


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22 settembre, 2020

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