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Licci e Chiricozzi non risarciscono la vittima, condanne confermate e revocate le attenuanti

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Viterbo - L'arresto di Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi di CasaPound [3]

Viterbo – L’arresto di Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi di Casapound, il 29 aprile 2019

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo [4]

Tribunale di Viterbo – Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate dopo gli interrogatori

Stupro al pub - L'avvocato Franco Taurchini [5]

Tribunale di Viterbo – L’avvocato Franco Taurchini dopo l’incidente probatorio della vittima

Viterbo – Stupro di gruppo al pub di CasaPound: Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi non risarciscono la vittima, condanne confermate e revocate le attenuanti “ai fini civilistici”. La 37enne, di conseguenza, tramite il suo legale, fa sapere di essere pronta a ricorrere in sede civile per ottenere un equo risarcimento.

Sono comparsi oggi davanti ai giudici della corte d’appello di Roma i due ventenni, ex militanti di CasaPound, condannati lo scorso 15 novembre in primo grado a due anni e dieci mesi (Licci) e a tre anni di reclusione (Chiricozzi) per la violenza di gruppo ai danni di una 37enne viterbese, stuprata e filmata la notte tra l’11 e il 12 aprile 2019, all’Old Manners Tavern di piazza Sallupara.

I magistrati capitolini si sono ritirati poco prima delle 17, annunciando tempi brevi, ma c’è voluta oltre un’ora di camera di consiglio per la sentenza.

Licci e Chiricozzi, che essendo ricorsi all’abbreviato hanno usufruito dello sconto di un terzo della pena, hanno chiesto una ulteriore diminuzione, in quanto il giudice di primo grado avrebbe scontato loro meno di un terzo, nonostante il riconoscimento delle attenuanti.

Invece proprio le attenuanti del risarcimento, concesse agli imputati in cambio dell’impegno a versare alla vittima anche i 20mila euro mancanti per arrivare a i 60mila disposti dal giudice, sono venute meno.

Il giorno della sentenza di primo grado, gli imputati si erano impegnati a versare alla vittima altri ventimila euro, da aggiungere ai 40mila euro dati dai loro familiari prima del processo, per avere le attenuanti. Invece non hanno mai versato alla 37enne quella somma promessa solennemente in sede di processo davanti a un magistrato.

“Adesso hanno pagato caro il mancato rispetto dell’impegno, perché, se è vero che la pena non può essere aumentata in appello ma solo diminuita oppure confermata, è anche vero che quando la condanna diventerà esecutiva, la revoca delle attenuanti peserà sul loro futuro. Oltre agli effetti civilistici, che permetteranno alla mia assistita di avere il giusto risarcimento”, il commento a caldo dell’avvocato di parte civile Franco Taurchini.

Arrestati pochi giorni dopo la violenza sessuale, il 29 aprile dell’anno scorso, in seguito alla denuncia della vittima, Chiricozzi e Licci sono rimasti nel carcere di Mammagialla fino a settembre 2019 e da un anno si trovano ai domiciliari col braccialetto in attesa che la sentenza diventi definitiva.

Il giudice Elisabetta Massini, che li ha giudicati in primo grado con l’abbreviato (rito che prevede lo sconto di un terzo della pena) – chiesto dai difensori Domenico Gorziglia, Giovanni Labate e Marco Valerio Mazzatosta – ha riconosciuto alla parte offesa, che si è costituita parte civile con l’avvocato Franco Taurchini chiedendo 300mila euro di danni, un risarcimento complessivo di 60mila euro.

Anche Taurchini è ricorso in appello, per ottenere un aumento del risarcimento per la responsabilità civile degli imputati in ordine al pugno che le avrebbe sferrato Chiricozzi e per il quale Licci e Chiricozzi sono stati assolti in sede penale dall’accusa di lesioni aggravate in concorso, sostenendo che la 37enne potrebbe essersi fatta male da sola scivolando dalla panca.

Il legale di parte civile della 37enne ha anche prodotto due certificati medici, sulla cui acquisizione ha concordato anche il procuratore generale, uno di luglio e uno di questo mese di settembre, in cui si rileva lo stato di salute della vittima, che a distanza di un anno e mezzo dallo stupro non ha ancora superato lo shock della violenza subita e ha ancora bisogno di supporto e cure specialistiche per tentare di superare il trauma e tornare a condurre una vita il più possibile normale.

Silvana Cortignani


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